virusebolaRoma, 27 gen. Un “Piano Marshall” per un impegno economico che sostenga la ripresa dei paesi africani messi in ginocchio dall’epidemia di Ebola. E’ l’appello lanciato oggi da Oxfam, secondo cui la comunità internazionale non può più rinviare, come successo durante l’emergenza, un aiuto diretto a far ripartire le economie di Liberia, Sierra Leone e Guinea.

“I paesi colpiti dall’epidemia versano infatti in condizioni socio-economiche sempre più preoccupanti. E’ prioritario perciò garantire aiuti immediati a milioni di famiglie colpite dalla crisi e investimenti in grado di risollevare l’occupazione, garantendo in parallelo il funzionamento delle strutture sanitarie e l’erogazione di beni e servizi essenziali come salute, istruzione e acqua potabile. Un piano di intervento che richiede un attento lavoro di preparazione”, si legge nell’appello.

Per questo Oxfam chiede che “quanto prima venga convocata una conferenza internazionale” che si impegni a trovare e mantenere un accordo su piani di intervento che permettano la ripresa dei tre paesi maggiormente colpiti dall’emergenza Ebola: assicurando il supporto degli stati più ricchi nella ricostruzione di una normale vita quotidiana per la popolazione, e rimettendo così le economie dell’area sulla strada della crescita.

“La popolazione ha bisogno di aiuti economici, e ne ha bisogno ora. – spiega il direttore generale di Oxfam Italia, Roberto Barbieri – La gente ha bisogno di lavoro per mantenere le famiglie e di altri servizi essenziali come sanità e istruzione. Sono passati attraverso l’inferno: adesso non possiamo abbandonarli”. Secondo una ricerca effettuata da Oxfam in tre regioni della Liberia ha rilevato che il 73% delle famiglie ha subito una contrazione dei propri redditi, con una perdita media del 39%. Una caduta verticale dei redditi, che ha come prima conseguenza l’impossibilità di acquistare cibo.

Secondo i dati della Banca Mondiale, dallo scoppio dell’emergenza Ebola in Sierra Leone quasi 180.000 persone hanno perso il lavoro e in Liberia la metà dei capo famiglia è disoccupata. Sempre in Liberia, aggiunge la Banca Mondiale, le conseguenze maggiori sono ricadute sulle donne, che hanno perso il lavoro più dei colleghi uomini. Il crollo dei redditi è esacerbato inoltre dalla crescita dei prezzi dei generi alimentari. In Liberia il prezzo del riso è aumentato del 40% rispetto alla media stagionale. A complicare il quadro si aggiunge il fatto che i tassi di povertà nei paesi colpiti dall’Ebola erano già molto elevati prima dello scoppio dell’epidemia.

Prima dello scoppio dell’epidemia, Liberia e Sierra Leone avevano due dei più alti tassi di crescita economica di tutta l’Africa, con percentuali oltre il 5% in Liberia e una stima dell’11,3 per cento in Sierra Leone. Entrambi i paesi stavano inoltre uscendo da una grave crisi economica dovuta ad anni di guerra devastanti. Anche in Guinea, prima dell’Ebola, il tasso di crescita previsto per il 2014 era pari al 4,5 per cento. Adesso però è necessario ripartire.