Non ci sono prove e difficilmente potranno esserci, che possano ricondurre all’esercito fedele a Bashar al-Assad, per l’uso di armi chimiche nel conflitto tra lealisti e ribelli in Siria. Ciò che sembra certo, forse, è che una delle due parti ha usato armamenti chimici. O probabilmente entrambi, oppure c’è un disegno destabilizzante dell’area, che prevede con ogni mezzo, anche illecito, la destituzione di Assad, e che quindi non vi sia alcun uso di tali armamenti, ma si giochi su questo per forzare la mano agli eventi. La verità non sta mai da una parte sola e il timore che la faccenda dell’uso di armi chimiche possa essere stato pilotato, o che una “gelida manina” abbia potuto dare una spinta per superare quella fatidica «linea rossa», sconcerta tanto quanto un eventuale uso di tali armi da parte del regime o dei ribelli.
Non sarà comunque facile, per le potenze occidentali più interventiste, rovesciare Assad, che, ricordiamo, ha alle spalle un solido e potente alleato: la Russia. Non senza pesanti conseguenze, non soltanto nell’area dell’eventuale conflitto, ma con ripercussioni a livello mondiale. Chiunque abbia cercato in passato di “pilotare” gli eventi in Medio Oriente, ha fallito miseramente. Il Medio Oriente non è il nord Africa. Un attacco da parte di paesi Nato, Usa e Gran Bretagna in testa, con o senza mandato dell’Onu, dovrà tenere conto dei risvolti a posteriori di tale operazione, che rischia di ricompattare quel mondo arabo integralista e non. Un ricompattamento che quasi certamente avrà luogo, nel momento in cui il primo missile “targato occidente” finirà sul territorio siriano.
L’Iran, dal canto suo, ha già fatto sapere che si muoverà di conseguenza ed ha minacciato, neppure velatamente, di coinvolgere Israele in un eventuale conflitto nella regione. E ci possiamo mettere la mano sul fuoco che la Repubblica islamica degli Ayatollah, non veda l’ora di trovare una buona scusa per silurare la “Stella di David”.
Conseguenze disastrose in vista, che la comunità internazionale, occidente per primo, dovranno ben soppesare. Oltre a considerare una recrudescenza di attacchi terroristici sparsi per il mondo, ovunque ci sia un “simbolo” occidentale da colpire, in risposta al “nemico giurato imperialista” e suoi alleati, tanto caro al fondamentalismo di matrice islamica. Ora, più che mai, l’occidente è chiamato a risolvere le questioni scottanti del pianeta, rinunciando alla formula fallimentare dell’«esportazione della democrazia».
Ma la storia, sappiamo, non ha mai insegnato nulla ai sordi.
J&B
(Tamburo sBattente)


