confstampfam“Oggi per la seconda volta Viterbo mi ha restituito il cadavere di mio figlio”. Con queste parole secche, piene di dolore, ma anche di rabbia Angela Manca, la mamma di Attilio Manca, lo stimato urologo trovato morto tra la sera dell’11 e 12 febbraio 2004, commenta la decisione presa oggi dal tribunale di Viterbo con l’estromissione dei familiari dal processo di suo figlio. “L’esito processuale di oggi è la più coerente conclusione dello scandaloso operato che dal 12 febbraio 2004 ha caratterizzato le indagini della Procura della Repubblica e del sostituto procuratore Renzo Petroselli – ha affermato l’avvocato Fabio Repici, presente insieme all’avvocato Antonio Ingroia ed al fratello dell’urololo, Gianluca Manca, alla conferenza stampa indetta subito dopo questa decisione, che ha visto anche un sit-in di protesta. “Sono riusciti a cacciare via gli unici soggetti che aveno mostrato di avere a cuore quello che dovrebbe essere l’obiettivo di ogni processo: l’accertamento della veirtà – ha proseguito l’avvocato Repici- Quella di oggi è una giornata nera per la giustizia. Del resto era questo un processo nato su piedi d’argilla. Mai nessuno sarà condannato a Viterbo. Ci saranno comunque altre sedi in cui si potrà fare qualche passo avanti sulla ricostruzione di quel quadro criminale che portò alla morte di un professionista. Ogni sforzo possibile sarà compiuto da me e dall’avvocato Ingroia a fianco dei familiari di Attilio”. “Mio figlio non è morto per droga, ma per mafia – ribadisce con forza la madre Angela – Mio figlio era scevro da ogni condizionamento politico-mafioso”. La signora Angela rammenta come non sia stato fatto alcun esame tricologico e come nelle ultime 28 ore di vita non si sappia che cosa Atilio abbia fatto. “Eppure alle 9,30 dell’11 febbraio ci ha telefonato – ricorda la signora Angela – ma questa telefonata è sparita dai tabulati. Una telefonata non sparisce così”. La signora Manca parla anche di due fogliettini ripiegati con prescizioni dall’ospedale Celio. “Chi ha visitato al Celio mio figlio?- si domanda- Oggi hanno dimostrato che la giustizia in Italia non è uguale per tutti. Viva la mafia“. L’avvocato Ingroia ha spiegato il perchè dell’estromissione della famiglia come parte civile del processo. “Purtroppo di fronte a questa ordinanza aberrante noi non abbiamo strumenti perchè non è una ordinanza impugnabile. Con questa ordinanza si è soltanto ribadito quelle cose sconnesse che aveva detto il Pm Petroselli, cioè che siccome è stato dichiarato  in prescrizione l’omicidio colpevole, rimanendo solo quello della cessione di sostanze stupefacenti da parte dell’imputata Monica Mileti, non c’è diritto per le parti civili di rimanere nel processo. Dico, quindi, che è un’ordinanza aberrante – ha rimarcato l’avvocato Ingroia – in quanto ci sono fiumi di sentenze che dicono che il reato di cessione di sostanze stupefacenti è un reato che danneggia la salute del ricevente. Nel caso poi in cui arriva addirittura al punto di morire subentra nel danno ricevuto anche il diritto dei familiari. Ci troviamo di fronte a dei giudici incompetenti? Non credo. La posta in gioco non è quella del processo apparente, ma sostanziale”. Ingoria poi si dichiara “quasi contento paradossalmente  di questa estromissione”,  in quanto “sarebbe stato peggio se fossimo stati dentro il processo per poi vederci rigettare le nostre richieste”. “A Viterbo la verità dentro questo processo non si vuole o non si può portare – conclude Ingroia –  La decisione di oggi è una decisione inaudita e senza precedenti che in 25 anni di Pubblico ministero non ho mai visto!”. Ma ovviamente gli avvocati della famiglia Manca non si fermeranno. “Faremo un esposto alla Dda di Roma aggiungendo le dichiarazioni del boss dei Casalesi Giuseppe setola, che collega la morte di Attilio Manca a Provenzano”.

Wanda Cherubini