Il caos delle boiate

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«La riforma del lavoro è una vera boiata, ma non possiamo che prendercela così: dobbiamo presentarci il 28 giugno» al Consiglio europeo «con una riforma approvata», dice il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi. Sul fronte della crisi c’è «una situazione di grande preoccupazione» che si colloca «in un quadro politico sconcertante», aggiunge il presidente di Confindustria. Intanto la Fornero litiga con l’Inps sul numero degli esodati (nessuno, a oggi, è certo di quanti siano). E’ un po’ come l’Imu, qualcuno ci ha capito qualcosa? Possiamo comprendere che il mercato della casa sia diminuito del 20%, che non si vendano più auto e ci sia una forte crisi dei consumi, perché questo governo tecnico, che doveva “tecnicamente illuminarci”, sembra essere il governo dell’oscurantismo e del proibizionismo.

Niente di nuovo sotto il sole, né all’ombra dei palazzi istituzionali.

I parlamentari continuano a essere troppi, incartati su se stessi, apatici e sonnolenti; continuano a dire “tagliamo…tagliamo…”, poi magari fanno ricorso sul presunto taglio.

Siamo riusciti a fare la sfilata del 2 giugno mentre l’Emilia, già dal 20 maggio, era sconvolta dal terremoto: “Quest’anno abbiamo risparmiato”, dicono. La sfilatina è costata, pare, ‘solo’ poco meno di due milioni di euro (l’anno scorso 4,4 milioni).

Impiegare quei soldi per il terremoto sarebbe stato logico in un Paese civile e moderno, altro che demagogia, come sostiene qualcuno.

A pochi giorni dalla tragedia umanitaria emiliana (ma anche italiana, giova ricordare) anche la Chiesa ci ha messo del suo: il pontefice Benedetto XVI era in visita a Milano per l’ottavo incontro mondiale delle famiglie. Non strideva il concerto alla scala in onore del Papa, come altre cerimonie, in quel momento storico?

Non sapendo dove rintracciare il maggiordomo papale, chiediamo lumi a Nostro Signore, possiamo alzarci insieme e dire: “Era proprio opportuno? Un po’ di sobrietà avrebbe intaccato il prestigio della Chiesa?”

Il ministro per lo Sviluppo, le Infrastrutture e i Trasporti, Corrado Passera, si è concesso di recente una giornata di meditazione e di predicozzi (suoi) tra i francescani di Assisi. Adesso sembra funzioni così: non sono più i poverelli a rivolgersi ai frati, ma i ministri. Il cattolico Passera ne è un fulgido esempio, proprio un limpido rappresentante dell’Italia bancaria che non cambia, anzi raddoppia e ‘prega’ mentre i suicidi si sommano.

In questi giorni, Monti è alla corte del G20. Marcherà stretto Obama e gli ricorderà che la crisi è cominciata quattro anni fa negli Stati Uniti? Già, quegli stessi Stati Uniti che adesso pretendono limpidezza dall’Europa.

A proposito di marcature, l’unica cosa che va bene, per il momento, è la nazionale italiana di calcio. A dire il vero, pure lì Monti aveva provato a mettere lo zampone: “Bisognerebbe fermare il calcio per tre anni”, queste le sue parole (con un intervento da stopper incattivito). Certo, il premier, che fermare il calcio per tre anni avrebbe reso l’universo pallonaro più pulito. Le certezze nostre, invece, erano un mancato indotto per diversi miliardi, migliaia di disoccupati in più, e altri italiani che avrebbero continuato a tramare nel calcio come altrove.

Di caldo si muore, ma anche le boiate fanno diversi feriti.

Danilo Stefani