SGUEGLIARitornare al San Ferdinando e rivederlo nella luce dei bei tempi eduardiani riempie il cuore: grazie al Napoli Teatro Festival, si è potuto riscoprire come location gioielli napoletani di ieri e di oggi . Un vero peccato: già stasera si spegneranno i riflettori sulla struttura e chissà quando si riaccenderanno. Questa nuova linfa, ad un teatro che ha fatto la storia teatrale napoletana, grazie ad uno spettacolo di grandissima qualità testuale, registica e attoriale. Signori e signori , lo spettacolo di tanto pregio artistico è stata la prima mondiale di Circo Equestre Sgueglia, di Raffaele Viviani e con la regia dell’argentino Alfredo Arias, naturalizzato francese, autore di spettacoli effervescenti, animati da un’ironia ora tenera ora folle. Il sogno, la magia del circo e l’umanità che l’alimenta, la riflessione sociale infarcita di una musicalità popolare e al tempo stesso jazzistica, l’assurdo del vissuto, che dal farsesco sfocia nel beckettiano vivere, era quanto trasudava dalla trama dello spettacolo e dalle parole dei protagonisti, spesso proferite in una teatralità ben lontana dal semplice popolare: intensiva nell’espansione della ricerca d’avanguardia. La clowneria poteva dirsi la protagonista della storia, perché, oltre che sulla pista, andava in onda nel retro palco, dove img1spesso la vita si confonde con la scena. L’impronta registica ha sforbiciato il testo e limato i personaggi: giusta interpretazione e nuova sceneggiatura per un copione che ha, così, acquistato velocità e sonorità negli scambi di battute e adattata a soddisfare un pubblico, ormai irrequieto ai tempi lunghi ed alle pause tra atti. Ottima trovata il ruolo affidato all’attore-cantante Mauro Gioia, una figura emblematica che si muove tra le didascalie e  la presenza scenica dell’autore. Ancora, ottima interpretazione di Massimiliano Gallo e Monica Nappo, nei personaggi di Samuele e Zenobia, che prevalgono sulla scena, quasi l’autore e il regista a volerli risarcire di una vita che li ha messi da parte e entrambi portatori di una morale: dare troppo, non ripaga e non sempre è una virtù.  Scena ricca e ben costruita nella prima parte, separata dalla seconda solo da un tendone che si abbassa e ci riporta, dopo un anno, alla realtà negli abiti di tutti i giorni. Un gioco di luci ben studiato ed un  accompagnamento musicale dal vivo ha reso il tutto corale; naturalmente, cosa possibile dalla giusta orchestrazione delle battute e dei movimenti degli attori curati dal regista, anche nel minimo particolare. Alla fine dello spettacolo, grande ovazione del pubblico numeroso presente in sala, che ha applaudito e richiesto diverse uscite dei protagonisti.

Anna D’Ambra