Un anno fa, l’11 febbraio 2013, l’annuncio storico delle sue dimissioni.
La mattina de11’11 febbraio 2013, esattamente un anno fa, Sua Santità Benedetto XVI ha annunciato le sue dimissioni dal Pontificato, cedendo il passo al Cardinale Jorge Mario Bergoglio, meno anziano di lui di nove anni. Lo storico annuncio è avvenuto, in latino, durante il concistoro ordinario tenuto quel giorno per la canonizzazione dei martiri di Otranto e di altri tre beati, seguendo le regole del Canone 332 del Codice di Diritto Canonico:
« Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio, sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino… Per questo, ben consapevole della gravità di questo atto, con piena libertà, dichiaro di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma, Successore di San Pietro, a me affidato per mano dei Cardinali il 19 aprile 2005. »
Sebbene fosse stata ventilata da tempo ed anche ripresa dal Foglio, la notizia colpisce Roma e il mondo, cattolico e secolare, come nessun discorso e nessuna morte di Papa aveva mai fatto da secoli. E’ in quell’annuncio e nei 17 giorni successivi di Pontificato che Benedetto XVI riesce finalmente a “bucare” gli schermi televisivi, ponendosi al centro dell’attenzione mediatica, culminata il 28 febbraio nelle indimenticabili, struggenti e surreali riprese, trasmesse da ben 19 telecamere del Centro Televisivo Vaticano, del suo congedo e del viaggio in elicottero dalla Città del Vaticano alla residenza di Castel Gandolfo. Sembra di essere in sogno o davanti ad un film, che solo un altro film, Habemus Papam di Nanni Moretti, aveva potuto in qualche modo presagire.
Se il nuovo “gran rifiuto” di Papa Benedetto aveva qualche precedente storico, a cominciare appunto da quello di Celestino V, da un anno a questa parte si è creata nello Stato della Chiesa, divenuto, dopo la donazione costantiniana e l’eredità dell’Impero romano, il più piccolo Stato del globo, una situazione che invece non si era veramente verificata da che mondo è mondo: la “coabitazione”, nello stesso tempo e tra le stesse mura, di “due Papi”, uno realmente regnante con il suo predecessore sepolto non nelle tombe sotto la Basilica di San Pietro, ma in una convento di clausura appositamente ristrutturato. Invece di scomunicarsi a vicenda come era avvenuto nel Medio Evo, i “due Papi” scrivono a quattro mani addirittura un’enciclica, cominciata dal primo e conclusa e data alle stampe dal secondo.
E’ a Papa Benedetto che vogliamo oggi rendere omaggio. Le sue dimissioni sono subito state accettate e salutate dai potenti della terra come un esemplare ed eroico gesto di coraggio, che nessuno degli adulatori – a cominciare dal nostro “Re Giorgio”, che qualche mese dopo, prima dello scoccare del suo ottantottesimo compleanno, si è addirittura lasciato rieleggere presidente della repubblica per la prima volta nella storia italiana – è stato però poi capace di compiere a sua volta.
Attaccato pretestuosamente dall’esterno, il povero Benedetto XVI è stato isolato e spiato all’interno di quello stesso piccolo Stato di cui pure era il Sovrano assoluto (la Città del Vaticano è una monarchia assoluta teocratica. Il Papa, che ha anche poteri di infallibilità, risponde del proprio operato solo alla propria coscienza, alla Persona Christi del suo confessore e soprattutto a Cristo, Re dell’universo, di cui è il Vicario in terra).
A spiarlo, a parer loro a fin di bene, è l’ancora sconosciuta miriade di “Corvi” insediata all’interno delle Mura leonine. Essi, servendosi addirittura del suo aiutante di camera Paolo Gabriele, che arruolano nelle loro fila, dato che per le sue mani passano tutti i documenti visionati dal Santo Padre. Dopo averne fotocopiata una gran mole, tali segretissimi documenti vengono consegnati dal Gabriele stesso al giornalista investigativo Gianluigi Nuzzi, che nel maggio 2012 li pubblica per l’editore Chiarelettere nel saggio Sua Santità. Le carte segrete di Benedetto XVI, titolo studiato ad arte per mettere in imbarazzo proprio il Papa, invece dei suoi persecutori: basta leggerli, questi documenti autentici ed incredibilmente messi in pasto all’opinione pubblica invece di venire collocati al loro posto negli Archivi più antichi, grandi e segreti che esistano sulla terra, per rendersi conto fino a che punto l’intrigo, la corruzione, la brama di Potere siano radicate nella Curia, al servizio della massoneria vaticana, che trama ancora, dopo “l’apparizione”di Giovanni Paolo I, per far fuori in qualche modo il Papa in carica, nel tentativo di far salire un suo Cardinale sul Soglio di Pietro.
