P1110624Ragazzi disabili nelle scuole. Un problema sentito in tutti gli istituti scolastici italiani. Di certo Viterbo non è da meno. Ma qualcosa si sta muovendo, per rendere meno complicata la vita scolastica di questi alunni, degli insegnanti che devono seguirli e dei genitori, importantissimi intermediari tra i propri figli ed il corpo docente. Sono circa 60 i ragazzi con disabilità che contano i sette istituti scolastici comprensivi della città, come affermato questa mattina dall’assessore comunale ai Servizi sociali, Fabrizio Fersini, presente nella sala Tegia del Comune per siglare un importante accordo con il dirigente scolastico provinciale  Daniele Peroni, alla presenza di alcuni dirigenti scolastici, insegnanti e rappresentanti della Neuropsicihiatria infantile della Asl viterbese, al fine di determinare in maniera più chiara i fabbisogni  e le relative risorse da indirizzare alle scuole per l’assistenza agli alunni BES, ovvero con bisogni educativi sociali.  Certo c’è ancora molto da fare, come ha anche dichiarato l’assessore Fersini. “Per gli alunni con disabilità  il  Comune di Viterbo destina 335 ore settimanali di assistenza, pari a 180 mila euro a bilancio” – ha spiegato l’assessore. Ma queste ore sono sufficienti a rispondere al fabbisogno degli studenti con handicap? “Purtroppo no, ma il Comune sta mettendoci il massimo sforzo – ha risposto Fersini – e tenteremo nel bilancio di previsione di dare un altro eventuale sostegno. Quello che abbiamo siglato oggi con il dirigente scolastico provinciale e la Asl è un lavoro che mette a sistema una sorta di giustizia sociale. Il monte ore richiesto è di gran lunga superiore-  ha proseguito l’assessore – ma credo che questo lavoro svolto nella scuola dagli assistenti comunali sia sufficiente, anche se parliamo ancora di un work in progress”.  Del resto i problemi nell’assistenza scolastica dei ragazzi disabili sono acuiti da un rimbalzo di competenze tra Comune e Provincia, come evidenziato dalla dirigente scolastica del Carmine, che ha portato stamani l’esempio di una bambino di 7 non udente, rimasto un anno intero senza l’assistenza necessaria a questo tipo di disabilità, perché non si sapeva se la competenza spettasse al Comune o alla Provincia.  Al riguardo la dott’ssa Lina Di Stefano della Neuropsichiatria Infantile della Asl di Viterbo ha rimarcato come questo delle competenze sia ancora un problema irrisolto. “Dovrebbe occuparsene la Provincia – ha affermato – Ci diamo tempo questa estate e vediamo se  ci sarà qualche cambiamento. La Asl si sta comunque impegnando con il dott. Savini. E’ un problema serio, che stiamo affrontando”. L’assessore Fersini ha, quindi, preso spunto dalle sollecitazioni della preside del Carmine affinchè questo tipo di disabilità venga maggiormente attenzionata. I bambini non udenti nel Viterbese sono per lo più piccoli, frequentano il nido o la scuola dell’infanzia, secondo quanto riferito dalladott.ssa Di Stefano, che però non ha saputo dare un numero preciso su quanti siano. Il dirigente  dell’istituto scolastico Canevari Giuseppe Guastini ha, quindi, illustrato le schede che le scuole dovranno compilare per individuare le esigenze assistenziali in merito agli studenti disabili.  Guastini ha rimarcato l’importanza  dell’assistenza comunale. “Le figure professionali che operano nella scuola sono 5, tre interne alla scuola (il docente curriculare, quello specializzato di sostengo  ed il collaboratore scolastico che presta ausilio materiale) e due esterne, che sono appunto esperti dei servizi socio-sanitari e gli assistenti sociali. “Si parla più di inclusione che di integrazione da qualche anno – ha affermato Guastini –  Questo cambio terminologico  è stato sviluppato sa due ricercatori inglesi, Tony Booth e Mel Ainscow che hanno sviluppato la teoria dell’”Index per inclusione”.  L’integrazione interviene sull’alunno fornendogli tutti gli ausili per esercitare diritti e doveri di cittadinanza. L’inclusione, invece, investe il contesto, quindi, anche la scuola, i servizi progettati per persone che hanno problemi nell’esercizio dei doveri di cittadinanza.  Lo strumento prodotto con questo nuovo accordo tra Comune, scuole ed Asl è sostanzialmente cartaceo e consta di tre schede di raccolta dati. Ribadisce il ruolo fondamentale dell’assistente comunale, che fornisce supporto nel mantenere  la relazione tra alunno disabile e le attività didattiche. “Con questo nuovo strumento – ha concluso Guastini – vogliamo migliorare il percorso di trasparenza e la razionalità nell’erogazione di assistenza confacente ai fabbisogni delle singole scuole.  Delle tre schede, la prima è la più importante, in quanto converte il profilo di funzionamento dell’alunno disabile in un punteggio. “Adesso inizia il vero lavoro – ha concluso l’assessore Fersini – Siamo tutti chiamati alla massima trasparenza etica all’interno di questa scheda ed invito tutti a farsi partecipi di questo percorso”.

Wanda Cherubini