
Alla fine Pier Luigi Bersani si è dimesso. Dopo una serie di sventole ben assestate, il leader del Partito Democratico getta la spugna: voleva smacchiare il Giaguaro ed è rimasto smacchiato.
“Uno su quattro ha tradito, è inaccettabile”, ha detto mentre ufficializzava la decisione di lasciare, davanti ai grandi elettori del suo ( ? ) partito, riunito in fretta e furia dopo l’ennesimo knock–out subito nel pomeriggio, quando ha deciso di portare alla quarta votazione il nome di Prodi, il San Bofonchione da Bologna, per il colle più alto di Roma.
Si è fumato Marini e poi ha deciso di cambiare tattica, gettando sul tavolo la salumeria.
Ma l’uomo tutto ciccia e pistacchi, non è stato gradito dai suoi, nonostante in mattinata si siano sbracciati tutti per acclamarlo a gran voce.
Sarà per via della cotica.
Di tragedia in tragedia, colui che tutto perde pur avendo vinto, ha tirato le somme con immenso ritardo, e ha deciso che era il momento di mollare. Del resto l’idea di vedere al Quirinale un professore che fa sedute spiritiche ed evoca fantasmi, era davvero una pessima idea. Archiviato il miglior salume di Bologna e con lui pure il segretario, ora ci sarà da capire quale strada imboccherà il partito che non c’è più, grazie alla sua più profonda anima democristiana mai sopita. Si giocherà tutto tra baffo e rottamazione. Ma i baffi si possono tagliare e gli sfasciacarrozze fallire.
Ciak si gira!
Buona la quinta?
Chissà: la notte porta ConSilvio… Ops, consiglio.
GB

