Sono ormai trascorse alcune settimane, ma ancora non si spegne l’eco del dolore per il massacro compiuto a Peshawar il 16 dicembre scorso. Quel giorno, un martedì si è consumata in Pakistan una strage senza precedenti per il Paese asiatico. Un comando armato ha fatto irruzione in una scuola di Peshawar ad indirizzo militare. La scuola è frequentata in prevalenza da figli di ufficiali dell’esercito. Si tratta di un edificio che ospita giovani tra i 10 e i 20 anni. Non vi sono militari tranne qualche insegnate. I terroristi, sette e tutti armati fino ai denti, appartenenti al gruppo talebano pachistano dei Tehreek-e-Taliban-e Pakistan, TTP, non hanno avuto nessuna pietà e sotto i loro colpi sono morti ben 145 persone di cui 132 erano allievi. La maggior parte dei morti sono stati uccisi con un colpo di pistola alla testa. Altre 124 persone sono invece, rimaste ferite. L’attacco terroristico è durato sette ore fino a quando le forze di sicurezza pachistane sono riuscite ad avere la meglio sugli assalitori uccidendoli tutti. L’episodio è stato anche rivendicato dai terroristi che assumendosene la paternità hanno spiegato di aver scelto con attenzione l’obiettivo da colpire volendo fa provare ai pachistani lo stesso dolore che stanno provando loro. Il riferimento è all’offensiva militare dell’esercito pachistano in corso dalla metà del mese di giugno scorso nelle aree tribali nel Nord Waziristan al confine con l’Afghanistan dove si trovano le roccaforti dei talebani pachistani. I terroristi hanno anche promesso di ripetersi annunciando altri attacchi del genere. Pur essendo le scuole da sempre nel mirino dei miliziani islamici, che contestano un’istruzione non basata sul Corano, ed in genere di tratta di istituti di istruzione femminili, è la prima volta che i talebani attaccano una scuola con all’interno gli studenti. Un segnale questo, che è iniziata una nuova escalation di violenza nel Paese asiatico e l’obiettivo sono i familiari dei militari che negli ultimi tempi stanno dando filo da torcere ai Talebani pachistani. Come immediata reazione a questa carneficina le autorità pachistane hanno deciso di abbandonare la moratoria sulla pena di morte. Per molti terroristi ospitati nelle carceri del Paese asiatico si prospetta la pena capitale.
Ferdinando Pelliccia

