In Turchia per il ministro del Lavoro, Faruk Celik tutte le piccole miniere, dove gli investitori sono riluttanti a investire nella sicurezza a causa della scarsa redditività dell’impianto, dovrebbe essere chiuse per evitare ulteriori disastri. L’affermazione del capo dell’importante dicastero turco sono state esternate nel corso di un’intervista pubblicata ieri dal quotidiano turco VATAN. Affermazioni che vogliono essere una risposta all’indignazione popolare che sta attraversando il Paese. Un’indignazione nata in seguito all’ennesimo grave incidente, dopo quello del maggio scorso a Soma in cui morirono oltre 300 minatori, accaduto in un impianto estrattivo in Turchia. La tragedia riguarda 18 minatori che dallo scorso martedì sono rimasti intrappolati, in seguito all’inondazione della galleria, a 350 metri di profondità in una miniera a Ermenek nel distretto della provincia di Karaman nell’Anatolia Centrale. Secondo il ministro Çelik, che nei giorni scorsi ha visitato l’impianto in cui è avvenuto l’incidente, tra le molte piccole miniere che non sono efficienti vi è proprio la miniera in Karaman. Il ministro ha anche rivelato anche di aver ricevuto pressioni affinché facesse riaprire la miniera di Soma. Apertura che si allontana ancora di più dopo questo ennesimo incidente. L’impianto estrattivo di Soma venne riaperto parzialmente poco dopo incidente, ma subito richiuso per un incendio scoppiato due giorni dopo la riapertura. A Karaman dopo 4 giorni di estenuanti ricerche e tentativi di soccorrerli non si hanno ancora notizie dei 18 sfortunati lavoratori. Le squadre di soccorso sono scese fino a 200 metri di profondità oltre non si può a causa dell’acqua che allaga le gallerie. I minatori sono a 350 metri di profondità e per raggiungerli si sta cercando di pompare fuori dalle gallerie le migliaia di litri di acqua che le hanno inondate. E’ stato stimato che per farlo ci voglia circa una settimana.

