E` ormai un dato di fatto che il pagamento dei riscatti legittimano anzichè contrastare il fenomeno della pirateria marittima al largo della Somalia. Tanto è vero che un anno terribile, il 2009, se ne è andato e un altro ne è arrivato. Nel primo mese del 2010, ha reso noto l`Imb, l`organizzazione internazionale che vigila sulla pirateria nel Golfo di Aden, sono già state catturate 12 navi. Questo, nonostante sia dispiegata nel mare del Corno d`Africa una forza navale militare di contrasto alla pirateria. Una flotta attivata per prima dalla NATO, dall`estate del 2008, seguita poi, dall`Unione Europea, Ue, e da altri Paesi, come Cina, Russia, India, Corea del Sud, Giappone, Australia, Iran, Filippine e tanti altri. Paesi che in un modo o in un altro si sono visti coinvolti in episodi collegati con la pirateria marittima nell`Oceano Indiano. A fronte di questa azione di contrasto vi è invece, l`azione di attacco condotta dai pirati somali che hanno stabilito le loro basi nei porti lungo le coste del Puntland, la regione semiautonoma nel nord est della Somalia, divenuta ormai per antonomasia, una moderna Tortuga in chiave però, meno pittoresca. Un manipolo di uomini dunque, perchè al massimo i pirati somali che infestano l`Oceano Indiano, almeno quelli che lo fanno per mestiere, sono appena un migliaio, tiene in scacco una poderosa flotta internazionale. Finora, a parte qualche attacco sventato ad alcuni cargo, e una settantina di pirati catturati nel corso delle operazioni anti pirateria, di concreto si è visto ben poco. Questo anche rispetto alla poderosa macchina bellica messa in moto e ai forti investimenti della comunità internazionali nell`area per fronteggiare il fenomeno. Investimenti che di certo ne staranno godendo in tanti e che tremano al solo pensiero che un giorno questa `manna` possa terminare. I pirati catturati sono stati trasferiti in prigioni in Kenya. Questo Paese africano ha stipulato ricchi accordi con la comunità internazionale per `ospitare` e `processare` i predoni del mare catturati. Alcuni pirati, sono già stati anche giudicati e condannati. Le pene elargite sono state tra i 7 e gli 11 anni. I costi di questa operazione non è dato saperli, ma di certo la `collaborazione` keniana costerà diversi milioni di dollari `elargiti` dai Paesi occidentali. Le stesse missioni anti pirateria, inizialmente previste per un anno, stanno ricevendo un continuo rinnovo che li mantiene `in vita` di anno in anno. Un rinnovo non giustificabile visti i `penosi` risultati ottenuti. `Penosi` non per incapacità, ma per il fatto che non basterebbero 500 navi per controllare una superficie di mare così vasta quale è quella che parte dal canale di Suez e finisce all`arcipelago delle Seychelles. La missione più attiva è quella dell`Ue, denominata `Atalanta`, avviata nel dicembre 2008 è poi, prorogata fino al dicembre 2010, e non è esclusa un`ennesima proroga, a cui partecipano direttamente 8 Paesi con le rispettive navi da guerra: Italia, che ne ha il comando operativo fino ad aprile con il contrammiraglio Giovanni Gumiero, Olanda, Germania, Francia, Spagna, Belgio, Lussemburgo e Grecia. Indirettamente altri 5 Paesi in vario modo: Cipro, Irlanda, Finlandia, Malta e Svezia. La Svezia in particolare è molta attiva nella missione anti pirateria della Ue. Di recente ha offerto il suo contributo con la nave da guerra `Hms Carlskrona`. Il governo di Stoccolma inoltre, contribuisce già con una aereo di sorveglianza della sua Guardia costiera. Alla Svezia è stato affidato, fino ad aprile, il comando direttivo della missione. Tra i Paesi invece, extra Ue intervenuti nell`azione di contrasto alla pirateria, ultimamente si sta mostrando particolarmente attenta al fenomeno la Turchia. Il parlamento di Ankara lo scorso 2 febbraio ha votato il prolungamento di un altro anno del mandato alla sua marina militare ad inviare navi da guerra al largo della Somalia, per partecipare al pattugliamento internazionale di quel mare e combattere i pirati somali. Rinnovando però, il diniego a partecipare invece, ad azioni militari terrestri in territorio somalo contro i pirati. Il primo febbraio scorso è già salpata, dal porto turco di Aksaz, per Aden la fregata `Tcg Gemlik` che si avvicenderà con la fregata Gokova. L`unità navale da guerra turca infatti, una volta raggiunto il `mare dei pirati` inizierà il pattugliamento nell`ambito della forza multinazionale NATO, Combined Multinational Force 151, CTF 151. E` dal febbraio dello scorso anno che la Turchia è impegnata nell`azione di contrasto ai pirati somali. Finora ha già inviato, nel Golfo di Aden, altre 3 Fregate: Giresun, Gaziantep e Gediz. L`apporto dato dalla Turchia ha permesso di sventare diversi attacchi dei pirati e in particolare la Fregata Gediz si è distinta in almeno due azioni anti pirateria catturando anche una decina di pirati somali. Anche la NATO ha dato il via al rafforzamento della sua flotta navale impegnata con la missione `Ocean Shield` nell`azione di contrasto alla pirateria nel mare del Corno d`Africa. In questi giorni è giunta in rinforzo della missione NATO l`unità navale da guerra inglese `HMS Chatham` che contribuirà alla protezione dei mercantili e della tutela del traffico marittimo nell`area.
