La Turchia permetterà ai peshmerga curdi di raggiungere la Siria attraverso il territorio Turco. Nei giorni scorsi l’annuncio fatto dal presidente turco, Recep Tayyip Erdogan che, parlando alla stampa nel corso della sua visita in Estonia, aveva detto che l’esercito siriano libero, FSA, avrebbe inviato 1.300 combattenti in Siria. I peshmerga curdi erano inviati in soccorso della città curda di Kobane assediata da oltre un mese dalle milizie islamiche dello Stato Islamico, Is. Rappresentava l’importante cambiamento di politica che la Turchia compiva forse anche solleccitata dalgi alleati, Usa in testa. Un annuncio che di fatto avvallava quello del ministro degli Esteri Mevlut Cavusoglu che lo scorso lunedì aveva affermato che la Turchia aiuterà i peshmerga curdi a raggiungere Kobane dal territorio turco. La Turchia aveva precedentemente dichiarato che non avrebbe sostenuto alcun tipo di trasferimento di armi e di combattenti curdi in Siria in aiuto del Democratic Union Party, PYD, che sono alleati del Kurdistan Workers’ Party, PKK, che in Turchia è stato dichiarato fuorilegge. Ed è proprio questo uno dei motivi che frena la Turchia. La paura che possano essere armati anche i ribelli del PKK impensierisce non poco Ankara. Però, ancor peggio è se Kobane dovesse cadere nelle mani degli estremisti islamici dell’Is. Oggi è intervenuto in merito il co-presidente del Democratic Union Party, PYD, Saleh Muslim. Il leader curdo ha riferito che non è ancora stato raggiunto un accordo sul passaggio di combattenti FSA attraverso il confine turco-siriano verso l’enclave curda di Kobane. Ormai la battaglia per il controllo dell’enclave curda si è trasformata in una guerra di logoramento. L’unica via di uscita da questo stallo è da ricercare nella possibilità che i militanti curdi che difendono Kobane sol con armi leggere ottengano armi che gli permettano di respingere i carri armati e veicoli blindati dell’Is catturati da questi all’esercito iracheno.

