La notizia del ritorno a casa dei marittimi membri dell’equipaggio della MV SUEZ si intreccia con quella con cui ieri è stato reso noto che il governo di Mogadiscio ha rilasciato i sei stranieri condannati per contrabbando di dollari nel Paese africano. Si tratta di tre britannici, un americano e due kenioti. Il gruppo era stato arrestato all’aeroporto di Mogadiscio lo scorso 24 maggio. Il 18 giugno scorso erano poi, stati giudicati da una corte somala, presieduta dal giudice Hashi Nur Elmi. I sei erano stati condannati ciascuno ad una pena detentiva tra i 10 e i 15 anni oltre al pagamento di multe per un importo pari a 50mila dollari. Il presidente somalo, Sharif Sheikh Ahmed successivamente li ha poi graziati. Di fatto questi uomini erano i portatori dei riscatti della MV SUEZ di proprietà egiziana, e della MV YUAN XIANG di proprietà cinese rispettivamente catturate dai pirati somali il 2 agosto e il 13 novembre del 2010. Si trattava in tutto di 3,6 mln di dollari in contanti. Denaro che è stato trattenuto dalle autorità somale. Ben 2 mln e 200mila dollari erano posseduti dai tre britannici il resto della somma dall’americano. Per la cronaca il 14 giugno scorso per la MV SUEZ è stato pagato un riscatto di 2,1 mln di dollari, mentre per la MV YUAN XIANG, rilasciata l’8 giugno scorso, non è noto l’importo del riscatto pagato. Gli arrestati di Mogadiscio sono dipendenti di una società di sicurezza privata, la ‘Salama Fikira’ che ha uffici nel vicino Kenya e nelle Mauritius e in cui vi lavorano numerosi ex militari dell’esercito britannico. Il fenomeno della pirateria marittima ha portato infatti, alla creazione di numerose società di sicurezza private. Alcune offrono una protezione armata ai mercantili e altre la conduzione delle trattative con i sequestratori, altre ancora entrambe le opzioni. Un vero e proprio mercato, un business molto redditizio legato alla pirateria marittima. Finora i predoni del mare hanno sempre ricevuto i milioni di dollari richiesti come riscatto. Dollari che sono anche transitati per l’aeroporto di Mogadiscio senza che le autorità somale fossero mai intervenute. Questo, nonostante che il governo somalo si sia sempre dichiarato, almeno ufficialmente, contrario al pagamento di un riscatto per ottenere il rilascio dei marittimi presi in ostaggio dai pirati. Questa volta però, qualcosa non ha funzionato. Gli ‘ingranaggi’ si sono bloccati e i mediatori sono stati arrestati. Di fatto è la prima volta che i portatori di un riscatto sono stati arrestati e condannati per il ruolo avuto. Il 24 maggio scorso funzionari della sicurezza somala hanno sequestrato due aerei, i soldi e arrestato i sei uomini trovati a bordo dei due aerei. Uno dei quali proveniva dal Kenya e l’altro dalle Seychelles, ma entrambi dovevano poi tornare a Nairobi in Kenya. Il portavoce del governo di Mogadiscio, Abdirahman Osman Omar ha spiegato il fatto affermando che: “La pirateria è diventata un problema sempre più grande al largo delle coste della Somalia. I pirati hanno ricevuto milioni di dollari di riscatto che vanno in parte a finanziare la loro attività criminale. Il governo somalo si oppone al pagamento di riscatti ai pirati. Perciò ha scelto di colpire e arrestare i sei uomini.”. La verità però, potrebbe essere anche un’altra. Del resto è risaputo che per far funzionare bene gli ingranaggi occorre ben oliarli altrimenti si bloccano come è accaduto questa volta. In effetti la Somalia non ha un governo centrale funzionante dal 1991, ma è governata da un debole governo di transizione che riesce a sopravvivere perché è appoggiato economicamente dalla comunità internazionale e militarmente dall’Unione Africana. Un fatto questo che ha permesso ai pirati di scorazzare indisturbati nel nord del Paese africano e ai miliziani islamici di prendere il controllo di ampie aree di territorio nel sud. Secondo un rapporto dell’ONU pubblicato nel maggio 2011 sono oltre 110 mln i dollari pagati nel 2010 ai pirati somali per ottenere il rilascio dei marittimi loro ostaggi, mentre nel 2009 erano stati solo 75 mln. Il riscatto medio pagato nel 2010 è stato di quasi 5 milioni di dollari. I Pirati ricevono i riscatti in genere dal cielo. I soldi vengono infatti, lanciati da aerei direttamente sul ponte delle navi sequestrate. Il fenomeno della pirateria marittima al largo della Somalia costa all`economia globale fino a 12 miliardi di dollari l`anno. Questo in quanto i pirati somali attaccano e dirottano navi mercantili e da pesca lungo la rotta di navigazione dall’Asia all’Occidente. Secondo una stima dell`International Maritime Board Piracy Reporting Centre, i predoni del mare somali attualmente trattengono in ostaggio almeno 26 navi e oltre 5oo marittimi. Difficile però, dire con certezza quanti in realtà siano i marittimi ostaggi dei predoni del mare. Di certo però, prigionieri in Somalia sono 11 marittimi italiani. Si tratta di parte dei membri degli equipaggi di due navi italiane, ‘Savina Caylyn’ e ‘Rosalia D’Amato’cadute nelle mani dei pirati somali rispettivamente l’8 febbraio e il 21 aprile scorsi. Inoltre, ostaggi dei pirati somali vi sono anche delle donne, almeno due, di cui una europea, e dei minori, almeno sei, di cui tre sono europei. Ovviamente ciò si consuma nel silenzio più assordante.
Ferdinando Pelliccia

