«Uno spreco di carne perfettamente commestibile. E’ questa la rabbiosa dichiarazione   di  Stuart Agnew, il portavoce in materia di agricoltura del United Kingdom Indipendent Party (UKIP), di fronte all’ennesima inopportuna decisione della Ue  che vieta il consumo  di carne recuperata dal primo sezionamento di macellazione».

«Non vi è alcuna prova che questa carne di seconda scelta sia  pericolosa per la salute umana»  ha sottolineato Agnew ribadendo che  «se  gli animali sono stati adeguatamente curati e ben nutriti,  chi vieta di  utilizzarla a scopi alimentari,   in particolare modo  quando la domanda di cibo è attualmente così alta? Perché commissari europei non eletti dai cittadini  hanno il diritto di dirci cosa possiamo mangiare? Tali decisioni dovrebbero spettare  al  governo britannico». Una rivendicazione che il Partito Indipendente del Regno Unito  è uso sempre più spesso a fare in una strenuante  lotta  contro inique leggi  europee  che in virtù di una  cieca omogeneità perdono sempre più di vista le necessità economiche e sociali di ciascuna nazione.

Secondo Agnew  ben altre avrebbero dovuto essere le questioni al vaglio della Commissione, come per esempio i costi sostenuti per il cambio dell’etichettatura  e che,  all’industria alimentare, non è stato dato il tempo necessario per adeguarsi ai cambiamenti richiesti.

Non solo. Come avvenuto in passato in merito all’ introduzione del divieto di produrre uova da galline in batteria, è forte  il timore che alcuni Stati membri della Ue possano non recepire i nuovi regolamenti in tema di carne portando così i produttori del Regno Unito a dover combattere  ancora una volta contro una  spietata concorrenza sleale. Per non parlare poi dell’effetto che tale normativa potrà avere sulle  famiglie a basso reddito, molto più propense ad acquistare prodotti più economici  a base di carne realizzati con questa  tecnica di macellazione.

Nel suo intervento Agnew, in poche stringate ma efficaci parole, ha ben fotografato la ricaduta di certe   direttive  stigmatizzando come  «in un periodo di crisi come questo, in cui stiamo vivendo l’aumento della povertà e del  disagio generato dai tagli di disoccupazione e di retribuzione,  tale divieto oltre ad essere  inutile  risulta essere   singolarmente inopportuno».

Lavinia Macchiarini