Ritornando a La Spezia per il periodo Pasquale mi ero illuso di trovare la città, sede di una Base Navale di grandi tradizioni, costellata di ‘’nastrini gialli’’ ed inondata di cartelloni,striscioni e di insegne a dimostrazione della vicinanza e dell’affetto della cittadinanza nei confronti dei nostri 2 Fucilieri tenuti, inopinatamente, in carcere nel Kerala, con una sequela infinita di inganni. Mi ero sbagliato e ne sono rimasto profondamente deluso; solo in qualche edificio della Marina Militare, come l’Arsenale e l’Ammiragliato, sono stati discretamente esposti i ‘’nastrini gialli’’, quasi con pudore per non turbare la vista dei turisti in gita nel Golfo dei Poeti. È chiaro che la Marina Militare, notoriamente ‘’la silenziosa’’, opera con ogni possibile discrezione senza sbandierare nulla, ed in accordo con le direttive Centrali che impongono precisi comportamenti e norme di linguaggio (con delle limitazioni talvolta poco compresibili), ma anche per evitare di essere incolpata di fare ‘’auto-propaganda’’ e dare informazioni ‘’Cicero pro domo sua’’. Non è infatti una questione di cui la Marina deve farsi carico, perché i 2 Fucilieri appartengono – prima di tutto – a questa nostra sonnolenta ed intorpidita Italia: sono organi dello Stato che stavano compiendo una missione loro ordinata da questo strano Paese, in acque lontane, nell’ Oceano Indiano a tutela degli interessi nazionali, e per dare un contributo prezioso alla Sicurezza globale (quindi anche alla nostra), garantendo la libertà – parola preziosa e socialmente alta – delle linee di comunicazioni marittime in quella parte del mondo infestata dai pirati. Non erano lì, né per esigenze specifiche o volontà singole della Marina, né per turismo, né per protagonismi individuali, ma per fare il proprio dovere, con sacrifici, quali servitori del nostro Stato e ad esso appartenenti quali militari per tutelare gli interessi nazionali e contribuire a contrastare un fenomeno qual è la pirateria, crimine internazionale che incide negativamente sulla libertà più vasta della comunità globale. Sembra quasi siano italiani di ‘’serie B’’; anche mediaticamente ha avuto molto più risalto la vicenda degli italiani ‘’turistici’’ sequestrati recentemente in India e poi fortunatamente liberati, che non i nostri 2 marò: meglio non immischiarci con il sub-stato del Kerala, meglio mantenere il massimo riserbo, meglio esternare solo timidamente il nostro disagio per non indispettire gli indiani. D’altronde i messaggi delle Istituzioni, anche se rari sono stati chiari; non dovete manifestare, lasciate perdere la comunicazione e soprattutto ‘’l’informazione’’; poi, gli appartenenti alla Associazione Marinai d’Italia, anche se hanno fatto una sola, modesta e sobria manifestazione di vicinanza ai 2 marò, davanti a Montecitorio, la devono smettere. Con palese stizza, sono arrivate pure delle ‘’pesciate’’ (o arronzate) a quei poveri Marinai che ‘’Una volta marinai, si sentono Marinai per sempre’’: forme e modalità censurabili nell’ esternare inutili e retorici sentimenti; pensino piuttosto a ‘’proporre idee e a suggerire azioni ‘’. È come se l’Amministratore delegato di una società chiedesse al proprio autista come si risolve una intricata problematica industriale di sua stretta competenza; ma questo è il panorama italiano e, quindi, anche il nastrino giallo è una esteriorità, un esibizionismo da evitare! E allora anche nella città che odora di salmastro e di Marina, essendo la seconda base navale italica, tutto tace; i Palazzi del Comune e quelli del Governo e tutti gli altri ‘’istituzionali’’ sono sì pieni di annunci, di cartelloni, di striscioni, ma in nessuno compare un pur discreto’’ fiocco giallo’’ a ricordare che abbiamo due nostri figli imprigionati con l’inganno in terre lontane. Non si chiede di organizzare manifestazioni, né di prendere posizioni circa la loro innocenza, ma nemmeno di dimenticarli come ‘’orfani’’ o addirittura di non esporsi perché potrebbero essere colpevoli: se le motivazioni sono queste allora il torpore delle menti o un insano pregiudizio hanno avuto il sopravvento sui