L’addio laico di Milano a Umberto Eco

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umberto-eco-da-wikipediaLa toga indossata tante volte all’università di Bologna, il ricordo della famiglia e degli amici di una vita, l’abbraccio degli studenti e dei molti lettori di un maestro della parola capace di saper tenere insieme il mondo della cultura e la sensibilità popolare. Milano, la città che lo aveva adottato, rende omaggio a Umberto Eco. Una cerimonia laica, come voleva lo stesso studioso, nel cortile della Rocchetta al Castello Sforzesco, a pochi passi dalla casa in cui per anni ha vissuto con la moglie Renate e i figli Stefano e Carlotta.

A stringersi a loro ci sono i volti dell’editoria, ma anche quelli della politica. “Umberto Eco -dice il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini- andava guardato come si guarda un quadro, un paesaggio. Guardandolo era possibile capire che in quei silenzi stava consultando la sconfinata biblioteca che aveva dentro di sé”. Una cultura – oltre 40 le lauree honoris causa ricevute – che lo ha reso “il simbolo del classicismo innovatore di cui c’è ancora bisogno oggi e di cui il nostro paese è portatore nel mondo”, spiega il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini. Con Eco “abbiamo perso una grandissima personalità, un maestro, un affetto importante non solo di una famiglia ma di un Paese, ma non abbiamo perso la sua lezione che deve essere continuata”.

E un “grazie per aver scelto Milano” arriva dal sindaco Giuliano Pisapia che ricorda l’uomo e lo scrittore, le sue tante qualità: “la cultura, la sobrietà, l’ironia e l’umanità. Grazie perché hai amato le novità come le ama Milano. Sei stato uno straordinario interprete dell’anima di questa città, come dicevi tu ‘lascia parlare il cuore, interpreta i volti, non ascoltare le lingue’. Sei e sarai il grande orgoglio per l’Italia intera”.

ra le migliaia di persone che assistono alla cerimonia c’è anche Roberto Benigni. “Faceva bene al mondo, era una cosa bella. Peccato che non ci sia più perché di persone come lui ce n’è più bisogno sulla terra che in cielo. Lì ce n’è tante di belle persone, qua ne rimangono poche; quindi quando si perde una persona così è un grande dolore”, dice il comico toscano. Intorno alla sua bara ci sono gli amici di sempre Gianni Coscia, il fisarmonicista con cui Eco suonava ‘La follia’ di Arcangelo Corelli note che accompagnano la cerimonia; Moni Ovadia che gli rivolge una benedizione laica “perché Dio accoglie i credenti ma predilige i laici” e ancora Furio Colombo, Carlo Debenedetti.

C’è anche l’editrice e fondatrice de ‘La nave di Teseo’, Elisabetta Sgarbi, con cui Eco aveva iniziato intrapreso di recente questa avventura nel mondo dell’editoria. Tante le fasce tricolori: presenti il sindaco di Torino Piero Fassino, i sindaci con i gonfaloni di Alessandria città natale dello scrittore, di Monte Cerignone il paese delle Marche dove si trova la sua casa di campagna e di San Leo nel Riminese che gli aveva conferito la cittadinanza onoraria. Presenti anche i vertici dell’università di Bologna che ricorderà lo studioso conosciuto in tutto il mondo.

A chiudere la cerimonia è il nipote Emanuele. “Caro nonno volevo fare una lista delle cose fatte insieme 15 anni. Da piccolo ricordo il tuo affetto, la tua generosità e la tua saggezza, crescendo la tua intelligenza e la tua ironia che non mancava mai, poi tutte le cose che mi hai trasmesso. Averti come nonno mi ha riempito di orgoglio. Grazie nonno”. Milano non vuole dimenticare Umberto Eco: il suo nome potrebbe finire tra quelli celebri del Famedio.

 

 

 

(con fonte: Adnkronos)