In Libia, la situazione, “se possibile, si è ulteriormente complicata. Una qualche speranza è autorizzata dal fatto che non la penetrazione da fuori, ma l’uso per così dire in franchising delle bandiere dell’Isis da parte di gruppi locali e la minaccia del terrorismo hanno paradossalmente riaperto spazi politici”. Lo dice, intervistato da La Stampa, il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, secondo il quale “solo qualche settimana fa, quando abbiamo dovuto chiudere la nostra ambasciata, sarebbe stato illusorio immaginare tutte le parti libiche intorno a un tavolo, come spero avverrà oggi in Marocco”.
“Oggi -aggiunge il ministro- il governo italiano sta adoperandosi con i libici e con i paesi che hanno un ruolo in questa crisi come Egitto e Algeria per avere un buon risultato in Marocco. Non parliamo di piani B o ipotesi di ripiego, oggi c’è un appuntamento cruciale”. Per quel che riguarda l’Iran e la questione nucleare, “conviene all’Occidente scommettere su Rohani e su quella parte che in Iran sta lavorando sul negoziato o abbiamo nostalgia di Ahmadinejad? Pur capendo perfettamente le motivazioni di Netanyahu e le preoccupazioni di Israele, ritengo che Obama abbia ragione”, sottolinea Gentiloni.
Il titolare della Farnesina respinge l’idea che la mozione in Parlamento sul riconoscimento della Palestina sia stato un pasticcio: “in sostanza spinge il governo al riconoscimento di uno Stato palestinese sollecitandolo al tempo stesso a rilanciare il negoziato tra le parti. Se qualcuno mi dice un altro modo per arrivare al riconoscimento dello Stato palestinese, io mi inchino”.

