Dieci di essi sono italiani, altri 5 romeni e un altro è croato. Chi segue la vicenda fin dal primo momento si è potuto rendere conto che la situazione è in una fase di stallo e forse la gestione di tutta la vicenda è anche molto discutibile. E’ opinione di molti che le trattative sono mal gestite come anche ci sono molti aspetti nella questione che non si riesce a ‘decifrare’. Una vicenda questa, nata in maniera apparentemente consueta per quell`area del mondo, ma che è andata sviluppandosi fino ad oggi, in maniera anomala. Tingendosi ora di giallo, ora di rosa e anche di nero. Giorno dopo giorno, in un contesto dai contorni oscuri, controversi e palesemente ricco di mistero e ambiguità, fattori che potrebbero portare a pensare che tutto quello che ruota intorno al Buccaneer nasconda uno scandalo non confessabile, i marinai ostaggi e le loro famiglie stanno vivendo con drammaticità questa storia. I protagonisti della vicenda sono da un lato il ministero degli Esteri italiano e la `Micoperi`, società di Ravenna armatrice del rimorchiatore italiano `Buccaneer` che fin dall`inizio si sono chiusi in un silenzio “assordante” che appariva più un modo per non `dimostrare` di non poter o saper fare nulla per riportare a casa i marittimi italiani, piuttosto che per i motivi che hanno invocato, ossia il riserbo. Dall`altro lato ci sono i pirati somali che in questo caso rivestono il ruolo dei cattivi. I pirati continuano ad affermare che essi compiono le loro azioni per protesta e per attirare l’attenzione del mondo sul fatto che il loro mare sta venendo depredato di tutte le sue ricchezze oltre ad essere diventato lo sversatoio del mondo. Alcuni dei marinai del Buccaneer, i 6 stranieri, sono stati da tempo portati a terra e distribuiti in più di un villaggio lungo la costa. Questo perché probabilmente i pirati temendo un intervento militare credono, avendo diviso gli ostaggi, parte sulla nave, i 10 italiani, e parte a terra, i 6 stranieri, che ora sia più difficile un intervento di forza da parte dei militari. Tutto questo ha dato vita ad una snervante attesa che sta logorando in particolare le famiglie dei marittimi italiani che vivono a Molfetta, Mazara del Vallo, Torre del Greco ed Ercolano. Sono quest`ultimi quelli che poi si sono dimostrati i più attivi nel voler avere risposte dal governo italiano perché fortemente preoccupati per il destino dei loro familiari ostaggi dei `crudeli` pirati somali. Un destino purtroppo ancora da definire e che eventi e azioni potrebbero condizionare e pertanto si tace e poi si tace ancora. La Farnesina segue una sola linea: il rilascio incondizionato degli ostaggi. Un rifiuto a trattare che ha innalzato un muro che appare insormontabile a causa dell`intransigenza mostrata anche dai pirati. Nessuno pare voglia cedere e in mezzo ci sono in gioco 16 vite umane. Finora la Farnesina ha continuato ad affermare che era in atto un`attività di coordinamento tra le varie strutture che si stanno adoperando per risolvere la vicenda nei migliori di modi. Ora sembra che una possibile soluzione sia vicina. Altrimenti non si spiegherebbe l’ottimismo mostrato ieri dall`armatore del Buccaneer, il general manager della Micoperi, Silvio Bartolotti, che si è detto sufficientemente ottimista e di credere che la vicenda si evolverà nel modo giusto e a breve”. E’ chiaro che nuovi fattori sono entrati in gioco. Il ministero degli Esteri e quello della Difesa italiani hanno istituito una «cellula di gestione» della vicenda presso l’unità di crisi alla Farnesina. Purtroppo l`Italia oggi sta pagando il fatto che per troppo tempo si è completamente disinteressata della Somalia, nonostante i due Paesi fossero legati da un passato coloniale. Pertanto per gli esperti dell’unità di crisi della Farnesina è stato praticamente impossibile arrivare ad avere contatti diretti con i pirati che hanno nelle loro mani i 10 marittimi italiani. Non è servito a compiere passi avanti neppure il coinvolgimento dell’Aise ex Sismi che avendo ‘ignorato’ la Somalia per anni oggi si è ritrovato senza alcun punto di riferimento concreto sul territorio. Questo ha portato le autorità italiane a doversi affidare a mediazioni di terze persone con gli ovvi risultati a cui si va incontro in questi casi. In questo contesto si sono inserite le autorità del Puntland lungo le cui coste sono ubicati i covi dei pirati somali in villaggi e porti costieri come Eyl, Harardhere e Bossaso. Di