Sebbene in questo periodo l`attività dei pirati somali sia molto ridotta a causa della stagione dei monsoni essi continuano a battere cassa. Stamani hanno rilasciato la `MV Pramoni`. Si tratta di una nave cisterna battente bandiera di Singapore. La nave era stata catturata lo scorso mese di gennaio con a bordo 24 membri di equipaggio di diverse nazionalità, cinesi, indonesiani, nigeriani e vietnamiti. Ovviamente il rilascio è stato subordinato al pagamento di un riscatto da parte dei proprietari della nave come sempre è avvenuto finora. L`unico caso al mondo in cui non è stato pagato un riscatto è quello del rimorchiatore d`altura italiano `Buccaneer`, ma solo secondo la Farnesina. La nave venne catturata dai pirati somali nel Golfo di Aden l`11 aprile del 2009 e rilasciata dopo 4 mesi. Secondo quanto afferma il ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini per il rilascio della nave e dei suoi 16 membri dell`equipaggio, dei quali 10 italiani, non è stato mai pagato un riscatto.
Una nave torna libera ed un`altra perde la `libertà`.
La scorsa settimana a cadere nella rete dei predoni del mare un piccolo cargo indiano, l` `Abdul Razak`. A bordo un equipaggio di 9 marittimi tutti indiani. La nave era in navigazione nell`Oceano Indiano e dall`India era diretta a Dubai. Molto probabilmente l`imbarcazione lunga appena 40 metri è stata catturata, dai pirati somali, allo scopo prevalente di utilizzarla come nave madre in appoggio ai barchini che lanciano l`assalto alle navi al largo della Somalia.
Missioni militari nel mare del Corno d`Africa
Purtroppo il fenomeno della pirateria marittima nel mare del Corno d`Africa risulta essere una piaga difficile da sanare. Questo nonostante in quel mare siano presenti, a pattugliarlo, navi da guerra di diverse nazionalità. Alcune unite in missioni internazionali come quella dell`Unione europea, Ue, denominata `Atalanta`, quella della NATO denominata `Oceano Shield` e quella della coalizione multinazionale Ctf-151 a guida americana.
A queste poi, si associano altre missioni di contrasto condotte da singoli Paesi con proprie navi da guerra indipendentemente dagli altri. Tra questi Paesi vi sono Russia, Cina, Iran, India, Corea del Sud, Giappone, Australia e tanti altri ancora. Nonostante questo forte impegno il fenomeno non accenna però a terminare, anche se però appare più contenuto. Se prima un attacco su tre andava a buon fine, ora è uno su sei. E` comunque il 2009 l`hanno che ha fatto registrare una forte spinta in avanti del fenomeno. L`unico risultato certo ottenuto dall`intervento internazionale riguarda la maggiore protezione offerta alle navi del Programma Alimentare Mondiale, PAM. Mentre sul fronte della difesa del traffico mercantile, che attraversa l`Oceano Indiano, i risultati sono irrisori rispetto all`impegno e ai costi che comporta, per ogni Paese, la partecipazione ad una missione antipirateria marittima nel mare del Corno d`Africa. Inviare una nave da guerra nel mare dei pirati e tenercela comporta, per il Paese d`origine, una spesa media di 100mila euro al giorno che se rapportata alla durata media di ogni missione, che è di circa 4 mesi, il costo equivale a 14 milioni di euro. Dallo scorso 12 dicembre la guida della missione navale europea è toccata, per rotazione, all`Italia e le resterà fino alla metà del mese di aprile. Nell`Oceano Indiano, nell`ambito dell`operazione Atalanta, opera la nave da rifornimento della marina militare italiana Etna, che ne è anche l`ammiraglia. Nei giorni scorsi questa unità navale ha fatto da angelo custode per 4 giorni al mercantile `Alpha Kirawira` che trasportava aiuti umanitari per conto dell`Amisom, la missione di pace dell`Unione africana, Ua, in Somalia. Il cargo da Mombasa in Kenya è giunto sano e salvo a Mogadiscio in Somalia. La nave Etna è ora alla fonda al largo del porto di Mogadiscio in attesa che il mercantile riparta per scortarlo di nuovo nel suo viaggio di ritorno a Mombasa. Nel frattempo lo scorso martedì i ministri della Difesa Ue hanno deciso, nel corso della riunione tenutasi a Palma di Maiorca, di allargare al controllo dei porti i compiti della missione Atalanta. Con questo nuovo mandato le navi da guerra Ue potranno ora estendere il controllo e la vigilanza anche ai porti lungo la costa somala. Porti da cui partono i pirati somali e procedere fin dalla loro uscita in mare all`individuazione e alla neutralizzazione dei barchini utilizzati dai predoni del mare per assaltare le navi mercantili. Questa attività sarà particolarmente intensificata fra maggio e giugno e fra settembre e novembre prossimi quando, dopo i monsoni d`inverno e d`estate, le condizioni del mare faciliteranno l`attività dei pirati somali. I 27 ministri della difesa Ue, inoltre, hanno anche deciso che a maggio venga dato il via alla missione di addestramento delle forze di sicurezza in Somalia. Questo allo scopo di avviare l`azione di contrasto alla pirateria marittima anche dalla terraferma. In questo modo da terra le forze somale e dal mare le forze navali internazionali si dovrebbe ottenere una maggiore efficacia della lotta contro le varie gang del mare che operano al largo della Somalia. La missione militare Ue di addestramento delle forze somale del Governo Federale di Transizione di Mogadiscio è stata decisa lo scorso gennaio dal consiglio Ue. L`addestramento sarà effettuato in Uganda e interesserà 2mila uomini delle forze somale.
Ferdinando Pelliccia