valori reali, l’identità e la sovranità di questa Nazione, sempre più negletta nel contesto internazionale. Ma chi non tutela e difende i propri figli, che per loro operano, chi si nasconde dietro un dito e non manifesta la propria paternità con un minimo di coraggio morale, che cosa può aspettarsi? Dove sono finiti quei manifestanti quotidiani che quando c’è un ostaggio ‘’battitore libero’’ o di Emergency o di qualivoglia ONG, lanciano appelli con la stampa, la televisione, con mobilitazioni di piazza e con un tam-tam romano- centrico, che si diffonde in tutte le città italiane? Dove sono finiti i pacifisti sbandieratori, gli striscioni in Campidoglio, le fiaccolate, i messaggi del Capo dello Stato e perfino del Papa; dove sono i capitani delle squadre di calcio che scendono in campo con la maglietta con la scritta ‘’Liberate Max e Salva’’, come è successo in svariate occasioni quando qualche ‘’cittadino normale’’ veniva tenuto in ostaggio? Sono diventati tutti come le famose tre scimmiette, che non vedono, non sentono, non parlano? Come confutare tali realtà? I marò erano impegnati in una riconosciuta ed importante missione internazionale nell’Oceano Indiano (che non è quello italiano) nella quale l’India dovrebbe avere interessi non inferiori all’Italia; sono stati spogliati – con sotterfugi – del Diritto internazionale e della giurisdizione per essere giudicati da un Tribunale italiano, della ‘’bandiera’’ della nave su cui si trovavano. Sono passati dallo ‘’status di Fucilieri’’ del San Marco, Forze speciali, ad essere ingannati e trattati come persone che avrebbero commesso un delitto comune; sono stati ‘’indagati’’ per oltre 2 mesi in condizione di ‘’fermati in arresto preventivo’’ in attesa di ‘’giochi e perizie? Indiane’’; oggi risultano ‘’imputati’’ – come si vuol far credere internazionalmente – attraverso una campagna di ‘’costruzione artificiosa’’ di prove incredibili e, quindi, hanno assunto la condizione di ‘’ostaggi’’ da liberare quando sarà trovato un qualche accordo in base a probabili contropartite pattuite sottobanco. Gli italici precedenti della nostra storia purtroppo lo confermano; ma qui bisogna venirne fuori con la ‘’schiena dritta’’ e pretendendo con forza che il processo sia fatto o da noi italiani o, se non si ha il coraggio di pretendere ciò che ci è dovuto in base al Diritto internazionale, richiedere un giudizio ‘’terzo’’ presso la Corte Internazionale di giustizia, senza tentare approcci levantini e assai poco onorevoli. La gestione diplomatica della crisi finora condotta,timida e inconsistente, senza disturbare gli indiani, ma neppure senza palesi ed incisivi interventi presso l’UE, l’ONU e gli USA, ha sortito l’effetto di far tramutare lo status dei nostri in ‘’ostaggi’’ che ora devono essere liberati: bel colpo davvero! Se la soluzione diplomatica si è rivelata fallimentare, è il momento di alzare i toni e richiedere non ‘’in ginocchio’’, ma in piedi ciò che ci è dovuto, e a fronte alta ciò che ci compete come Nazione. E per questo, a prescindere da coloro che invocano la calma, riguardiamoci allo specchio, parliamo alla nostra coscienza ed esponiamo sia nei luoghi pubblici che nei propri abiti quell’ elemento distintivo del ‘’nastrino giallo’’ che non vuole essere un emblema di contestazione,tutt’altro! semplicemente significa, fin dai tempi di Nerone: ‘’siamo con voi ed attendiamo con ansia il vostro ritorno a casa’’. Chi non lo fa, delle due l’una: o è un ‘’ponzio-pilato’’che ha abdicato alla dignità individuale e nazionale,unico valore che non può essere barattato, né per opportunismi elettoralistici,né dal colore dei partiti, o – peggio – sta apertamente dalla parte indiana! Serve un po’ di coraggio morale per uscire da questo pantano melmoso e non dignitoso; un colpo di reni ed uno slancio etico di ogni cittadino è doveroso per la nostra Italia e, ai nostri Capi, suggerirei una pacata riflessione su una illuminante massima orientale : ‘’Cibo a sufficienza, armi a sufficienza e la fiducia del Popolo….senza la fiducia del Popolo non si regge nessun governo’’( Confucio).
Amm. Giuseppe Lertora

