news-6Una novità assoluta per Viterbo e per la tradizione della Macchina di S. Rosa del Pilastro si è svolta questa mattina, presso il piazzale dell’hangar del 4°Reggimento di Sostegno Scorpione, quando, intorno alle 10,15 è entrata all’interno della caserma, divisa in sezioni, trasportare su di un camion, la Macchina “Spirale di Fede” ideata da Maria Antonietta Palazzetti e Rosario Valeri. La Macchina è stata così pesata dagli uomini del 4° Reggimento. Presente questa mattina, oltre al presidente del Comitato festeggiamenti del Pilastro Angelo Loddo e del capofacchino Pino Loddo, Contaldo Cesarini, l’assemblatore, insieme a Vincenzo Fiorillo, di “Fiore del Cielo”, la Macchina che sfilerà il 3 settembre prossimo. Visibilmente emozionato, nonostante sia per lui il 43esimo trasporto, Pino Loddo, viterbese doc, da sempre attaccato alla Santa patrona ed alla macchina del Pilastro. La prima cosa che tiene a precisare è che “la Macchina è di Viterbo e deve rimanere a Viterbo”, tant’è che “Spirale di fede” è stata realizzata da artigiani locali, che si sono messi all’opera già dallo scorso aprile. Hanno lavorato al progetto Mauro Taschini, Sandro Soldini, Marco Fulvi ed i fratelli Mastro. Le novità di “Spirale di fede” riguardano essenzialmente gli angeli intorno alla struttura e la statua della Santa, ritoccata anche nell’altezza.  Per quanto riguarda, invece, i festeggiamenti Pino Loddo spiega: “Venerdì 29 agosto, alle ore 21, in largo Alessandro Volta, ci sarà la consegna dei ciuffi e delle spallette. Mentre il 30 agosto, giorno del trasporto, alle ore 15,30, presso il bar Le Iene aspetteremo la banda Ferentum di Grotte Santo Stefano, diretta dal Maestro Pierluigi De Santis. Sfileremo poi per le vie del quartiere per arrivare alle ore 17 per la benedizione presso il Santuario. Faremo visita alla Santa e, dietro alla banda, andremo presso il monumento ai Caduti, dove depositeremo una corona d’alloro. La novità di quest’anno sarà quando al rientro i facchini entreranno dentro la chiesa di San Faustino, dove canteranno “Mira il tuo cuore”. I facchini poi si ritireranno presso la palestra della parrocchia del Pilastro, dove alle 20,15 riceveranno la benedizione del Vescovo Fumagalli. “Il trasporto di quest’anno sarà dedicato ad un nostro collaboratore, Luca Brancadoro, venuto a mancare due mesi fa. E’ stato dentro il comitato per 22 anni. Io praticamente avevo tre figli”- ricorda non senza commozione Pino Loddo, che aggiunge – “La messa di venerdì 29, quando ci sarà la benedizione della statua della Santa, sarà a lui dedicata, come è dedicata questa festa. Alla guida posteriore ci sarà quest’anno suo figlio Jacopo, ex facchino, che ha accettato volentieri l’incarico”.  Il trasporto sarà dedicato anche a Rosario Valeri, ex facchino del Pilastro e costruttore della Macchina insieme a Maria Antonietta Palazzetti.  Pino Loddo poi ci mostra il più piccolo dei facchini del Pilastro, il nipote Lorenzo, di appena 3 anni,già pronto ad indossare la divisa del padre e del nonno.  Quest’anno il Comitato si avvarrà del medico Linda Natalini e del fotografo ufficiale Marco Bernacchi. Il Comitato, composto da 8 persone, ha al suo interno il secondo figlio di Pino Loddo, Massimo, in veste di consigliere. La Macchina è fatta di polistirolo e vetroresina, tant’è che quest’anno pesa “appen” 423 chilogrammi. Un peso di molto leggero rispetto a quelli portati in passato dai facchini del Pilastro. Lo scorso anno ad esempio la Macchina, che aveva ancora la struttura con ferro e legno, pesava 680 chilogrammi. “C’è stato poi un trasporto, di ben 15 anni fa- ricorda Pino Loddo – in cui i facchini dovettero portare la Macchina di Spadini che pesava ben 760 chilogrammi”. Per quanto concerne l’illuminazione questa sarà a led, a parte le fiaccole della base. Pino Loddo, infine,vuole sottolineare lo spirito di fratellanza che pervade i facchini: “Si aiutano a vicenda ed è bello vedere come alla fine di questa fatica si abbracciano tutti come fratelli. Del resto – conclude – noi siamo aperti a tutti, non c’è distinzione di razza. Gli anni passati abbiamo avuto anche un facchino di Torino ed un inglese, Alan, che veniva dal campeggio di Bolsena”.

Wanda Cherubini