fatto essa è la moderna Tortuga, dove vengono poi dirottate gran parte delle navi catturate. Ed è proprio al largo della sua costa, nei pressi di Las Quorey, che è alla fonda il rimorchiatore italiano `Buccaneer`. Il rientro dell’Italia in Somalia è stato graduale ed ha richiesto appunto qualche mese. Un rientro per niente gratuito. Per farlo è stato scelto di aiutare concretamente il governo somalo di transizione, TSG, a riportare un minimo di ordine nel Paese. Dall`inizio dell’anno l`Italia ha già concesso aiuti a sostegno del processo di pace e delle istituzioni somale per circa 10milioni di euro. La presenza attiva degli italiani sul territorio somalo ha permesso finalmente di conoscere meglio il quadro reale della situazione senza dover ancora attingere a rapporti di analisti che comunque agiscono a migliaia di miglia di distanza. Però il tempo stringe e forse sarebbe utile anche tentare una mediazione diretta, mediazione che sembra che gli stessi pirati abbiano chiesto nei giorni scorsi, come abbiamo scritto in un articolo apparso in esclusiva sulle nostre colonne venerdì, quando durante la conversazione tra Pasquale Vollaro e il figlio Giovanni, uno dei marittimi campani sequestrato sul Buccaneer, si è intromesso uno dei pirati che in italiano si è rivolto a Pasquale: “Ciao «Napoli», devi dire al tuo Stato di trattare con noi, qui, sul Buccaneer”. Trascurare anche questa opzione potrebbe essere doloroso in quanto gli americani prima o poi decideranno di intervenire militarmente sulle basi dei pirati. Dopo questo importante passo avanti ecco che il capo della diplomazia italiana, Franco Frattini ha nei giorni scorsi affermato: “per le trattative ci affidiamo alle autorità di governo somale, a quelle centrali e a quelle locali. Non ci sono trattative sottobanco”. Il riferimento al governo di Mogadiscio, che ‘non governa’ un Paese dove dal 1991 vige la totale anarchia e dove quindi è facilissimo impiantare liberamente qualsiasi attività criminale e a quello del Puntland, la regione somala autoproclamatasi indipendente, era chiaro anche perché giungeva dopo che Frattini aveva incontrato a Roma all’inizio di giugno il premier somalo Omar Abdirashid Ali Sharmarke che gli aveva assicurato la massima disponibilità del suo governo.
Un segnale questo che forse l’attenzione istituzionale alla vicenda cominciava a crescere. Dopo giorni, settimane e mesi di silenzio mediatico sulla vicenda, da ieri anche gran parte dei media nazionali sembrano essersi risvegliati da un ‘letargo’ che ha tenuto quasi del tutto spento i riflettori su una questione che invece fin dal primo momento andava palesata, affrontata e risolta in breve tempo ed invece si è nascosta tutta la drammaticità della vicenda legata al problema dei pirati somali che agiscono nel Golfo di Aden. Pirati che non si sa fino a che punto siano legati con Al Qaeda. L’unica certezza è che possono usufruire dei porti del Puntland, e di quelli lungo costa della Somalia. Molto probabilmente il fenomeno della pirateria è diventato un valido mezzo per finanziare le tante attività criminali in atto nel Paese africano. Questo anche in virtù del fatto che per il Golfo di Aden passa un’importante rotta commerciale che collega il Mediterraneo all’Oceano Indiano attraverso il Canale di Suez. L’escalation del fenomeno nel giro di qualche anno, le prime importanti azioni piratesche si sono registrate nel 2005, ha lentamente trasformato quella che per molti era ritenuta, all’inizio, solo un’attività complementare a quella di pescatore, in una vera e propria attività criminale gestita da vere e proprie organizzazioni internazionali. Ora la situazione è critica soprattutto per il fatto che i pirati trattengono in ostaggio oltre alle navi catturare anche i loro equipaggi. Uomini che sarebbero usati dai pirati come scudi umani e merce di scambio essi sono circa 200 tra cui i dieci italiani del Buccaneer. Il Pentagono da tempo nella consapevolezza che il Golfo di Aden non si controlla senza controllare il territorio somalo e del Puntland, si è attivato e sono stati predisposti numerosi piani di intervento a terra, un intervento che però metterebbe a serio rischio la vita degli ostaggi e che l’avvento della nuova amministrazione americana, meno interventista della precedente, ha per ora congelato. I generali statunitensi però scalpitano e non è detto che entro breve non possano ricevere ‘luce verde’.
Ferdinando Pelliccia

