G8 Trieste 25, 26 e 27 Giugno 2009 – Sarà un summit ricco di contenuti e significativi interventi specie per quanto riguarda il fenomeno della pirateria, il vertice dei ministri degli Esteri del G8 in programma dal 25 al 27 giugno a Trieste. Verranno affrontati temi come l`Iran, gli ultimi sviluppi in Medio Oriente, la Corea del Nord, il Myanmar, le crisi africane. Successivamente, ci sarà la sessione dedicata alla stabilizzazione di Afghanistan e Pakistan, che di fatto è il ‘piatto forte’ del vertice di Trieste.
L`Italia si è proposta di ottenere in particolare dei risultati che conta di realizzare con il contributo di tutti i Paesi che parteciperanno.
Il vertice sarà all`insegna della corresponsabilità perché verrà chiesto a ciascuno dei 46 tra Paesi e organizzazioni regionali che vi parteciperanno di assumersi le proprie responsabilità nell`interesse della regione e del proprio Paese. Tra i partecipanti al vertice è prevista anche la presenza di Osce, Banca Mondiale e Banca asiatica di sviluppo.
Innanzitutto, l’Italia vuole dare un segnale forte di impegno sull`Afghanistan, la principale crisi regionale dagli attentati dell`11 settembre del 2001, dove sono impegnati circa 3mila soldati italiani e dove l’Italia sta compiendo uno sforzo considerevole anche sul fronte della ricostruzione. Sul piano del disarmo e della non proliferazione, l`Italia vuole consolidare l`impegno comune dei Paesi del G8 a contribuire alla riuscita della Conferenza di riesame del Trattato di Non Proliferazione, TNP, prevista per l`anno prossimo, e che dovrà rafforzare norme e principi multilaterali per limitare il rischio di una corsa all`arma nucleare in un mondo in cui proliferare è diventato più facile e più pericoloso, come indica anche il caso nordcoreano.
A Trieste si intende confermare la compattezza della comunità internazionale circa l`obiettivo della ricerca di una composizione definitiva del conflitto israelo-palestinese, sulla base del principio «due popoli-due Stati». Si tratta ormai, per quanto riguarda la pace in Medio Oriente, di fare un salto di qualità con il passaggio dal `processo` alla `soluzione`, attraverso la ripresa immediata dei negoziati.
A margine del vertice, nel pomeriggio di venerdì è in programma una riunione del Quartetto per il Medio Oriente, Onu, Ue, Usa e Russia. L’ultimo giorno le discussioni saranno allargate a Lega Araba, Egitto, Qatar, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Marocco, Tunisia, Yemen, Siria, Bahrein, Libano e Giordania. Oggi è anche definitivamente tramontata la possibilità che l`Iran possa essere presente alla Conferenza per la stabilizzazione di Pakistan ed Afghanistan in programma a Trieste nel corso del vertice G8. Lo scorso lunedì, a tre giorni dall’inizio dei lavori della conferenza G8 di Trieste, il ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, ha riferito che l’Iran non ho ancora risposto all’invito dell’Italia a parteciparvi e pertanto deve ritenere che quel Paese abbia declinato tale invito formulato ormai un mese fa. Nel frattempo è confermato che il segretario di Stato Hillary Clinton, reduce da un`operazione al gomito, ha rinunciato a recarsi al G8 di Trieste. La Clinton sarà rappresentata dal numero tre del Dipartimento di Stato William Burns. A Trieste verrà affrontato anche il problema, sempre più preoccupante, della pirateria al largo delle coste somale consolidando l`impegno dei Paesi del G8 nell`efficace attuazione delle misure internazionali di prevenzione e repressione del fenomeno già promosse dall’Onu e dall`Ue irrobustendo la capacità dei Paesi della regione di controllare le proprie coste ed acque territoriali e rafforzando il quadro giuridico internazionale. La comunità internazionale da tempo cerca faticosamente strategie comuni e l`Unione europea ragiona sul grado di intervento con il quale devono essere costruite le risposte al fenomeno della pirateria nel Corno D’africa. Nel giorno in cui il Governo somalo ha dichiarato lo stato di emergenza per l`escalation di violenza del conflitto tra le forze governative e le milizie islamiche legate ad Al Qaeda, il ministero degli Esteri italiano torna a rassicurare i familiari dei 10 marinai italiani membri dell’equipaggio del rimorchiatore italiano Buccaneer, nelle mani dei pirati somali dall’11 aprile scorso dopo essere stati catturati con la nave nel Golfo di Aden. La vicenda in questi giorni ruota intorno a Giovanni Vollaro, uno dei tre marinai iscritti alla capitaneria di porto di Torre del Greco (Napoli) e imbarcato sul Buccaneer. Al giovane torrese, la scorsa settimana, ancora una volta i pirati hanno permesso di telefonare a casa (vds. articolo pubblicato sull`argomento
[url]http://www.liberoreporter.it/NUKE/news.asp?id=3993[/url]).
