Il principale artefice dell’avvelenamento dei pozzi della democrazia nel nostro Paese, infatti, ha il vezzo di asserire a parole principi altisonanti salvo poi rimangiarseli puntualmente quando si tratta di tradurli in pratica.
Solo che, mentre di solito tra le parole e i fatti che le negano trascorrono almeno un paio di giorni, adesso la consecutio si è fatta molto più stringente fino ad arrivare al record della contemporaneità.
E’ quanto è accaduto il giorno di Ferragosto durante la conferenza stampa al Viminale. Affiancato dai ministri dell’Interno, Roberto Maroni, e della Giustizia, Angelino Alfano, il premier ha annunciato con enfasi un intensificazione della lotta alla mafia.
«Il governo ha la fortuna di essere sostenuto da una vasta e solida maggioranza, perciò resterà in carica altri quattro anni – ha affermato Silvio Berlusconi – E metterà in atto un piano a lungo termine e si spera definitivo contro le forze del male, non solo contro la criminalità diffusa ma anche contro la criminalità organizzata». Nemmeno il tempo di annotare sui taccuini l’audace obiettivo che il governo intende perseguire ed ecco che il premier dichiara che non scioglierà il comune di Fondi (Lt) per infiltrazioni mafiose, così come aveva richiesto fin dall’8 settembre 2008, con una relazione puntuale e approfondita, il Prefetto di Latina, Bruno Frattasi.
«In Consiglio dei ministri sono intervenuti diversi ministri, hanno fatto notare come nessun componente della giunta e del consiglio comunale sia stato neppure toccato da un avviso di garanzia – spiega Berlusconi – Quindi sembrava strano che si dovesse intervenire con un provvedimento estremo come lo scioglimento della giunta».
Poco importa che la legge non contempli affatto che gli avvisi di garanzia agli amministratori locali siano la [i]condicio sine qua non[/i] per poter procedere allo scioglimento di un comune per infiltrazioni mafiose.
Di certo, c’è che Fondi è un comune dell’agro-pontino amministrato dal centrodestra e dall’Udc e che il ministro Maroni stesso, a febbraio 2009, aveva chiesto in Consiglio dei ministri lo scioglimento del Comune sulla scorta della relazione del prefetto Frattasi. Cosa abbia fatto cambiare idea al prode condottiero leghista, non è dato sapere.
Si conosce, invece, quello che il Prefetto di Latina ha denunciato mettendo nero su bianco. Le oltre cinquecento pagine della relazione di Bruno Frattasi e i nove faldoni di documenti che l’accompagnano, recuperati grazie alle indagini condotte all’interno del Comune da polizia, carabinieri, guardia di finanza e finanche dal corpo forestale, hanno delineato, infatti, «un quadro complesso che riguarda senza’altro la figura del sindaco Luigi Parisella, di alcuni esponenti consiliari di maggioranza, nonché della stessa macchina amministrativa che in tutte le sue articolazioni risulta interessata da illegittimità gravissime e diffuse». Ma nella relazione si parla anche dell’«accertata contiguità del sindaco» con un impresario che ha «collegamenti con elementi della ‘ndrangheta e col clan camorristico dei Casalesi». ùMa non è tutto. Il Prefetto Frattasi scrive ancora che il comune di Fondi continua ad adottare «comportamenti di indubbia gravità, dimostrando un’allarmante insensibilità verso l’esigenza di una corretta azione che dissolva il sospetto di porsi al servizio di interessi di tipo criminale, in ciò dimostrandosi oggettivamente collusiva». Per non parlare dei conflitti di interesse del sindaco di Fondi e del senatore del Pdl, Claudio Fazzone (entrambi soci di una ditta della quale fa parte, tra l’altro, il fratello di un noto componente del clan dei Casalesi) inerenti alcune varianti urbanistiche.
Nonostante tutto ciò, il comune di Fondi non sa da sciogliere. Anzi, il senatore Claudio Fazzone nei giorni scorsi ha chiesto addirittura una commissione d’inchiesta sull’operato del Prefetto di Latina.
Vedrete che alla fine, per “coerenza”, il governo scioglierà la prefettura del capoluogo pontino.
Toni Baldi

