africa_islamLa strage nel sito di In Amenas dopo il sanguinoso intervento dagli elicotteri algerini. Gli attacchi alle varie sedi diplomatiche occidentali. La futura Costituzione della Libia, ora inesauribile deposito d’armi per tutta l’Africa del nord, che l’attuale Presidente ad interim ha preannunciato come strettamente ispirata ai principi della Sharia. Le frequenti stragi di cristiani in Nigeria e in Egitto, dove – tra salafiti e Fratelli Mussulmani – la svolta islamica di Mohammed Morsi impone il velo persino alle telegiornaliste e alle hostess degli aerei. L’affermazione in Tunisia del partito partito islamico degli Ennahda, molto vicino alla teocrazia di Teheran.
Nei frutti avvelenati della primavera araba è sempre più arduo individuare componenti democratiche, malgrado la presenza militante ma minoritaria di gruppi variamente moderati o liberali che a lungo l’Occidente ha sopravvalutato, senza forse comprendere in quale direzione agisse la vera dinamica dell’intero fenomeno.
Solo ora, dopo l’eccidio in Algeria di decine di ostaggi occidentali, il premier britannico Cameron ha avuto accenti di vero allarme: per estirpare la nuova minaccia islamica nel nord Africa, ha osservato il leader conservatore, ci vorranno non mesi, ma decenni.

Nel frattempo, dal Mali all’ Algeria, dalla Libia fino al Sudan, Nigeria e Somalia è tutto un proliferare di movimenti, bande e nuclei armati dalle denominazioni più diverse, dove i traffici di armi, droga e ostaggi si intrecciano con il denominatore comune e unificante della Guerra Santa all’Occidente. Mentre si intensificano proclami bellicosi e marziali contro la vicina Europa.

lI probema si complica enormememente per le condizioni generali di caos e incuria in cui versa il Continente: tra chilometri di confini labili non sorvegliati, vasti territori senza governo, debole sovranità degli stati, laceranti e cronici lconflitti religiosi e tribali, e soprattutto presìdi inadeguati nei più cruciali siti enegetici di petrolio e uranio.

Esemplare il caso del Mali, dove il recente golpe ha accresciuto l’instabilità politica, favorendo la saldatura tra l’estremismo jihadista e il movimento indipendentista dei Tuareg. Ora nel Nord del paese spadroneggiano tre fazioni armate: ci sono i Tuareg, Difensori della Fede; c’è il Mujao (Movimento per l’unicità della Guerra Santa nell’Africa ocidentale); ci sono gli algerini di Al Qaeda – il marchio resta quello. Nuovi protagonisti si affacciano così alla scena, figure anche bizzarre e anomale rispetto alla stessa galassia del terrore. Come Mokthar Belmokhatr, già veterano dell’Afghanistan, chiamato l’Orbo Inafferrabile per via di una certa granata esplosa quando non doveva, ricco affarista e singolare boss trafficante in tabacco, droga, armi, diamanti e naturalmente ostaggi occidentali, spesso civili e comuni turisti, di cui lo Yemen è tra i primi esportatori. Sempre dal Mali, dove proprio oggi gruppi di islamisti radicali hanno dato alla fiamme libri antichi e preziosi manoscritti, si infiltrano in Nigeria quelli di Boko Haram, ovvero: “La cultura occidentale è peccato”. Senza trascurare la pirateria somala.

Da tempo il fondamentalismo islamico è globabizzato. Ma la nuova minaccia è l’Africa.

Gian Luca Caffarena