L’azienda britannica dopo aver atteso per undici anni i permessi mai avuti dalle autorità italiane, abbandona il progetto del rigassificatore a Brindisi. Nonostante i 250milioni di euro già spesi per il Progetto, il prolungarsi estenuante delle trattative ha portato l’impresa inglese a riconsiderare la fattibilità dell’investimento, fino a comunicare oggi stesso la rinuncia. La notizia è stato un colpo duro, sia per l’economia del territorio, in quanto il progetto avrebbe procurato molti posti di lavoro nei suoi anni di costruzione, e inoltre la dimostrazione di quanto lo stato non riesca ad attratte gli investimenti stranieri. La richiesta per la costruzione dell’impianto di rigassificazione è stata presentata al governo italiano negli ultimi mesi del 2001. L’amministratore delegato della British Gas in Italia, Luca Manzella, ha affermato che dopo il decreto del luglio 2010, l’azienda si era illusa che entro 200 giorni fosse stato possibile avviare i lavori, mentre sono passati 600 giorni e il processo di autorizzazione è bloccato, gli enti locali continuano la loro opposizione al progetto depositando raffiche di ricorsi amministrativi contro la nuova Via mentre dal Governo centrale e in particolare dal ministero dello Sviluppo – sottolinea Manzella – non è mai arrivata la convocazione per la conferenza dei servizi decisiva. Inoltre ad infervorare ancora di più la British Gas è la perfetta realizzazione e messa in funzione del rigassificatore “gemello” in Galles, mentre in Italia il progetto non è mai andato in porto.
Giuseppina Barone

