Ci piazziamo dopo Serbia e Grecia, spendiamo più di Germania e Francia per le spese mediche, ma nelle patrie galere il suicidio rimane spesso l’unica via di fuga.

carcereRoma, 3 Maggio 2013 – L’Italia che corre per non perdere il treno dell’economia Europa, guadagna senza problemi ben altri podi nel Vecchio Continente. Il nostro Paese, infatti, dopo Serbia e Grecia, è la nazione del Consiglio d’Europa con il maggior sovraffollamento nelle carceri, dove per ogni 100 posti ci sono 147 detenuti. L’Italia e’ anche al terzo posto per numero assoluto di detenuti in attesa di giudizio, dopo Ucraina e Turchia. Questi alcuni dei dati contenuti nel rapporto del Consiglio d’Europa sulla popolazione carceraria nei 47 Stati membri, fotografata al settembre 2011.

Il drammatico scenario conferma quanto già affermato da uno studio dell’Associazione Antigone divulgato alla fine dello scorso anno, nel quale si evidenziava come l’Italia avesse un tasso di sovraffollamento carcerario del 142,5%, rispetto alla media EU del 99,6%.

Tra i 47 Stati membri del Consiglio d’Europa solo 5 hanno superato la soglia dei 130 detenuti per 100 posti disponibili: Cipro, Ungheria, Italia, Grecia e Serbia. Ma quello del sovraffollamento, come emerge dal rapporto del Consiglio d’Europa sulla popolazione carceraria, è un problema che tocca anche altri 19 Stati membri. L’Italia ha tuttavia anche un’altra maglia nera. E’ infatti, dopo Ucraina e Turchia, il paese con più detenuti in attesa di un primo giudizio, 14.140 su un totale di 67.104 carcerati, vale a dire il 21,1%. L’Ucraina ne ha quasi 18 mila ma su un totale di oltre 158 mila detenuti, mentre in Turchia ci sono quasi 36 mila persone in attesa di giudizio su una popolazione carceraria di quasi 127 mila detenuti. Lo Stato che dopo l’Italia ha più persone in attesa di giudizio in carcere e’ la Francia: 12.561 persone su un totale di 72.326 detenuti. L’Italia e’ infine il secondo paese, dopo la Spagna, ad avere in termini assoluti il maggior numero di condannati in via definitiva per reati connessi alla droga: 14.868 su 37.622, cioè quasi il 40%. La Spagna ne ha 15.551 ma su un totale di quasi 60 mila condannati in via definitiva.

L’ Italia inoltre, sempre stando a quanto pubblicato oggi dal Consiglio d’Europa, è la nazione che spende di più per i detenuti. Dal rapporto risulta infatti che nel 2010 si è speso, escludendo le spese mediche, 116,68 euro al giorno per ogni detenuto. Allo stesso tempo la Francia e la Germania, che prendono in considerazione anche le spese mediche, ne hanno spesi rispettivamente 96,12 e 109,38. Si spende di più – insomma – per “offrire” le peggiori condizioni di vita.

Il risultato è che i detenuti nelle carceri continuano a morire, troppo spesso togliendosi la vita. È di ieri la notizia di un giovane di origine magrebina suicidatosi nel carcere calabrese di Catanzaro, mentre oggi un detenuto di 53 anni si è spento nel carcere di Velletri per un malore. Era recluso dallo scorso mese di marzo. È il quarto decesso registrato nelle carceri del Lazio dall’inizio del 2013; il secondo in poco meno di un mese a Velletri dopo quello del 27 marzo scorso. Un’ulteriore punto di un elenco troppo lungo che purtroppo non fa notizia.

A rendere noto il fatto, il Garante dei detenuti del Lazio Angiolo Marroni, che ha avuto parole dure nel descrivere l’accaduto:  “sarebbe un errore rubricare “morte per malattia” il decesso di quest’uomo – ha detto Marroni – perché il problema e’ il contesto in cui e’ avvenuta. A Velletri sono presenti 635 detenuti a fronte di 444 posti. La metà di loro assume psicofarmaci e in 240 sono in carico al Sert. Circa 80 detenuti sono sottoposti a grande o grandissima sorveglianza. Il paradosso e’ che il nuovo padiglione, aperto di recente, e’ sottoutilizzato perché ha una impostazione di “regime aperto” ma, per quanto appena detto, la stragrande maggioranza dei detenuti presenti e’ incompatibile con un regime di bassa sorveglianza. Il personale di polizia penitenziaria è, aggiunge il Garante,  drammaticamente sotto organico: attualmente sono in 209 per 635 presenti quando la norma imporrebbe un rapporto agente/detenuto pari a 0,80. In queste condizioni e’ davvero difficile che in carcere possa essere garantita non solo l’applicazione dell’art. 27 della Costituzione, ma anche un efficace diritto alla salute per i reclusi“.

Fulvio D’Andrea