MimosaLa legge elettorale che si incaglia sulle quote rosa, il femminicidio in aumento – sono 134 le donne uccise in Italia nel 2013 per mano di mariti, fidanzati e corteggiatori respinti – è l’istantanea di un Paese in cui il percorso delle donne è ancora irto e, sempre più spesso, drammaticamente interrotto.

In tema di lavoro le discriminazioni sono tutt’altro che superate: dal XVI Rapporto di Almalaurea emerge che a un anno dalla laurea gli uomini guadagnano il 14% in più delle loro colleghe e dopo 5 anni dal titolo le differenze aumentano ancora, raggiungendo il 22%. Anche a 5 anni dal conseguimento del titolo le differenze di genere si confermano significative e pari a 7,5 punti percentuali: lavorano 79 donne su cento e 86,5 uomini su cento. A duecento anni di distanza, l’affermazione di Stendhal secondo cui ogni genio che nasce donna è perduto per l’umanità, trova ancora un solido fondamento nelle odierne generazioni.

A questo l’Istat risponde con  un tracciato che sa di progresso mummificato: oggi il Bel Paese, con quasi otto milioni di donne  dedite alle faccende domestiche a fronte di nove milioni di  lavoratrici è ancora terra di casalinghe.

Ma oggi, 8 marzo, sarà messa in campo la solita girandola di centinaia di iniziative, commercializzati braccialetti commemorativi, venduti  milioni di mazzi di fiori, scatole di cioccolatini ed acquistati  regali costosi per il gentil sesso più altolocato.

La mobilitazione per l’occasione è tanto  massiccia quanto è invece carente la progettualità per  abbattere barriere e pregiudizi.

Da Strasburgo la vice segretario generale del Consiglio d’Europa, Gabriella Battaini-Dragoni, denuncia che «a causa degli effetti delle politiche di austerità le donne soffrono più degli uomini» e che «la parità uomo-donna rischia di essere rimessa in discussione e deve essere rafforzata in questi tempi di turbolenze economiche».

Non saranno i proclama o la richiesta del rispetto del diritto dell’articolo 4   della Carta sociale europea che sancisce il diritto a una retribuzione equa, che riconosce il concetto di parità retributiva per un lavoro di pari valore, così come non sarà l’introduzione delle quote rosa per la garanzia di accesso nella collegialità istituzionale a crescere la cultura delle reali pari opportunità, a combattere gli stereotipi e le discriminazioni e ad avere cura di chi, da sempre, ha cura dell’intera umanità: la donna.

Lavinia Macchiarini