Il 13 maggio, presso la seconda sezione penale della Corte di Appello di Reggio Calabria, si è svolta l’udienza inerente, il processo di appello “Banche e usura”. Il sostituto procuratore generale, Francesco Neri, che rappresenta la pubblica accusa, impegnato ad “inchiodare” alle proprie responsabilità, Cesare Geronzi (ex presidente di Banco di Roma oggi al vertice di Mediobanca), Luigi Abete (presidente di BnL) e Dino Marchiorello (all’epoca dei fatti alla guida di Banca Antonveneta), assolti, in primo grado, dal Tribunale di Palmi (RC), anche se, in quella sede, è stato riconosciuto il tasso usuraio applicato dai suddetti istituti alle aziende dell’imprenditore Antonino De Masi. Il Giudice Bruno Finocchiaro (a latere Iside Russo e Natina Pratticò) ha disposto l’acquisizione di tutti i verbali dei consigli di amministrazione e delle assemblee dei soci dal 1997 al 2002, avallando così la mossa dell’accusa. I tre istituti di credito dovranno consegnare alla Guardia di Finanza, i documenti, che secondo il magistrato, dimostrerebbero il ruolo decisivo dei vertici bancari nel fissare i tassi d’interesse da applicare ai prestiti da loro concessi. Punto focale del processo: il magistrato dovrà dimostrare che i sei funzionari imputati (anch’essi assolti in primo grado) delle agenzie di Gioia Tauro, Reggio e Rosarno, non avevano potere nell’oscillazione dei tassi applicati all’imprenditore. Bisogna quindi scalare la piramide della responsabilità. Nel corso dell’istruttoria dibattimentale è stato ascoltato il maresciallo Giuseppe Luppino della Guardia di finanza, che ha esposto e illustrato il percorso delle indagini, poi sfociato nel processo di primo grado.
Il sostituto procuratore, Francesco Neri, ha comunicato che nel corso della prossima udienza, fissata per l’8 giugno prossimo, depositerà il dossier che l’Antitrust (Autorità garante della concorrenza e del mercato) ha inviato al Parlamento, al Governo, alla Consob e alla Banca D’Italia. Un rapporto nel quale l’Autorità individua e mappa gli assetti societari, che “controllano” gli istituti di credito del nostro Paese, facendo emergere interessi incrociati in capo ad un “nucleo circoscritto di soci”, talvolta legati da patti, inoltre, come si evince dal rapporto, tale nucleo, anche con l’uso delle deleghe, si associa la capacità di “guidare” la partecipazione dei soci in alcuni momenti della vita sociale, quali l’approvazione del bilancio e la nomina del management. Prevista in aula, per il prossimo 8 giugno, la presenza di uno degli imputati, Luigi Abete, che ha chiesto di essere ascoltato.

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