Stamani il team speciale investigativo indiano, Sit, guidato dal commissario Ajith Kumar, ha depositato al tribunale di Kollam il fascicolo, redatto anche in italiano e inglese, contenente i capi di accusa contro i due marò, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone.

Il Sit era stato incaricato delle indagini sull’incidente accaduto in mare il 15 febbraio scorso quando per errore vennero uccisi due  pescatori indiani imbarcati a bordo del peschereccio St. Antony perché scambiati per pirati.

Della loro morte le autorità dello stato federale indiano del Kerala accusano i due militari italiani che al momento dei fatti erano imbarcati sulla nave italiana Enrica Lexie come team di sicurezza antipirateria.

Il dossier è composto da circa 200 pagine. In esso anche l’esame balistico delle armi sequestrate a bordo della Lexie e che confermerebbero essere  quelle con cui furono uccisi i due pescatori.

Nel dossier è indicato Latorre, capo team, il principale accusato, mentre Girone come coimputato.

I due rischiano secondo le leggi indiane, se riconosciuti colpevoli, l’ergastolo o la pena capitale.

La fine inchiesta giunge alla vigilia della scadenza del periodo di 3 mesi previsto dalla legge indiana per  le indagini preliminari.

I due  sottoufficiali di marina sono sottoposti alla carcerazione preventiva dallo scorso 5 marzo.

Dopo la scadenza dei 90 giorni sarebbe scattata la possibilità per l’Italia di chiedere per loro la libertà su cauzione possibilità ora del tutto tramontata con il rinvio a giudizio per omicidio.

Il Sit ha chiesto il rinvio a giudizio per la Latorre e Girone in base a quattro sezioni del codice penale indiano: 302 (omicidio); 307 (tentato omicidio); 427 (azioni che hanno comportato danni) e 34 (associazione per delinquere).

Nell’atto di accusa sarebbe inoltre, invocato il ‘Sua Act’, una convenzione internazionale del 1988 sul terrorismo marittimo che stabilisce la giurisdizione territoriale di uno Stato fino a 200 miglia nautiche dalla costa, per giustificare la giurisdizione indiana sul caso.

Sulla giurisdizione è in corso una battaglia legale tra l’India e l’Italia.

L’Italia continua a rivendicarla, in merito si deve pronunciare la Corte Suprema indiana a cui le autorità di Roma hanno fatto ricorso.

La parola passa ora ai giudici.

Le accuse depositate dalla polizia indiana dovranno ora essere valutate dal tribunale e comunicate alla difesa, che farà le sue valutazioni.

Il processo contro i due marò, potrebbe cominciare già dall’inizio dell’ultima settimana di maggio.

Secondo i media indiani l’accusa potrebbe essere rappresentata dal Procuratore speciale, G. Mohanra.

Gli sviluppi della vicenda giungono all’indomani dell’ accoglienza da parte delle autorità locali indiane di trasferire i due merò dal carcere di Trivandrum ad un’altra struttura non carceraria.

Potrebbe essere la Borstal School di Kochi, che è stata indicata dalla delegazione italiana come possibile alternativa alla prigione. Il trasferimento  però, non avverrà prima di venti giorni.

In India, nello stato del Kerala, si trova in missione anche il sottosegretario agli Esteri, Staffan De Mistura per incontri a tutti i livelli allo scopo di trovare una soluzione positiva alla vicenda.

Ferdinando Pelliccia