Ma  tra i Cardinali si fronteggiano due schieramenti opposti. Sotto accusa l’orgia del potere di una Curia che vuole restare inespugnabile.

san-pietro-wikipedia-commons


Roma, 8 mar. Dopo una giornata di suspense, l’ottava Congregazione generale dei Cardinali della Chiesa cattolica  ha stabilito che il Conclave  che eleggerà il 266° successore di Pietro comincerà  martedì prossimo, 12 marzo. Al mattino si terrà la messa Pro Eligendo Pontefice , mentre nel pomeriggio i 115 Cardinali elettori si chiuderanno nella Cappella Sistina.

La suspense è dovuta al fatto che nel primo pomeriggio di oggi Padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa della Santa Sede, aveva dichiarato che “nella Congregazione del pomeriggio dovrà emergere la data del Conclave” e che essa dovrebbe cadere “all’inizio della prossima settimana, lunedì, martedì, mercoledì, non credo i cardinali decidano di cominciare sabato o domenica…

Durante la  riunione di stamattina erano continuati gli interventi dei Cardinali,  ma l’accordo sulla data d’inizio del Conclave non era ancora stato raggiunto. Poiché il quorum, che Sua Santità Benedetto XVI, prima di dimettersi, ha stabilito rimanga fisso per tutte le votazioni,  dei due terzi degli elettori presenti e votanti, per eleggere il nuovo Papa sono necessari almeno 77 voti.

Nel corso della giornata è trapelata anche una serie di indiscrezioni sui nomi dei candidati dei due schieramenti che si stanno fronteggiando e che cito solo per dovere di cronaca, dato che Libero Reporter, per un senso di doveroso rispetto verso il prossimo successore di Pietro, non ha nessuna intenzione di partecipare alla gara in atto del “totoconclave”. In Curia si sarebbe verificata una spaccatura, con l’adesione di una figura sempre più importante, quella del Cardinale Giovanni Battista Re – che nel Conclave sostituirà come Decano del Collegio cardinalizio l’ultraottuagenario Sodano – il quale avrebbe abbandonato il «partito» di quella stessa Curia di cui pur fa parte, aderendo al «partito» di coloro che vogliono drasticamente ridurne l’enorme potere.

Quello che vuole invece conservarlo (almeno!) intatto è sempre saldamente in mano al potentissimo Camerlengo Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato uscente, il quale – pur di garantire ad un italiano di sua fiducia quella Segreteria di Stato che ha retto sotto il Pontificato di Sua Santità Benedetto XVI e che costituisce una carica ormai talmente ambita, nevralgica e discussa da essere trattata, a partire dal prossimo Conclave, in un unico “pacchetto” con la stessa scelta  del Pontefice –  rinuncerebbe alla richiesta iniziale di un ritorno del Papato in mani italiane, aderendo alla candidatura dello straniero Odilo Pedro Scherer, il cardinale brasiliano di origine tedesca arcivescovo di San Paolo e membro della commissione cardinalizia che vigila sullo Ior, o, in alternativa, non essendo quest’ultimo per ora gradito agli altri Cardinali brasiliani, a quella sostenuta dal Decano Angelo Sodano (che, come già detto, non entrerà in Conclave, avendo superato gli ottant’anni) dell’argentino Leonardo Sandri. Ma poiché tanto Sodano quanto il suo sodale Sandri sono stati accusati di avere coperto il fondatore dei Legionari di Cristo Marcial Maciel, che abusò di minori e ha almeno sei figli, Bertone ha in riserva anche un terzo candidato, il singalese Malcolm Ranjith, arcivescovo di Colombo, il quale, dopo essere stato chiamato in Curia come segretario aggiunto di Propaganda Fide e come segretario della Congregazione sulla liturgia, dopo soli quattro anni di lavoro, fu rispedito in patria da Sua Santità Benedetto XVI.

I Cardinali che vogliono invece mettere finalmente fine all’orgia di potere della Curia, e che avrebbe voluto farlo non in un Conclave affrettato e combattuto all’ultimo sangue, ma durante le attuali Congregazioni generali, si sarebbero orientati invece proprio sul Cardinale italiano Angelo Scola, arcivescovo di Milano, il primo di cui si sia fatto il nome come successore di Benedetto XVI, il quale conterebbe per ora su una quarantina di voti, quelli di molti Cardinali stranieri, tanto europei quanto statunitensi. Anche questi Cardinali avrebbero comunque due candidati di riserva, l’arcivescovo di New York, Timothy Dolan e il suo connazionale Sean O’Malley , il cappuccino arcivescovo di Boston, che più di ogni altro si è esposto con le sue dichiarazioni ai giornalisti e che è stato ora ridotto al silenzio. Questi tre candidati hanno in comune la volontà di porre finalmente fine a quei tenebrosi intrighi avvenuti all’interno della Curia,  che sono riusciti nell’intento di  logorare le forze di Sua Santità Benedetto XVI, sino a fargli prendere, primo Papa nell’era moderna, la gravissima e storica decisione di dimettersi.

L’altra novità di oggi è il rilievo che i mass media italiani, finora presi da una parallela “sede vacante”, quella del nuovo governo italiano, che purtroppo non gode dell’assistenza diretta dello Spirito Santo, hanno finalmente cominciato a dare ad un evento di tale portata, che ha riportato Roma ad essere il centro del mondo, meta di pellegrini e turisti, e anche, purtroppo, bersaglio privilegiato del terrorismo internazionale, che per fortuna dopo l’11 Settembre 2001  non ha mai colpito direttamente l’Italia.

Su tutti spicca il coraggioso editoriale del Corriere della Sera di stamattina, scritto da Massimo Franco. Mi sembra quindi giusto lasciare a lui la conclusione, in questo momento più attuale che mai:

“La distanza fra la comunità dei fedeli e il Vaticano è più vistosa del passato: al punto di prefigurare una contraddizione, se non una frattura, fra la dimensione religiosa e quella del governo della Santa Sede. Ma è soprattutto sul concetto di trasparenza che le due realtà risultano sconnesse. Dal basso, e anche dai vertici di alcuni episcopati mondiali, arrivano richieste radicali di chiarezza e di pulizia che finora sono state respinte e frustrate.
Ma il risultato è che il dossier dei tre cardinali incaricati mesi fa di indagare sulle fughe di notizie e sul malaffare dentro le Sacre Mura, galleggia come una mina vagante intorno alla Cappella Sistina. Gli appelli a rivelarne il contenuto sono stati inutili; e questo impedisce di scegliere avendo a disposizione tutte le informazioni sui “papabili”. Eppure, sarebbe disastroso coprire una verità a conoscenza di un pugno di persone della Curia, col rischio che ne vengano usati impropriamente spezzoni per colpire l’uno o l’altro candidato; e per influenzare l’andamento o addirittura l’esito del Conclave.”

“In quel caso il controverso, drammatico sacrificio di Benedetto XVI risulterebbe non la risorsa estrema per provocare la riforma, anzi la palingenesi del cattolicesimo. Verrebbe ridotto a un gesto di impotenza, addirittura di disperazione, di fronte a una realtà così terrena da umiliare e schiantare anche i propositi più spirituali.”

 

Giancarlo De Palo