A raccogliere la telefonata il padre Pasquale. “La conversazione è durata una decina di minuti, ha riferito Pasquale Vollaro, e anche se la linea era disturbata, ancora una volta ho ascoltato le parole di mio figlio”. “Mi ha detto che sono stremati, ma che stanno bene – ha continuato papà Vollaro – e che a bordo scarseggia di tutto, perfino l`acqua e anche le scorte alimentari”. “Mio figlio era sereno, precisa Pasquale Vollaro, ma ancora una volta mi ha chiesto di fare presto, di liberarli tutti”. Questo volta però un fatto nuovo è avvenuto. Pasquale stava parlando con il figlio ad un certo punto uno dei pirati somali che tengono in ostaggio l’equipaggio del Buccaneer si è intromesso nella conversazione ed ha preso il telefono che usava in quel momento Giovanni. Dall’altro capo del telefono un voce nuova che in un italiano un po’ stentato rivolgendosi in tono amichevole ha dichiarato: “We Napoli devi dire al tuo Stato che non devono chiamare quelli a terra ma direttamente noi, qui, sulla nave”. Un sibillino messaggio che faceva intendere che forse il governo italiano si è affidato a intermediari non in diretta connessione con i “protagonisti del sequestro” , e che si potevano accelerare i tempi del rilascio degli ostaggi, trattando direttamente con i carcerieri. Dalla Farnesina fanno sapere che non è esattamente così. Nel frattempo oltre al risveglio alquanto maldestro e mal gestito della stampa nazionale che finora ha ignorato la vicenda si è “levata una nuova voce istituzionale”: il neo presidente della Provincia di Napoli Luigi Cesaro. In questo momento, mentre scriviamo questo articolo, sta incontrando i familiari campani dei marittimi sequestrati sul Buccaneer, presso il comune di Torre del Greco. Il presidente si dice senza parole per la straordinaria prova di coraggio offerta dai familiari dei marittimi campani membri dell’equipaggio del rimorchiatore Buccaneer. Cesaro sembra intenzionato a voler mettere in campo tutte le iniziative, di carattere simbolico e istituzionale, atte a sollecitarne l`immediata liberazione dei 16 ostaggi. Tra le iniziative che la Provincia di Napoli adotterà per tenera alta l`attenzione dell`opinione pubblica e dei media sul caso del Buccaneer, saranno esposte tre gigantografie dei marittimi napoletani sulla facciata di Palazzo Matteotti sede della provincia. Il ‘falso’ clamore che gli ‘inopportuni’ e ‘inesatti’ articoli che diversi giornali nazionali stanno pubblicando in questi giorni non fanno altro che remare contro l’esito positivo di questa vicenda che finora non aveva, stranamente, raccolto alcuna attenzione da parte di nessun media nazionale. Ci rammarichiamo che nonostante quanto si sia stato detto e scritto ci sia ancora chi vuole vestire i panni del protagonista e cavalcare il cavallo della vittoria nell’ultimo miglio che lo separa dall’arrivo. Oggi sembra che ci sia, da parte dei giornalisti italiani, un rincorrersi alla notizia storpiandola in molti casi e forse vanificando le azioni di approccio e di trattativa che finora, con molta difficoltà, il governo italiano era riuscito a stabilire e costruire. Da queste colonne lanciamo loro un messaggio: evitate di scrivere balordaggini e continuate nel vostro «letargo» mediatico. Ormai la vicenda è ad esaurimento e sarebbe brutto ripartire da capo. Ieri sono stati rilasciati i 7 marinai delle Seychelles che erano tenuti in ostaggio dai pirati somali dopo che lo scorso marzo la loro nave ‘Explorateur’ era stata catturata nell`Oceano indiano. Alla loro liberazione non è seguita quella della nave di cui non si conosce la sorte. Molto probabilmente anche la vicenda del rimorchiatore italiano avrà lo stesso risvolto. Ma quello che ci preme e che i 16 marittimi, che da ben 72 giorni sono ostaggi dei pirati, ritornino a casa… Del rimorchiatore Buccaneer “fisicamente” poco importa.
Ferdinando Pelliccia