Quello dell’educazione nelle scuole turche è sempre stato al centro di un dibattito controverso che si è andato accentuando sempre di più negli ultimi anni. Il nuovo anno scolastico in Turchia è ormai iniziato da quasi due settimane, però in gran parte delle scuole elementari di Istanbul non si è ancora insediato il preside. Questo ha subito dato vita ad una nuova polemica. In quanto la mancanza del dirigente scolastico nelle scuole, specie quelle di Istanbul, è una conseguenza del fatto che, a livello nazionale, molti alti funzionari del Ministero della Pubblica Istruzione, che ricoprivano questo incarico dirigenziale, sono stati rimossi. Questo, in seguito ad una direttiva dello stesso ministero che ha disposto la limitazione a questo incarico non oltre i quattro anni. Oltre 7mila presidi, in tutto il Paese, sono quindi risultati oltre questo limite e per questo sono stati rimossi. Una conseguenza diretta di tutto questo è che in molte delle scuole interessate la nomina del nuovo dirigente non è ancora avvenuta e di fatto, praticamente l’anno scolastico non è partito, almeno dal punto di vista della didattica. I sostituti, vice preside, si sono limitati ad predisporre programmi di studi provvisori in attesa della nomina del nuovo dirigente scolastico. Non mancano però, situazioni paradossali e di caos. In Turchia sono tanti i problemi legati all’educazione scolastica. Quello della mancanza di presidi è solo la punta dell’iceberg. Da anni in migliaia, almeno 40mila, sono in attesa di essere nominati come docenti presso le scuole, anche se in numerose scuole mancano gli insegnanti. Cresce poi, nel Paese, la protesta per il fatto siano stati ‘spinti’ a frequentare corsi religiosi legati all’islam. Corsi che da quest’anno scolastico sono stati resi obbligatori dal Ministero della Pubblica Istruzione Indipendentemente dalle credenze religiose degli alunni. La lotta è spinta soprattutto dagli Aleviti. Numerosi studenti appartenenti a questo gruppo religioso, che in Turchia annovera 10 mln di membri, a causa di questo provvedimento sono stati costretti a seguire i corsi religiosi. Il gruppo degli Aleviti si sente più vicini al cristianesimo che all’islam. Il sindacato degli insegnanti, Egitim-Sen, attraverso il suo leader, Veli Demir ha promesso di impugnare il provvedimento del governo turco. L’Egitim-Sen ha apertamente accusato il governo turco di utilizzare gli studenti, in questo modo, come strumento politico attraverso la religione. Anche per molti rappresentanti della società civile turca questa non è altro che una violazione del diritto all’istruzione e limita le preferenze personali di ciascun cittadino invitando tutti alla disobbedienza civile. Secondo alcuni il governo vuole solo creare una generazione che segua una visione islamista della società non in linea con il passato laicista della società turca. In merito alla questione si è espressa anche la Corte europea dei diritti dell’uomo che di recente ha stabilito che le lezioni di religione obbligatorie nel sistema educativo turco violano alcuni articoli di base in materia di diritti umani. Inoltre, la corte ha ricordato che lo stato turco ha l’obbligo di essere neutrale e imparziale per quanto riguarda le questioni religiose. La questione religiosa in Turchia è molto sentita e controversa. Fin dalla sua nascita Il Paese è stato costruito in maniera tale che nulla potesse ostacolare la sua lenta ma progressiva corsa verso il mondo moderno. Anche l’essere uno stato laico era un punto di forzatura. Un punto debole però. Infatti, negli anni lo scontro nel Paese è stato quasi sempre incentrato sulla religione. Alla fine la questione religiosa, da ormai un secolo, invece di avvicinare il popolo turco e costituire un’identità culturale non imposta, lascia vasti spazi di malcontento, ora tra i credenti timorosi nei confronti di una modernità corrotta e dissoluta, ora tra i non credenti che sentono di dover sfuggire ad un confuso indottrinamento.
Ferdinando Pelliccia

