Alla vigilia del nuovo incarico, dal primo novembre si occuperà della politica estera europea, il ministro degli Affari Esteri, Federica Morgherini traccia un bilancio e confessa l’unico rimpianto, quello di non essere riuscita a riportare a casa i due marò, Salvatore Girone e Massimiliano Latorre.
Sulla pagina web del Ministero degli Affari Esteri è stato pubblicato il testo integrale della lettera di commiato. Sono stati otto mesi intensi. Forse mai prima di questo 2014 il mondo, e la nostra regione in particolare, aveva visto tante crisi tutte insieme e tutte di una gravità eccezionale: dall’Ucraina alla Libia, da Gaza a Isil, dalla Siria all’Iraq al dramma di ebola. Il resoconto che abbiamo voluto preparare e presentare di questi otto mesi da ministro degli Esteri e della cooperazione internazionale riflette la straordinaria pressione, il senso di urgenza, che abbiamo vissuto nel corso di questo anno difficilissimo per la pace e la stabilità della nostra regione. L’intensità e la frequenza dei contatti, degli incontri, delle visite, raccontano la fatica della gestione di conflitti complessi, ma anche la costante ricerca di vie d’uscita, soluzioni – anche parziali – passi in avanti lungo sentieri mai semplici, ma sempre possibili. Ho cercato, in questi mesi, di percorrere sempre la via del dialogo, del confronto, anche con gli interlocutori più difficili. Soprattutto, con loro. Ho cercato di lavorare sempre per il bene dell’Italia e degli italiani, ben consapevole del fatto che una parte rilevante del nostro interesse nazionale sta nella ricerca di posizioni univoche e unitarie in sede europea e transatlantica. Ho cercato di mettere a frutto quello che anni, decenni di politica estera ci hanno consegnato in dote: la straordinaria capacità, tutta italiana, di parlare con tutti (anche con coloro che non sempre hanno volontà o interesse a parlarsi tra loro), con umiltà e con rispetto, cercando di capire le complessità senza semplificazioni, senza presunzioni. Ho cercato di rinsaldare antichi rapporti di fiducia e di amicizia, a volte dati per scontati, in parti del mondo che vedono nell’Italia un partner forte e naturale, quando il nostro Paese si ricorda di esserlo. E ancora. Ho cercato di valorizzare nel modo migliore le grandi energie che il nostro Paese può esprimere nella ‘comunità’ ‘della politica estera: dalle ong ai think tank, dagli enti locali alla diplomazia parlamentare. Fino alla Farnesina, un’amministrazione di grandissima qualità, di lunga tradizione, forte di persone motivate e capaci, una ‘comunità’ di cui l’Italia ha e avrà sempre più bisogno. Quanto di buono e di utile sono riuscita a fare, in questi brevissimi e intensi otto mesi, lo devo a questa ‘comunità’ e ringrazio tutte le persone con cui ho avuto il privilegio di lavorare da ministro degli Esteri. Resta un’aspettativa che sta a cuore a me e a tutto il Paese: vedere tornare in Italia, definitivamente e insieme, Salvatore Girone e Massimiliano Latorre. Abbiamo lavorato ogni giorno, nella riservatezza che la situazione ha imposto e impone, e che abbiamo rispettato anche nei momenti più difficili del dibattito politico su questa vicenda. E ancora non saranno risparmiati sforzi. Ai due fucilieri e alle loro straordinarie famiglie il mio più affettuoso pensiero.
Federica Mogherini

