Macchina di S. Rosa: Viterbo in festa

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sugo120 chilogrammi di sugo, 100 chili di pasta, 1 quintale e mezzo di vino rosso, 20 cartoni di acqua  per 150 bottiglie da 1 litro e mezzo, 400 bignè. Sono questi i numeri delle penne sotto la Macchina di S. Rosa che anche quest’anno hanno richiamato numerosi viterbesi.  Grandi assenti, invece, i politici. Quest’anno se ne sono visti veramente pochi, soltanto l’assessore comunale Giacomo Barelli, la consigliera comunale Maria Rita De Alexandris ed il consigliere comunale Gianmaria Santucci. “Il sindaco era impegnato – afferma Barelli – gli altri non so”.  Sotto la Macchina si vede anche Paolo Bianchini di Fratelli d’Italia. Offerte dagli assemblatori Vincenzo Fiorillo e Contaldo Cesarini, come ormai da tradizione e cucinate dagli Amici di Pianoscarano, le penne all’amatriciana hanno fatto furore tra il pubblico e non sono stati pochi coloro che hanno fatto il bis. Molto apprezzato anche il vino offerto dal Red Rose Cafè insieme all’acqua ed i gustosi bignè alla crema della  pasticceria Garibaldi.   In serata è stata anche eseguita la prova luci per “Fiore del cielo”, al suo sesto trasporto, che quest’anno  si è tinta del candore del bianco con alcuni riflessi argentei, come la base, dal contorno argenteo (l’anno scorso era dorata) ed i leoni, bianchi sfumati d’argento.  Lunedì verranno anche provate  le famose fontane di cui quest’anno “Fiore del cielo” dovrebbe arricchirsi. “L’acqua uscirà dai sei mascheroni dei leoni sopra la base – spiega uno degli assemblatori, Vincenzo Fiorillo – Lunedì ci incontreremo con il sostituto dell’ideatore Arturo Vittori, (l’architetto Raffi, ndr.)  visto che Vittori al momento si trova all’estero  – e vedremo di stabilire il da farsi. Vittori è favorevole alle fontane, così come condivide ogni miglioria alla Macchina. C’è una bella sintonia tra me e l’ideatore” – ci confida Fiorillo. Ma questo potrebbe essere anche l’ultimo anno di “Fiore del Cielo”. “Spero di poter vedere una creatura nuova – afferma Fiorillo – Lo spero, nonostante la  crisi che caratterizza questo periodo.  Comunque “Fiore del cielo”, a detta del suo stesso ideatore, è una Macchina che potrebbe essere ogni anno modificata strutturalmente”.  Per quanto concerne il suo peso, infine, Fiorillo rassicura che sarà lo stesso dello scorso anno, sui 52 quintali, dal momento che le migliorie apportate quest’anno, fontane con l’acqua comprese,  non dovrebbero far aumentare che di una trentina di chili appena la struttura. Sotto la Macchina, puntuali ieri sera anche il capofacchino Sandro Rossi ed il presidente del Sodalizio Massimo Mecarini, abbronzati ed in forma per il grande evento.  Certamente la novità di quest’anno, ovvero il percorso allungato di 400 metri su via Marconi con la girata da fermo su piazza della Repubblica di “Fiore del cielo” è un’incognita che qualche “pensierino” lo mette. “Bisogna capire bene a che punto girare – spiega Sandro Rossi –  e dovremo farlo praticamente sul posto, da fermi, essendo uno spazio ristretto. Dovremo fare una manovra diversa, girare la Macchina e poi fermarla”. Insomma, uno sforzo non di poco conto chiesto quest’anno ai facchini per celebrare il riconoscimento Unesco del trasporto della Macchina di S. Rosa come bene immateriale dell’umanità. “Effettivamente questi 400 metri in più richiederanno un 30 per cento in più di sforzo ai facchini – aggiunge Massimo Mecarini – ma ce la faremo”.  Per quanto riguarda la formazione è rimasta sostanzialmente quella dello scorso anno e non c’è nessun facchino nuovo. Del resto, per affrontare la novità del percorso aggiuntivo servono facchini esperti, quindi, non si poteva far diversamente, come spiegato da Mecarini e Rossi.  Ma il tragitto su via Marconi sarà un evento eccezionale, visto che non verrà più ripetuto. “Del resto lo facciamo per il riconoscimento Unesco, è un fatto, quindi, eccezionale che resterà tale” – precisa Mecarini. “Soltanto nel 1952 la Macchina di S. Rosa di Salcini fu portata fino al Sacrario anche se non ne sappiamo il motivo” – aggiunge Rossi. “Forse perché era la prima Macchina dopo la Guerra” – azzarda Mecarini. Ed effettivamente la ragione potrebbe essere quella. Ma proprio mentre si sta ragionando sul perché del trasporto eccezionale del 1952, si avvicina Antonio Febbraro, un ex facchino che portò proprio la Macchina di Salcini nel 1952. “Avevo 19 anni – ricorda Febbraro – ed ero nella seconda fila ciuffi. Portammo la Macchina fino al Sacrario perché ce lo chiese il Comune e noi lo facemmo senza problemi. Sono stato proprio io, quindi, a proporre quest’anno il percorso aggiuntivo, visto che un trasporto straordinario è stato impossibile a causa della spesa eccessiva. Mi dispiace, però, che questa novità sia stata accolta anche da alcune polemiche”. Ma si sa, le novità non a tutti piacciono.  Il prossimo appuntamento è ora quello del 25 agosto, quando i facchini si riuniranno per l’unica cena tecnica presso il ristorante “L’Oliveto”.E poi via alle quattro serate in piazza San Lorenzo con le cene. “Anche quest’anno si prevede un ricco programma – precisa Mecarini- sia dal punto di vista delle pietanze che verranno proposte che dal punto di vista dell’animazione con balli e musica”. Il ricavato di queste cene andrà in parte per ricostruire il tetto del monastero delle Clarisse di S. Rosa ed il restante per le associazioni di volontariato che operano sul territorio.  Il 27 agosto, infine, si terrà una conferenza stampa a Roma sul trasporto della Macchina di S. Rosa alla quale parteciperà la stampa nazionale. Si bisserà il giorno dopo, il 28 agosto, alle ore 12,30, con la conferenza presso Palazzo dei Priori di Viterbo.

Wanda Cherubini