Lo scandalo è talmente grande che il gesuita Padre Federico Lombardi, direttore dal 2006 della Sala Stampa vaticana, lo soprannomina Vatileaks. Il più grave dei documenti allude ad un complotto di morte da attuare contro Benedetto XVI, che i traditori vorrebbero veder sostituito dal Cardinale di Milano Angelo Scola, il quale, alle successive ed effettive dimissioni della vittima sacrificale, agnello circondato da lupi, entra effettivamente in Conclave come Papa in pectore, preceduto ed accompagnato dall’immediato strombazzamento mediatico, soprattutto televisivo, che fa al caso, tanto che alle 20,23 del 13 marzo 2013, immediatamente dopo l’elezione di Jorge Maria Bergoglio, e prima che quest’ultimo si affacci dalla loggia di San Pietro, una nota ai giornalisti del segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana Mariano Crociata “esprime i sentimenti dell’intera Chiesa italiana nell’accogliere la notizia dell’ elezione del Card. Angelo Scola a Successore di Pietro”.
La sera precedente l’uscita del libro di Nuzzi, la Gendarmeria vaticana ferma Paolo Gabriele, trovandolo in flagrante delitto: egli infatti porta con sé carteggi riservati del Santo Padre. Egli viene quindi arrestato per furto aggravato. E’ il primo arresto in assoluto operato dalla Gendarmeria vaticana. Esso si verifica lo stesso giorno in cui Ettore Gotti Tedeschi, chiamato dal Papa alla guida dello IOR per riformarlo, viene bruscamente sollevato dal suo incarico.
Agli arresti domiciliari dal 21 luglio 2012, Paolo Gabriele viene rinviato a giudizio il successivo 13 agosto, insieme con un altro imputato, il dipendente della Segreteria di Stato Claudio Sciarpelletti
Il 29 settembre 2012 comincia il processo nei confronti di Paolo Gabriele presso il Tribunale della Città del Vaticano. Esso si svolge nell’arco di una settimana, per un totale di 4 udienze. Si conclude infatti il 6 ottobre, con la condanna di Gabriele a tre anni, ridotti a un anno e 6 mesi di reclusione.
Sei giorni dopo Gabriele comunica che non avrebbe fatto ricorso e viene tradotto nel carcere vaticano il 25 ottobre, dove è rimasto rinchiuso fino al 22 dicembre, quando ha ricevuto in visita Benedetto XVI che gli ha concesso la grazia del perdono.
Il 5 novembre intanto era cominciato il processo con imputato l’informatico Claudio Sciarpelletti. Il 10 dello stesso mese, egli viene condannato a 4 mesi, ridotti a 2. La pena viene sospesa per 5 anni. Inizialmente Sciarpelletti avrebbe voluto ricorrere in appello, ma in seguito vi ha rinunciato. Padre Federico Lombardi ha annunciato che anche a lui verrà condonata la pena.
Dopo tante tempeste, durante le quali Sua Santità si è sentito solo sulla barca di Pietro travolta dai flutti, mentre Dio stesso sembrava dormire, ora tutto sembra essere stato messo finalmente a posto.
Ed è a questo punto, perciò, che Benedetto XVI coglie, l’11 febbraio 2013, anniversario della prima apparizione della Vergine a Lourdes, l’occasione per annunciare al mondo la storica ed inaudita decisione che aveva maturato in cuor suo da tempo.
Papa Ratzinger ha cessato dunque il suo pontificato dalle ore 20:00 del 28 febbraio 2013. In quel momento è iniziato il periodo di sede vacante, nel quale è stato organizzato il Conclave (al quale egli non ha preso parte) che si è concluso la sera del 13 marzo 2013 con l’elezione al soglio pontificio di Papa Francesco.
Cambia così anche l’appellativo ufficiale di Benedetto XVI divenuto “Sommo Pontefice Emerito” o “Papa Emerito”. La titolazione rimane Sua Santità; continua ad indossare l’abito talare bianco semplice, senza tuttavia la fascia e la pellegrina bianca. Torna invece all’anulare destro l’anello vescovile.
Altra data storica è il 23 marzo 2013. Il neo eletto, Papa Francesco, si reca in quel di Castel Gandolfo presso il Palazzo Pontificio per fare visita a Joseph Ratzinger. Un lungo abbraccio, poi i due papi si sono uniti in preghiera uno accanto all’altro. E’ il primo incontro fra due pontefici. Storia per i posteri.
Arriva il 2 maggio 2013 e dopo due mesi passati a Castel Gandolfo, il Papa Emerito fa il suo ritorno in Vaticano. La sua nuova abitazione sarà il Monastero Mater Ecclesiae.
E’ il Papa bianco che prega, prega, prega nel Silenzio nel quale solo Dio parla all’uomo. Nel mondo contemporaneo, pronto a spellarsi le mani davanti a tanti falsi profeti che blaterano ad ogni piè sospinto, rischia l’oblio. Ma noi di LiberoReporter non lo abbiamo affatto dimenticato, e per ricordarne il luminoso ed inascoltato insegnamento abbiamo voluto rendere questo omaggio al Papa mite e nascosto all’ombra di San Pietro.
Giancarlo De Palo


