Nel corso del recente summit dei ministri degli Esteri degli otto grandi della terra, svoltosi a Trieste, il ministro degli Esteri italiano Franco Frattini ha annunciato che: “Occorre aiutare concretamente i Paesi costieri a rafforzare la loro capacità autonoma di combattere la pirateria”. “Abbiamo pensato a una rete internazionale per la formazione della guardia costiera dei Paesi del Golfo di Aden”, ha aggiunto il ministro. Frattini ritiene che sia necessario adottare varie iniziative parallele alle misure di dissuasione nel quadro della cooperazione multilaterale. Oltre a ritenere necessario che occorre rimuovere le cause profonde del fenomeno della pirateria che sono: la povertà e la debolezza delle istituzioni. Pertanto da tempo il titolare della Farnesina sta promuovendo e spingendo e che deriva dalla necessità di assistere i Paesi della regione nel renderli capaci e autonomi nel controllo dei loro confini costieri e acque territoriali. Per giungere a questo risultato ha già definito dei punti di partenza. Anzi tutto la formazione del personale dei Paesi coinvolti nell’iniziativa sarà fornita dalla ‘International Maritime Safety Security and Environment Academy’, Imssea, con sede operativa a Genova e da un centro di formazione regionale che dovrebbe essere creato ad hoc a Gibuti. Nel frattempo i pirati somali, a causa delle cattive condizioni meteorologiche al largo della Somalia, a causa del monsone, non hanno compiuto nelle ultime settimane azioni piratesche. Però l`Ufficio marittimo internazionale, Bmi, ha registrato, nelle ultime 2 settimane, ben 8 attacchi messi a segno a sud del Mar rosso e al largo dell`Oman. Azioni avvenute tutte nel corso della notte. Segnale questo che i pirati hanno ulteriormente ampliato il loro raggio di azione, andando ancor più all’interno dell’Oceano e molto più lontano dal Golfo di Aden dove è nato il fenomeno della pirateria. Dunque i predoni del mare hanno iniziato ad agire anche in aree un tempo ritenute ‘immuni’ al fenomeno, forse approfittando dell`assenza di navi da guerra della comunità internazionale impegnate a pattugliare il mare del Corno d’Africa ma anche perché alla ricerca di nuovi ‘terreni di caccia’. Le due nuove aree sono ubicate una verso Bab al Mandeb, a sud del Mar Rosso, e l’altra nel Mare arabico, al largo dell`Oman. Secondo le ultime stime diffuse dal Bmi, sono almeno 14 le navi ancora nelle mani dei pirati somali, tra cui il rimorchiatore italiano ‘Buccaneer’ e circa 200 i marinai, membri degli equipaggi, trattenuti in ostaggi e usati anche come scudi umani. Tra questi 10 marittimi italiani e numerosi marinai filippini e ucraini. Tra gennaio e marzo di quest`anno gli attacchi sono stati 61 contro i 6 del 2008. Mentre dall’inizio di aprile ad oggi i pirati somali hanno catturato una decina di cargo. Il triste primato di essere al primo posto come società armatrice più colpita dal fenomeno della pirateria spetta alle società tedesche con 16 navi catturate seguite poi, da quelle greche con 14 navi. L`Interpol sta intanto, realizzando una banca dati con fotografie, impronte digitali e altri dati personali delle persone sospettate di compiere atti di pirateria al largo delle coste della Somalia. Le informazioni saranno utili in caso di procedimenti giudiziari in tutto il mondo contro i sospetti. Il Giappone invece ha approvato lo scorso 19 giugno un’importante legge che autorizza la sua marina a ricorrere all`uso della forza nel caso di un attacco dei pirati a navi giapponesi e anche straniere al largo della Somalia. Il Paese del Sol Levante è presente nel mare dei pirati, in chiave antipirateria, con 2 navi da guerra, due aerei di pattugliamento P-3C e circa 500 soldati e guardacoste. Finora le sue unità navali potevano solo proteggere imbarcazioni battenti bandiera giapponese e che trasportavano cittadini giapponesi o carichi legati al Giappone. Ora invece, la loro operatività si estende anche alla difesa di navi di altre nazionalità in transito nella zona. In caso di attacco di pirati somali, i marinai nipponici potranno anche aprire il fuoco contro i predoni del mare. Il governo di Tokyo dimostra ancora una volta di essere attento al fenomeno della pirateria. La nuova legge è stata fortemente voluta dal premier giapponese Taro Aso, allo scopo di rafforzare il ruolo del Giappone a difesa della sicurezza internazionale. Questa missione navale nel Golfo di Aden è la prima che vede coinvolte le ‘forze di autodifesa’ giapponesi in una zona di conflitto, dopo la sconfitta del 1945. In questi giorni si è registrata anche un’importante novità. Il 23 giugno scorso Confitarma con CGIL CISL e UIL hanno firmato un verbale di accordo, relativo alla pirateria. Ai marittimi imbarcati sulla navi da carico che transitano nell`area considerata a rischio per gli attacchi dei pirati verranno riconosciute indennità per rischio di guerra. L`area di rischio, si legge nell`accordo, viene così individuata: “Il confine occidentale parte della zona costiera del confine tra Gibuti e Somalia sino alla posizione 11 48 N, 45 E, da 12 00 N,45 E sino all`isola di Mayyun nello stretto Bab El Mandeb. Mentre il confine orientale dell`area e` circoscritta da Rhiy di-Irisal nell`isola di Socotra di posizione 14 18 N, 53 E, da 14 30 N, 53 E sino alla costa nel punto di confine tra lo Yemen e Oman”. “In aggiunta a queste coordinate, si legge ancora, saranno estese, fino a includerle, la zona di 400 miglia al largo della costa orientale della Somalia, ovvero l`isola di Socotra fino al confine del Kenya”. Le indennità per rischio di guerra, come prevista dal contratto nazionale di lavoro in vigore , scatteranno a partire dal prossimo 1 luglio. L`accordo ha natura transitoria legata al perdurare del fenomeno della pirateria e ciascuna delle parti potrà richiedere un incontro per valutarne l`andamento. Si tratta di un importante passo avanti, però si poteva, vista la sensibilità degli armatori, rendere retroattiva. Non ne potranno infatti usufruire i marittimi del ‘Buccaneer’. Ancora una volta è un occasione mancata per dimostrare a tutti che loro, gli armatori, hanno a cuore i lavoratori. Il rinnovo del CCNL è stato firmato lo scorso 3 febbraio 2009 e si poteva rendere valido questa indennità a partire da quella data. Probabilmente sulla decisione sono prevalse le ragioni che già allora impedirono che fosse tenuto conto del rischi pirateria nel mare del Corno d’Africa.
Ferdinando Pelliccia

