Morte e orrore per le tribù dei Suri. Donne e bambini assassinati, massacrati, stuprati e torturati dai soldati governativi etiopi che hanno l’ordine di sfrattarli dai loro terreni. I Suri vivono nel sud dell’Etiopia nella zona Maji, oltre il fiume Omo, nella parte est.
La valle dell’Omo è stata dichiarata nel 1980 patrimonio dell’umanità dall’Unesco per le peculiarità del luogo, per l’enorme patrimonio archeologico ritrovato risalente a 2,4 milioni di anni fa, e per le particolarità delle popolazioni tribali che comprendono diverse etnie e sono custodi di costumi e tradizioni antichissime. Intere tribù trucidate solo per aver opposto resistenza agli espropri forzati messi in atto dal Governo che sta accaparrandosi i terreni a favore di compagnie minerarie interessate dall’estrazione dell’oro e di multinazionali occidentali, dove operano anche aziende Italiane come la Salini S.P.A impegnata nella costruzione di una gigantesca diga che dovrebbe entrare in funzione nel 2014 con il primato di essere tra le più imponenti di tutta l’Africa, andando a sconvolgere di fatto l’ecosistema della valle dell’Omo. Infatti questo capolavoro della più avanzata tecnologia andrebbe ad alterare il ciclo naturale delle esondazioni dell’Omo provocando la siccità, segnando così la fine delle foreste, dell’agricoltura e della pastorizia, provocando gravissime carestie che coinvolgerebbero più di 100 mila persone.
Alla fine di dicembre, il villaggio Balessa Suri di Beyahola è stato circondato dai militari etiopi che hanno arrestato uomini, donne e bambini, li hanno condotti nella foresta e li hanno uccisi. 154 persone hanno perso la vita in nome dell’ingordigia del business.

