Tutti a impiccare il Reddito di cittadinanza (RDC) che al di là dello scempio compiuto dai truffatori che vanno debitamente puniti, è l’unico e misero sostegno per moltissime persone che non trovano più collocazione nel panorama occupazionale italiano. Le cifre erogate al percettore, troppe volte  falsate dalla fantasia di chi vuole generare indignazione nell’opinione pubblica ma facilmente riscontrabili sul sito www.inps.it,  consistono esattamente in 500  euro per una persona, incrementato dello 0,4 per ogni ulteriore componente maggiorenne presente in famiglia e dello 0,2 per ogni ulteriore componente minorenne, fino a un massimo di 2,1 (2,2, nel caso in cui nel nucleo familiare siano presenti componenti in condizioni di disabilità grave o di non autosufficienza, così come definite ai fini dell’Isee ).

Certo meglio di nulla ma come fanno queste persone a sopravvivere?
Qui entra in gioco la cancrena tutta italiana che nulla ha a che fare con la misura di contrasto alla povertà che in un Paese evoluto dovrebbe rappresentare solo un supporto momentaneo, in attesa di nuove soluzioni lavorative. La cancrena è rappresentata dal lavoro in nero sempre più diffuso e sempre più espressione di uno Stato cieco che preferisce non valutare le motivazioni della maggior parte degli imprenditori che cedono all’illegalità, anche qui per sopravvivenza.

Ovviamente la casistica è vastissima, esistono gli schiavisti malati di ingordigia, ma nella maggior parte dei casi l’imprenditore non riesce a sostenere il dipendente assunto regolarmente.  Lo Stato ha abbandonato il piccolo imprenditore in una giungla burocratica sempre più esasperata e tasse sproporzionate, addirittura anticipate. Stiamo parlando di quella fascia imprenditoriale che un tempo non così lontano da oggi, ha reso l’Italia la quinta potenza economica mondiale.

Il nuovo millennio ha falciato l’imprenditoria Italiana: i più strutturati se ne sono andati all’estero, chi ha cercato di resistere si è trovato nella disperazione tra banche usuraie e l’invenzione di Equitalia. Ricorderete tutti la strage di imprenditori? Troppi hanno preferito morire prima di licenziare i dipendenti e chiudere l’attività. Il tutto accompagnato da una crisi economica globale che non dava speranze.

Così il tessuto produttivo Italiano si è distrutto, l’occupazione non può esistere se non esistono le imprese. Nonostante tutto, nessun governo fino ad oggi ha mai manifestato la volontà di affrontare il problema seriamente. È necessario creare lavoro a partire da chi magari si vuole inventare delle prospettive ma si trova davanti al calvario della partita iva che comporta già dall’apertura una montagna di spese. E se poi il lavoro non funziona? I più prudenti desistono.

Nella maggior parte degli altri Stati vige la possibilità di sperimentare un percorso imprenditoriale senza aprire la partita iva, ad esempio in Gran Bretagna si ha questa opportunità fino a 80.000 sterline di incasso, in Svizzera fino a 100.000 franchi. In sostanza si apre la partita iva quando si è sicuri di avere un portafogli clienti di base che permetta il sostegno dell’imprenditore e di tutti quelli che ruotano nella filiera.

In Italia hanno destinato anche dei finanziamenti a sostegno della nuova imprenditoria, non sempre a fondo perduto ma sotto forma di finanziamento da restituire in 7/8 anni ma tutte queste forme prevedono il 20% di capitale proprio. E qui finisce il gioco.

Lo Stato Italiano aspira ad avere le multinazionali ma chi non ha escamotage legali non aprirà mai in Italia visto che non ha vantaggi di alcun tipo rispetto ad altri Paesi. Hanno fatto morire per cecità assoluta tutte quelle attività artigianali che nel mondo rappresentavano eccellenze uniche e pretendono che gli italiani facciano i braccianti a 4 euro all’ora per quegli agricoltori che sono costretti a gettar via i loro prodotti perché l’importazione da paesi terzi è più conveniente.

Una vera follia. Una tragedia appoggiata dagli ignari cittadini che ancora non si rendono conto di come stanno le cose e sfogano la frustrazione sugli incolpevoli percettori di RDC.

EF

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