(AGENPARL) – Roma, 19 apr – “È inevitabile. I problemi che abbiamo sono talmente grandi che per risolverli non bastano i tecnici-demiurghi, per usare una categoria di Filippo Burzio. Sia i tecnici sia i politici devono affrontare le stesse enormi difficoltà. Non esistono soluzioni semplici”, è quanto ha dichiarato l’On. Fabrizio Cicchitto nell’intervista di oggi sul quotidiano ‘Il Tempo’. “La riforma del lavoro è un tema su cui ci si misura nel profondo con le forze sociali. Poi l’esecutivo non ha avuto i due colpi di bacchetta magica che invece pensava di avere: l’uso del decreto in funzione di due colpi molto forti: uno ai lavoratori dipendenti con la libertà di licenziamento per ragioni economiche e l’altro alla imprese con il ridimensionamento secco delle varie forme di lavoro a tempo determinato. La reazione sia dei sindacati sostenuti dal Pd sia dalle imprese ha creato una situazione difficile. Cose del genere non si fanno con facilità. Sulla questione dell’articolo 18, infatti si sono saldate le resistenze di Pd e Cgil. Sappiamo come è andata con una belle ritirata. Un motivo in più affinché, in questo momento, il governo non pensi di penalizzare il Pdl. Ho l’impressione – continua Cicchitto – che il clima iniziale, quando lo spread calava e s’imponevano alle forze politiche la tassazione sulla casa e la riforma delle pensioni, sia finito. Insomma, queste sono cose che riescono una volta sola. A un certo punto è riemerso il duro confronto con i partiti e con le forze sociali: è la normalità della democrazia. Altrimenti saremmo di fronte alla riesumazione della figura del ‘dictator’ dei latini”.
“Un miglioramento si potrebbe avere con vari interventi, come l’alienazione dei beni immobili dello Stato e con misure di finanza straordinaria per abbattere il debito e di qui ridurre la pressione fiscale. Poi c’è il problema dell’Europa. Monti non può pensare di essere una sorta di commissario dell’Ue inviato in Italia: alla fine quella linea rischia di farci sbattere. Siamo alla vigilia di forti cambiamenti: la politica di Sarkozy di subalternità alla Germania è in crisi. Non è un caso che lui stesso abbia fatto un passo indietro anche sulla Bce. Proprio dalle elezioni francesi possono arrivare delle novità rilevanti. Se cambia linea la Francia, in Europa si riapre la partita”, conclude.

