Pirati somali di nuovo in azione nel Golfo di Aden, catturata una petroliera saudita. A cadere nelle mani dei predoni del mare è stata questa volta la `Al Nisr al Saudi`, una petroliera di oltre 5mila tonnellate di stazza, in navigazione dal Giappone verso Jeddah. Al momento della cattura le stive della nave erano però vuote. Oltre all`imbarcazione, catturati anche i membri dell`equipaggio. Si tratta di 13 marinai cingalesi e il capitano, un greco. La petroliera è stata dirottata verso il porto di Garacad, una delle roccaforti dei pirati somali lungo la costa. Sembra che la nave non viaggiasse seguendo una rotta coperta dalla sorveglianza della missione navale del`Ue, Atalanta. Dopo un periodo di riposo forzato, a causa della stagione dei monsoni. Le varie gang del mare che imperversano nell`Oceano Indiano, assaltando le navi commerciali che incappano nella loro rete, per catturarle e chiedere poi, un riscatto di almeno un milione di dollari per il loro rilascio, stanno di nuovo entrando in azione. E` questo infatti, il periodo dell`anno in cui le condizioni atmosferiche nel mare dei pirati migliorano e sarà così per tutto marzo, aprile, maggio e parte di giugno. Nei giorni scorsi, in previsione della ripresa di questa attività criminale legata al fenomeno della pirateria marittima, la coalizione internazionale composta da unità navali da guerra di decine di Paesi ha intensificato i controlli e la vigilanza nel mare al largo della Somalia e nell`Oceano Indiano. Lunedì scorso nel corso di una di queste operazioni una nave da guerra della NATO aveva affondato una nave madre pirata proprio nelle acque antistanti la Somalia. La nave in questione è la fregata danese `Absalon` che opera nell`ambito dell`operazione antiprateria `Ocean Shield` dell`Alleanza Atlantica. La nave pirata era stata localizzata fin dal mattino di domenica scorsa subito dopo che aveva lasciato una dei tanti covi pirati lungo la costa somala, divenuta ormai una moderna Tortuga. Il comando della missione NATO aveva presentato il successo ottenuto nell`operazione condotta dalla `Absalon` come un forte segnale di monito lanciato ai pirati. Evidentemente i pirati somali che hanno assaltato e catturato la petroliera saudita non l`hanno capito. Le navi madri pirate sono quelle imbarcazioni utilizzati dai pirati in alto mare come base di partenza dei loro barchini con i quali poi, conducono gli attacchi contro i mercantili. In genere per questo `ruolo` i pirati scelgono delle imbarcazioni non molto grandi max 35-40 metri. A volte le stesse navi catturate, in genere preferiscono i pescherecci per il fatto che questo tipo di imbarcazione sono facilmente camuffabili. I pirati somali si servirono proprio di due pescherecci egiziani, catturati il giorno prima, per assaltare e catturare l`11 aprile scorso il rimorchiatore d`altura italiano `Buccaneer` con a bordo 16 uomini di equipaggio, di cui 10 italiani. La nave, dopo una snervante trattativa durata quasi 4 mesi e `magistralmente` condotta dalla diplomazia italiana guidata dal ministro degli esteri Franco Frattini, venne liberata il 9 agosto successivo e senza che fosse stato pagato alcun riscatto. Questo è almeno quanto afferma, e ribadisce tuttora, il capo della Farnesina e la società armatrice della nave, la Micoperi di Ravenna. Fatto questo che pone l`Italia come unico Paese al mondo a non aver pagato un riscatto per riottenere indietro dai pirati somali una sua nave e il suo equipaggio. Finora tutti hanno pagato nessuno escluso. I pirati protagonisti del sequestro del Buccaneer da parte loro hanno sempre affermato di aver ricevuto in cambio del rilascio della nave e dei 16 membri d`equipaggio un forte riscatto, anzi affermano di aver ricevuto più del richiesto.
Ferdinando Pelliccia

