Forze NATO liberano con un`azione di forza un mercantile appena catturato dai pirati somali. A rivelarlo con un comunicato la missione anti pirateria europea, Atalanta. Il fatto si è verificato lo scorso 5 febbraio. Il mercantile sloveno, Ariella, battente bandiera di Antigua e Barbuda, era stato appena catturato dai pirati somali insieme al suo equipaggio di 25 uomini di cui un bulgaro, 15 filippini, uno slovacco, un indiano e 7 ucraini. Si tratta di fatto, del primo caso in cui una nave catturata dai pirati somali è stata liberata nell`immediato dopo grazie all`intervento da parte di navi della coalizione internazionale presenti al largo della Somalia per contrastare la pirateria marittima. A compiere l`impresa la Fregata danese, Absalon, che partecipa alla missione anti pirateria della NATO nel mare del Corno d`Africa, `Ocean Schield` insieme alle fregate canadese `Hmcs Fredericton`, statunitense `Uss Boone` e Britannica `Hmd Chatham` e ad un`unità navale italiana e una turca. Ad intervenire direttamente sono stati i commandos delle forze speciali danesi che hanno assaltato la nave catturata dai pirati. La loro azione era appoggiata anche da alcune navi della Marina Militare indiana. La gang del mare che si era impadronita dell`Ariella, di fronte a questa inconsueta reazione hanno preferito abbandonare la preda e darsi alla fuga. Finora le forze militari della coalizione anti pirateria si erano limitate solo a monitorare, a distanza di sicurezza, i movimenti dei pirati dopo che questi si erano impadroniti di un nave mercantile. Al massimo era stato inviato un elicottero che aveva solo sorvolato la nave tra gli scherni dei pirati. Anche stavolta, ricevuto l`SOS dalla nave, è stato inviato sul posto un elicottero decollato dalla nave danese, che nel frattempo ha raggiunto anch`essa il mercantile per via mare. Questa volta però, dall`elicottero sono partite alcune raffiche di avvertimento contro i pirati. Il successo dell`operazione della NATO è stata resa possibile dalla ormai consolidata cooperazione con le altre navi militari delle diverse forze navali internazionali presenti nel mare dei pirati anch`esse nell`ambito di una missione anti pirateria o in forma individuale. Esse sono l`europea, `Eunavfor-Atalanta`, la `Combined maritime force 151`, Cmf151. Oltre a quelle indipendenti di Russia, India, Giappone, Cina, Iran, Corea del Sud, Filippine, Australia, Malesia, Arabia Saudita e tante altri. Nel frattempo, nella stessa zona, una nave della Marina Militare Russa, la `Neustrashimyy`, ha intercettato e bloccato un barchino su cui vi erano 7 pirati che sono stati arrestati. Con molta probabilità erano gli stessi che avevano preso parte all`arrembaggio dell`Ariella. Nel frattempo nei gironi scorsi, dopo 10 mesi di dura prigionia, è stato rilasciato dai pirati somali un peschereccio taiwanese, il `Win Far 161`. Insieme alla nave rilasciato anche il suo equipaggio. A bordo vi erano imbarcati 30 marittimi, 2 di Taiwan, 5 cinesi, 6 indonesiani e 17 filippini, che hanno vissuto un `orribile esperienza fatta di privazioni di ogni genere. Il loro infatti, non è stato un sequestro come tanti altri ma si è concluso in maniera tragica. Tre di loro, di cui non è stata resa nota la nazionalità, sono morti durante la detenzione per malattia, legata alla malnutrizione e ai problemi sanitari. L`imbarcazione era stata catturata lo scorso 6 aprile mentre era in navigazione al largo delle Seychelles. Sembra che per il suo rilascio i pirati si siano accontentati di un riscatto di bassa entità giusto per giustificarne il rilascio. Questo perchè finora nessuna nave è mai stata rilasciata senza il pagamento di un riscatto. Il rilascio è avvenuto perchè ormai la situazione a bordo della nave era diventata per i pirati ingestibile. Ad inizio settimana invece, si era conclusa in maniera meno infelice il sequestro del mercantile battente bandiera di Panama, Al Khaliq. Il cargo era stato catturato dai pirati somali lo scorso 22 ottobre nell`Oceano Indiano. A bordo 26 membri di equipaggio, 24 indiani e 2 birmani. Il rilascio, hanno comunicato i pirati che lo avevano in custodia, è avvenuto dietro il pagamento di un riscatto di 3,1 milioni di dollari.
Ferdinando Pelliccia