Nel frattempo, nonostante tutto questo, gli attacchi dei pirati somali alle navi commerciali continuano. Nel breve arco di tempo che è intercorso tra la fine del mese di gennaio e l`inizio di quello di febbraio i pirati somali non hanno dato tregua ai mercantili in navigazione nel mare al largo della Somalia. I moderni filibustieri hanno portato a casa un grosso bottino, in barba a tutti. Forse anche galvanizzati dai forti proventi derivati dal pagamento del riscatto per il rilascio della nave `Filitsa` battente bandiera delle Isole Marshall, ma di proprietà della compagnia greca `Order Shipping`. La nave era stata catturata lo scorso novembre e liberata ieri dopo il pagamento di circa 4 milioni di dollari. Ieri è stata catturata, nel Golfo di Aden, la `MV Rim`, battente bandiera nord coreana, e di proprietà della compagnia di navigazione libica `White Sea Shipping`. Insieme alla nave finiti nelle mani dei predoni del mare anche l`equipaggio composto probabilmente da 17 marittimi tra libici e rumeni. Come sempre accade in questi casi, la nave è stata dirottata dai pirati somali verso le coste del Puntland dove vi hanno stabilito, indisturbati, i loro covi. Unità navali da guerra della coalizione internazionale stanno come sempre fanno in questi casi, monitorando la situazione. La nave non era stato registrata presso le autorità incaricate di sorvegliare la rotta commerciale nel Golfo di Aden. Lo scorso 28 gennaio invece, i pirati somali hanno catturato, al largo di Berbera, il principale porto del Somaliland, l`altra regione semiautonoma della Somalia, un cargo battente bandiera cambogiana, il `MvLaylas`. La nave è stata catturata appena ha lasciato il porto. Insieme alla nave sono stati catturati anche i membri dell`equipaggio. Marittimi pakistani, indiani, somali, siriani e dello Sri Lanka. A tutto questo si aggiunge ora anche il fatto che sempre più spesso stanno scoppiando sanguinose lotte intestine tra le varie gang del mare per prendere il controllo della gestione delle `prede` catturate o per la spartizione del riscatto pagato per ottenerne il rilascio. Così è stato anche dopo il rilascio del cargo MV Filitsa. Il riscatto è stato pagato lo scorso lunedì, ma la nave non è stata subito rilasciata perchè un altro gang di predoni voleva impossessarsi del denaro. Da questo ne è nato uno scontro. Per fortuna poi, ieri i pirati somali hanno liberato il cargo greco e il suo equipaggio anche se con un giorno di ritardo. Lo stesso episodio si era verificato lo scorso 19 gennaio quando, dopo il rilascio della superpetroliera greca `Maran Centaurus` dietro il pagamento di un riscatto di 5,5 milioni di dollari, il più alto mai pagato finora, era scoppiata una violenta battaglia tra due gruppi di pirati somali per la spartizione del bottino. Almeno 4 i morti e numerosi i feriti. Lo scontro era avvenuto ad Harardere, uno dei covi dei pirati lungo la costa del Puntland. La Maran Centaurus era stata sequestrata con un carico di 2 milioni di barili di petrolio il 29 novembre scorso. Nel frattempo continuano nel Puntland gli omicidi mirati di personalità di spicco del mondo politico e giudiziario del Paese. Dopo l`assassinio del ministro dell`Informazione, Sefta Bananka ucciso ad agosto da un commando armato davanti a un ristorante nella città di Galkayo. Dal mese di novembre sono stati assassinati tre parlamentari e un giudice. L`ultimo Mohamed Abdi Daqar, ucciso dai sicari a Bosasso, uno dei porti covo dei pirati somali e capitale economica del Puntland. Un allarmante segnale questo, che indica che la guerra civile in corso nel resto della Somalia sta avvinghiando anche questa regione somala. Da tempo infatti, i miliziani islamici di al Shabaab, che controllano già gran parte della Somalia, cercano di penetrare anche nel Puntland e sovvertire le sue istituzioni. Se ciò avvenisse sarebbe un ulteriore aggravio per la comunità internazionale nella lotta al fenomeno della pirateria marittima. Perchè anche se altalenante, la collaborazione del governo di Garowe è utile al contenere il fenomeno.
Ferdinando Pelliccia