This photo, taken by an individual not employed by the Associated Press and obtained by the AP outside Iran shows Iranian anti-riot police officers confronting people during an anti-government protest in Tehran, Iran, Sunday, Dec. 27, 2009. (AP Photo) EDITORS NOTE AS A RESULT OF AN OFFICIAL IRANIAN GOVERNMENT BAN ON FOREIGN MEDIA COVERING SOME EVENTS IN IRAN, THE AP WAS PREVENTED FROM INDEPENDENT ACCESS TO THIS EVENT

Dopo 5 giorni monta ancora di più la protesta popolare nei confronti della nomenclatura politico religiosa che governa l’Iran, mentre non cessano le violenze e la repressione alle manifestazioni da parte del regime degli Ayatollah.  Nel Paese medio orientale è di fatto in corso una delle più feroce repressione delle manifestazioni di piazza anti-governative mai viste nella storia della Repubblica islamica. Le notizie non confermate su altri morti, almeno una ventina, fanno registrare anche quella di un poliziotto ucciso a Najafabad mentre altri 3 sarebbero rimasti feriti. Dopo aver fino ad ora negato che ci fossero state vittime, a darne la notizia la stessa polizia iraniana. Mentre la Tv di stato annuncia centinaia di arresti tra i manifestanti. Sebbene si stato imposto il Black Out ai social network , continua il tam tam di notizie da ogni parte del Paese. Nonostante gli avvertimenti delle autorità iraniane, che minacciano una durissima repressione, di fatto in corso, il popolo iraniano o meglio gran parte di esso,  continua a scendere in piazza a manifestare con fermezza la propria rabbia contro le autorità iraniane e la sua politica economica, e persino nella capitale Teheran dove piccoli gruppi di manifestanti sono scesi in strada lanciando slogan anti-regime. Come consuetudine Teheran ha bollato i fomentatori delle manifestazioni come ‘mercenari’ al soldo degli stranieri. Israele, Stati Uniti e Arabia Saudita sono stati apertamente accusati di fomentare gli incidenti in corso. Solidarietà ai manifestanti è stata espressa dalla comunità internazionale, USA in testa. E proprio al Presidente Donald Trump si è rivolto il suo omologo iraniano, Hassan Rohani invitandolo a non simpatizzare con il popolo iraniano non avendone il diritto. Il numero uno della Casa Bianca finora si è espresso più volte in merito alle manifestazioni di piazza in corso in Iran. Proprio oggi ha  affermato che: “L’Iran sta fallendo ad ogni livello …..E’ TEMPO DI CAMBIARE”. Nei giorni scorsi solidarietà ai manifestanti è però, venuta anche dal Premio Nobel per la Pace 2003, l’avvocato iraniano, Shirin Ebadi. Tutto quello che sta accadendo in Iran ancora una volta  mostra a tutti, tranne che a diretti interessati, quanto la rivoluzione iraniana abbia fallito e ora il regime di Teheran mostra la stessa faccia della tirannia e della dittatura che fu dello Scià Reza Pahlevi e che scatenò la sua cacciata. Di fatto le autorità iraniane si stanno trovando a dover affrontare una delle più delicate crisi politiche e sociali nella storia della repubblica islamica e, proprio alla vigilia delle celebrazioni del 39esimo anniversario del ritorno dall’esilio a Parigi, dell’ayatollah Ruhollah Khomeini. Un ritorno trionfale in patria che avvenne il primo febbraio del 1979 e che segnò l’inizio del trionfo della rivoluzione islamica, sancito 10 giorni dopo dalla dichiarazione di neutralità delle forze armate e la cacciata dello Scià. Una strana coincidenza che potrebbe essere molto fatale al regime degli Ayatollah.

Ferdinando Pelliccia