Mentre non si registrano progressi sul fronte della vicenda che riguarda il sequestro da parte dei pirati, nel Golfo di Aden, del rimorchiatore italiano `Buccaneer,` con 16 uomini d`equipaggio, fra cui 10 italiani. Per frenare il ritorno in grande stile della pirateria nel mare del Crono d`Africa, diversi Paesi occidentali e non, hanno dispiegato delle navi da guerra per pattugliare oltre 2,5 milioni di chilometri quadrati di acque. Un tentativo che si e dimostrato, per le moderni navi della coalizione internazionale un`impresa proibitiva quanto inutile e questo perche i pirati comunque raggiungono il loro scopo. I moderni pirati continuano ad arrembare le navi mercantili anche a centinaia di miglia nautiche dalla costa somala in barba ai pattugliamenti delle navi da guerra. Questo nuovo tipo di pirateria e molto diversa da quella che ha minacciato il Sudest asiatico, il Brasile e l`Africa occidentale per tutti gli anni 80. I moderni filibustieri somali agiscono in maniera diversa. Le loro azioni non sono paragonabili alle scorrerie da ladruncoli delle gang del mare asiatiche che assalivano le loro `prede` compiendo anche azioni feroci. La pirateria del Corno d`Africa insegue il conseguimento di bottini milionari. Le gang del mare al largo della Somalia tendono a portare via ai mercantili catturati i loro carichi e alle societa armatrici estorcerealti riscatti. Le loro azioni vengono compiute con barchini veloci che si appoggiano a `navi madre`, muniti di sofisticate tecnologie come il radar con cui riescono a sorprendere gli equipaggi disarmati e non addestrati al combattimento, perché dei civili, dei cargo che attraversano quello che oggi e definibile il `mare dei pirati`. La zona piu a rischio e al largo delle coste del Puntland, la regione auto proclamatasi autonoma dalla Somalia nel 1969 e che e ricca di enormi riserve di greggio. Quella terra africana ospita ora innumerevoli covi dei pirati tanto da guadagnarsi l`appellativo di nuova Tortuga. Essa si trova poco piu a sud dello stretto di Suez il passaggio attraverso cui transita circa un terzo del traffico mondiale. La Somalia e dal 1991 in mano a gruppi militari, almeno 12, in guerra tra loro. Non esiste un governo centrale riconosciuto da tutti, non esiste una legge se non quella del piu forte, non c`e nessuno che abbia le possibilita di riportare la pace e l`ordine e tanto meno di porre fine al fenomeno della Pirateria. Nel 1991 furono l`Onu e gli Usa che tentarono di riportare la pace nel Paese con l`operazione `Restore Hope`, operazione a cui partecipo anche l`Italia. Fu un disastro completo. Dopo questo fallimento le truppe dell`Onu lasciarono il Paese africano lasciandolo in mano ai vari signori della guerra e ai loro miliziani. In questi anni in cui la popolazione somala non ha vissuto un solo giorno senza guerra, i pescatori somali hanno imparato l`arte della pirateria dai loro vicini di Socotra, una piccola isola dell`Oceano Indiano al largo della Somalia. Dando di fatto vita alla moderna pirateria nel Corno d`Africa con cui essi ora accrescono i loro guadagni con attacchi ai danni di navi mercantili di tutte le nazioni. Pero il fenomeno della pirateria al largo della Somalia non e nata ai giorni nostri ma comincio nei primi anni novanta. Dapprima furono poche azioni ai danni d`alcuni yacht poi gli attacchi cominciarono ad interessare anche imbarcazioni piu grandi fino a giungere ad attaccare e conquistare grosse navi portacontainer. Quello che era nato come un `mestiere suppletivo` al proprio, ossia il dedicarsi all`attivita di pesca, si e dunque trasformato in un businnes. Un vero affare che vede coinvolti non piu solo i poveri pescatori ma agguerrite bande di predoni del mare ben organizzate con collegamenti anche internazionali. I `Jin del mare`, fantasmi del mare, come li definisce sul suo sito `alarabiya` pare siano un nutrito gruppo, in maggioranza analfabeti, pero ben armati, ben organizzati ed anche esperti della psicologia delle loro vittime occidentali che piuttosto che farsi affondare, preferiscono quasi sempre arrendersi. Il loro giro d`affari, inizialmente di 10 milioni di dollari e ora miliardario. Intorno al fenomeno della pirateria ruota tutto un vorticoso giro d`interessi. Quando si sequestra una nave e il suo equipaggio, nei villaggi, covi dei pirati, inizia il lavoro di rifornire di viveri, acqua e altro gli ostaggi e pirati. Un`attivita questa che prosegue fino alla fine delle trattative che portano al rilascio della nave ed ei marinai in cambio di riscatti di milioni di dollari. Fin qui tutto bene. La cosa e fattibile specie per gente semplice e ignorante. Pero poi sorge spontanea una domanda: come possono dei poveri pescatori riuscire a gestire queste ingenti somme di denaro? C`e qualcuno dietro che manovra le loro azioni? Non c`e dubbio che dietro ai pirati c`e una vera e propria organizzazione, che appoggiandosi a banche estere che fungono da lavanderia per queste enormi somme di denaro, controllano e gestiscono anche da lontano i proventi derivanti da questa attivita criminale nel mare del Corno d`Africa. A causa di questi attacchi poi, le compagnie d`assicurazione hanno aumentato vertiginosamente i premi delle polizze per la navigazione dei cargo nelle acque al largo della Somalia. Mentre alcune compagnie marittime di navigazione hanno deciso di non far attraversare piu le loro navi il canale di Suez, che permette di abbreviare i tempi per raggiungere dal Mediterraneo l`Oceano Indiano e viceversa, ma di circumnavigare il Capo di Buona Speranza anche se i tempi di navigazione raddoppiano. Se questa opzione fosse adottata da tutte o gran parte delle compagnie marittime il canale di Suez, costruito oltre cento anni fa per permettere una veloce comunicazione tra Europa e l`Asia, rischia di diventare un canale inutile perché reso inutilizzabile dalla pirateria che infesta le acque del Golfo di Aden e Oceano Indiano. Forse anche in questo andrebbe cercata la chiave di lettura del fenomeno. Il fatto che sul canale di Suez, fonte di guadagno per l`Egitto, penda questa `spada di Damocle` potrebbe condizionare molte situazioni. E` vero che in passato ci sono stati diversi tentativi di monitoraggio e controllo di queste acque da parte delle marine militari di vari Paesi e oggi ancor di piu, ma e anche vero che l`attuale situazione e di totale confusione.
Ferdinando Pelliccia

