Con una decisione destinata a suscitare reazioni e polemiche la Cassazione, nell’ambito di un processo penale per diffamazione e in mancanza di una precisa normativa di legge, ha confermato il sequestro preventivo delle pagine del sito internet della nota trasmissione Mediaset ‘Le Iene’ in cui erano rimasti presenti i servizi giornalistici radio-televisivi andati in onda il 9 e il 23 giugno 2020 e poi ripresi online, riguardanti il virologo, immunologo, accademico e divulgatore scientifico professor Roberto Burioni. Lo rivela in una nota Pierluigi Franz, Presidente Sindacato Cronisti Romani. La Suprema Corte ha dato il via libera in quanto non si tratta “di una testata giornalistica e non ha un direttore responsabile”.

“La novità della pronuncia della Suprema Corte -spiega Franz- consiste nel fatto che ha operato un preciso distinguo fra le testate giornalistiche radiotelevisive con un direttore responsabile e le trasmissioni radiotelevisive di rete con un delegato al loro controllo: solo le prime – per effetto di una nota sentenza emessa sei anni fa dalle sezioni unite penali della Cassazione (la n. 31022 del 29 gennaio 2015) – non possono essere sequestrate per l’equiparazione tra testate tradizionali e web, mentre le seconde, invece, non beneficiano della stessa esenzione alla sequestrabilità delle pubblicazioni a stampa, né conta nulla la presenza di un ‘delegato’ al controllo sulle trasmissioni che non può essere assolutamente equiparato ad un direttore responsabile”.

Ma “quello che fa più discutere della sentenza della 5a sezione penale della Cassazione n. 20645 del 24 maggio 2021 (Presidente Gerardo Sabeone, relatore Alessandrina Tudino) è certamente il fatto che “in base al principio di proporzionalità possono essere di fatto così sequestrate non solo le frasi diffamatorie, ma anche quelle parti del servizio, che pur ricostruivano, senza avere alcuna efficacia diffamatoria in sé, un contesto caratterizzato da una forte polemica in ambito scientifico”, prosegue il sindacalista.

Pertanto, “il disposto e confermato sequestro può in concreto riguardare anche delle parti del servizio che potevano essere considerate non diffamatorie. Di conseguenza potrebbe rappresentare un bavaglio alla libertà d’espressione e d’informazione tutelato dall’art. 21 della Costituzione e dall’art. 10 della Cedu – Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo per i possibili riflessi negativi sul giornalismo investigativo o sui servizi di trasmissioni televisive di denuncia o di inchiesta”. Pertanto, secondo Franz, “non si può escludere che questo delicato caso, in attesa che il Parlamento approvi finalmente una legge di sistema in materia di diffamazione, finisca davanti alla Corte di Strasburgo proprio per le implicazioni di carattere generale che possono derivarne”.

Questi i fatti riportati. Il 19 dicembre 2020, nell’ambito di un procedimento penale per diffamazione aggravata a carico del giornalista pubblicista de ‘Le iene’ Alessandro Politi, accusato di aver leso la reputazione del professor Roberto Burioni, il Giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Milano ha disposto il sequestro preventivo del sito internet www.iene.mediaset.it limitatamente alle pagine in cui erano ancora presenti i servizi televisivi andati in onda il 9 e il 23 giugno 2020 riguardanti il virologo. “Questo perché, nei servizi citati, sarebbe stata offesa la sua reputazione in quanto era stata indicata falsamente la presenza di un suo interesse economico collegato alle opinioni scientifiche espresse in contesti divulgativi a favore dell’efficacia di anticorpi monoclonali nelle terapie contro il Covid-19 e all’attività di ricerca o di consulenza svolta sugli anticorpi monoclonali relativamente a virus diversi”, spiega Franz.

“In tal modo era stato veicolato il falso messaggio secondo cui le opinioni scientifiche della persona offesa in tema di Covid-19 sarebbero orientate da occulti interessi economici”. Il 22 gennaio scorso il Tribunale del riesame di Milano confermava il decreto del Gip ed ora la Cassazione, su conforme requisitoria scritta del Sostituto Procuratore generale della Repubblica presso questa Corte di cassazione Lucia Odello, lo ha ratificato condannando il giornalista de ‘Le iene’ Alessandro Politi al pagamento delle spese processuali.

(AdnKronos)

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