Adesso arriva la conferma di quanto pubblicato da LiberoReporter nei giorni scorsi e inascoltato dalla Farnesina, dall’armatore e dalla stampa nostrana. Un fax spedito direttamente dalla Savina Caylyn (fax pubblicato in fondo all`articolo), che si trova ormeggiata in località Raas Cusbard (o Cusbaro) a nord della Somalia, a firma del comandante Giuseppe Lubrano Lavadera e dal Direttore di macchina Antonio Verrecchia, ribadisce quanto già comunicato dalla nostra testata nei giorni scorsi. A ultimatum scaduto, i pirati hanno fatto sbarcare, il Primo Ufficiale, Eugenio Bon, il Terzo Crescenzo Guardascione e l’allievo di coperta, Gianmaria Cesaro. Le condizioni di prigionia sono pessime e scarseggiano i viveri e sta terminando il carburante; le medicine sono terminate e alcuni a bordo, a causa del sole e le elevate temperature, hanno problemi con la pelle e lamentano alcuni traumi. Il copione si ripete, perfettamente uguale al sequestro di 2 anni fa, che coinvolse il nostro rimorchiatore d’altura Buccaneer: i membri dell’equipaggio, sono costretti a passare l’intera giornata, guardati a vista e con le armi automatiche spianate, sul ponte di comando. Della trattativa neppure l’ombra. Si capiva perfettamente che le cose stavano andando in questa direzione e che nulla si muoveva intorno alla vicenda della petroliera Savina Caylyn: i sospetti che la trattativa non stava facendo alcun passo avanti, viene ora confermata direttamente da bordo nave: “Il negoziato è bloccato da più di due mesi”. Il resto del fax, fatto di due pagine scritte in stampatello, è un appello disperato al nostro governo, affinché aiuti l’armatore che “Essendo una piccola compagnia di navigazione, non potrà certo far fronte all’enorme cifra richiesta dai pirati”. Non mancano neppure le richieste d’aiuto all’intero popolo italiano: “Ci rimettiamo al vostro buon cuore e allo spirito di fratellanza di voi fratelli e sorelle italiani”.
Adesso ci si aspetta una presa di posizione ufficiale del Ministro Frattini, che nei giorni scorsi ha ricevuto una lettera dei parenti degli ostaggi, nella quale richiedevano di poterlo incontrare, affinché si sblocchi la vicenda e intervengano per liberare i marittimi italiani e indiani, che si trovano stremati sulla Savina Caylyn da ben 105 giorni di prigionia nelle mani dei pirati somali.

IL FAX DI DUE PAGINE ARRIVATO IN REDAZIONE

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