yenIl governo e la banca centrale giapponesi hanno concordato un’inflazione programmata del 2%, con l’impegno dell’istituto di acquistare senza limiti tutti i titoli di Stato che il governo vorrà emettere. Il Sol Levante, che ha già un rapporto debito pubblico/PIL doppio rispetto a quello italiano, preannuncia così una netta svolta espansiva in politica interna e un forte deprezzamento dello yen sul mercato internazionale dei cambi, in pratica una vera e propria svalutazione, tesa a rendere più competitive le esportazioni e dar fiato a un’economia già strozzata dall’austerity. In linea con quanto stanno già facendo, tra gli altri, America, Cina e Gran Bretagna.
Il rischio di tutto questo, per un’Europa che volesse mantenere a oltranza la sua linea di rigore, è di trovarsi un imbarazzante Euro forte, capace di frenare la competitività all’estero dei suoi prodotti: in questo modo, come giustamente ha osservato il Sole-24 Ore, avremmo il paradosso della valuta più forte nell’area economicamente più debole.
Ma è anche possibile che, per prevenire lo sgradevole scenario, la stessa Europa cambi rotta. La Germania, che in settembre eleggerà il suo nuovo parlamento, dopo aver imposto ai partner europei la propria linea di austerity, vede ora rallentare drammaticamente la sua crescita. Mentre dal Fondo Monetario Internazionale giungono all’UE forti esortazioni per una linea più espansiva. E già si manifestano in questo senso fermenti e insofferenze trasversali in seno al Parlamento Europeo. Ma conciliare sviluppo e rigidità fiscale resta un rebus.
Gian Luca Caffarena