I pirati somali, che chiedono riscatti di milioni di dollari per il rilascio di ogni nave catturata, trattengono attualmente nelle loro mani 15 navi di diversa nazionalità, di cui una italiana, il Buccaneer, e circa 200 marinai, di cui 10 italiani, membri degli equipaggi di queste navi catturate nel Mare del Corno d’Africa e dell’Oceano Indiano. E’ in queste acque infatti che la pirateria è diventata una moderna e redditizia forma di criminalità assai lucrosa e che serve a riempire le casse dei predoni del mare e non solo. Denaro che poi va a finanziare numerose altre attività anche illecite. L`11 aprile scorso nella loro rete è ‘caduto’ anche il rimorchiatore d’altura battente bandiera italiana ‘Buccaneer’ della società armatrice di Ravenna ‘Micoperi’. A bordo ci sono 16 uomini d’equipaggio di cui 10 italiani, 5 romeni e un croato. Per il loro rilascio i pirati somali chiedono un riscatto. La somma inizialmente richiesta era di 30 milioni di dollari mentre ora si ‘accontenterebbero’ di 2 milioni. Ecco i nomi dei 10 marittimi italiani sequestrati dai pirati nel Golfo di Aden:Mario Iarlori, comandante, iscritto alla Capitaneria di porto di Ortona (Chieti); Mario Albano, primo ufficiale di coperta, iscritto alla Capitaneria di Porto di Gaeta (Latina); Tommaso Cavuto, secondo ufficiale di macchina, iscritto alla Capitaneria di Porto di Ortona (Chieti); Ignazio Angione, direttore di macchina, iscritto alla Capitaneria di Porto di Molfetta (Bari); Vincenzo Montella, marinaio, iscritto alla Capitaneria di porto di Torre del Greco (Napoli); Giovanni Vollaro, marinaio, iscritto alla Capitaneria di porto di Torre del Greco (Napoli); Bernardo Borrelli, marinaio, iscritto alla Capitaneria di porto di Torre del Greco (Napoli); Pasquale Mulone, marinaio, iscritto alla Capitaneria di Porto di Mazara del Vallo (Trapani); Filippo Speziali, marinaio, iscritto alla Capitaneria di Porto di San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno); Filomeno Troino, cuoco, iscritto alla Capitaneria di Porto di Molfetta (Bari). Dei loro 6 compagni di lavoro si conosce invece ben poco, soprattutto dei 5 romeni mentre del croato si sa che si tratta di un 25enne di Fiume, studente della Facoltà di marineria prossimo alla laurea e imbarcatosi sul Buccaneer come elettricista.
Al verificarsi di tale situazioni le autorità italiane si sono subito attivate per adottare misure idonee a far fronte alle problematiche derivanti dalla vicenda e adoperarsi per accordarsi con i pirati, anche scendendo a patti, pur di ottenere la liberazione degli ostaggi.
Dopo l’iniziale avvio piuttosto soddisfacente la trattativa è però andato in stallo per l`inconsueta intransigenza mostrata dalle parti. Da un lato i pirati che non ne vogliono più saperne di trattative ne di mediazioni, sono trascorsi oltre 2 mesi, ma vogliono solo i soldi.
Dall`altro lato il governo italiano che , stranamente, ne chiede una liberazione incondizionata e senza riscatti, almeno ufficialmente.
La vita dei 10 marinai italiani è appesa ad un sottilissimo filo che è teso e oscilla fra le tentazioni di un blitz militare per liberarli, dagli esiti incerti, e la flebile speranza di una trattativa che ormai è chiaro, è impantanata ed intorbidita da ambigui ultimatum e da diverse forme di sciacallaggio.
Ieri però una finestra sembra essersi aperta.
E’ stato chiesto espressamente che la Farnesina, per trattare la liberazione degli ostaggi italiani, contatti direttamente i pirati a bordo del Buccaneer, tralasciando i canali intermediari a cui il ministero degli Esteri italiano sembra si sia affidato.
A farlo è stato uno dei pirati-carcerieri che in italiano si è rivolto per telefono a Pasquale Vollaro il papà di Giovanni, il marittimo di Torre del Greco a cui i pirati, come consuetudine, lasciano chiamare a casa almeno una volta a settimana. Il pirata ha detto: “We ‘Napoli’ devi dire a quelli della Farnesina che devono contattare direttamente noi e non quelli a terra”. Un sibillino seppure chiaro messaggio che l’ipotetica trattativa in corso è solo ‘sciaccallaggio’ che qualcuno sta conducendo a danno dei marittimi italiani ostaggi dei pirati somali.
La Farnesina conosce il modo per contattare direttamente i pirati a bordo del Buccaneer ed ora sono in molti ad augurarsi che lo faccia al più presto togliendo dalle spine le famiglie degli ostaggi che sperano di riabbracciarli tutti al più presto.
Intorno a questa vicenda per troppo tempo è calato un assordante silenzio. Un silenzio istituzionale ma anche mediatico. Negli ultimi giorni però sembra che il dramma degli uomini del rimorchiatore italiano `Buccaneer` cominci a risvegliare l’interesse sia degli organi d’informazione nazionali sia delle istituzioni.
E’ notizia recente, di questa mattina, che il capo dello Stato Giorgio Napolitano ha risposto all’appello rivoltogli dalle famiglie.
Ferdinando Pelliccia