La strategia adbandiera_Iraqottata dai miliziani di al Qaeda in Iraq sta dando i suoi frutti. Mettendo in atto un vero e proprio piano destabilizzante gli islamici lentamente si stanno riprendendo quelle larghe fette del territorio iracheno che il debole governo di Baghdad non è riuscito a mantenerne il controllo. Oggi, dopo settimane in cui sono stati compiuti raffiche di attentati miranti ad ottenere quante più vittime possibili, i miliziani hanno preso il controllo di Kirkuk e di Mosul nella provincia di Ninive nel Nord. Mosul è la seconda città del Paese per importanza. Questo, vuol dire che la destabilizzazione dell’Iraq sta dando i suoi frutti. Il Paese è chiaramente sull’orlo del precipizio. I miliziani nei mesi scorsi si erano presi anche la  città di Falluja, 60 chilometri a ovest di Baghdad. Nelle ultime ore si sta assistendo ad un esodo delle popolazioni civili dai territori ormai caduti sotto la bandiera dello Stato islamico dell’Iraq e del Levante. Sfidando il coprifuoco imposto dai nuovi padroni della città, gli abitanti di Mosul da ieri hanno iniziato ad abbandonarla. In tanti hanno visto da un giorno all’altro cambiare il loro status in profughi interni. Abbandonato ogni loro avere gli abitanti di Mosul a decine di migliaia stanno raggiungendo luoghi ritenuti più sicuri e ancora controllati dai governativi e dai Peshmerga. Campi di fortuna sono sorti in poco tempo oltre il confine del territorio di Mosul dove vengono accolti i profughi.  Il caos è cosi evidente che nemmeno i pochi militari iracheni che si vedono ancora in giro sanno cosa fare. Da Bagdad non sono giunti ordini e nemmeno rinforzi. Sembra quasi che la rassegnazione a dover perdere una parte del Paese cedendola ai miliziani islamici sia una certezza. La guerra di Iraq iniziata il 20 marzo del 2003, che rovesciò il regime di Saddam Hussein, si è ufficialmente conclusa nel dicembre 2011. A sancirlo il ritiro dell’ultimo contingente militare americano dal Paese. Americani che erano intervenuti nell’ambito di una missione internazionale ‘Iraqi Freedom’. Già allora per il fatto che l’Iraq era ancora un Paese sconvolto dalle violenze politiche e interconfessionali, con attentati terroristi quasi quotidiani si temeva il crollo. In tanti ritenevano che nonostante la sua forza militare di oltre 900mila uomini, il Paese non sarebbe riuscito a difendere i propri confini e tantomeno a garantire la sicurezza interna. A distanza di 4 anni i timori si stanno materializzando. Intanto, ieri il primo ministro Nuri al Maliki ha chiesto al Parlamento di dichiarare lo stato d’emergenza in tutto il Paese e ha fatto appello alle Nazioni Unite, la Lega Araba e l’Unione Europea perché aiutino il suo governo

Ferdinando Pelliccia