Sul sito web del Sindacato dei Marittimi, SDM, è stato pubblicato un interessante articolo dal titolo ‘Pirateria: Luigi D’Amato, ci sono armatori responsabili’. Con esso viene messa in evidenza la risposta dell`armatore, il Cavaliere del Lavoro Luigi D’Amato alla domanda: “Alla luce di questa drammatica esperienza, lei è favorevole alla presenza di guardie armate a bordo?” “No. Si immagini una sparatoria a bordo di una petroliera carica di carburante. C’è il rischio più che concreto che possa saltare tutto in aria. Io penso che il problema, e sono d’accordo con il ministro Frattini, possa essere risolto solo mettendo fuori uso la pirateria e, per fare questo, c’è bisogno di una legge speciale a livello internazionale che consenta di agire contro i pirati-fuorilegge anche in acque internazionali”. L’armatore D`Amato ha di recente lanciato una sua idea: “Penso che proprietari della merce trasportata dovrebbero farsi carico di un allungamento del percorso evitando in via definitiva l’Oceano Indiano. Trovo che sia l’unica soluzione temporanea anche se costosa che dovrebbe essere inserita in un disegno generale per contrastare la pirateria, ma non dimenticando che questa non è solo in area Somala”. Dalle sue pagine web l’SDM sottolinea quanto sia importante l’esistenza di gente più ragionevole dell`armatore Stefano Messina. Il riferimento è al fatto che i Messina invochino la violenza come soluzione al problema. Il sindacato paragona l’esistenza di persone ragionevoli rispetto ad altre addirittura ad una fortuna e augurandosi che vinca finalmente la logica del buon senso, e non dell`affidarsi alla violenza, che seppur appare l`unica soluzione non lo è. Sul suo sito web il sindacato dei marittimi spiega anche il perché l’SDM è contro l`uso delle armi e dell`imbarcare scorte armate a bordo dei mercantili italiani. La spiegazione data è che bisogna chiedersi a questo cosa poi, seguirebbe? Le cronache, che raccontano delle azioni dei pirati somali, da mesi ormai indicano che tentativi in tal senso, ossia a imbarcare uomini armati a bordo sta spingendo i pirati ad essere più violenti nel momento dell’attacco alla nave. Questo è infatti, quanto si è verificato quando è stata arrembata la petroliera italiana `Savina Caylin`. Al suo tentativo di fuga i pirati somali hanno risposto con una pioggia di proiettili che hanno investito la nave per fortuna senza ferire nessuno dell’equipaggio. Addirittura dalle sue pagine web il sindacato sottolinea quanto questo abbia condotto anche al verificarsi di atti di tortura da parte dei pirati somali nei riguardi dei marittimi loro ostaggi. Un altro rischio evidenziato dall’SDM è che la pirateria somala potrebbe cambiare pelle. Nata come reazione dei pescatori somali nei riguardi di chi effettuava, nel loro mare, una pesca di frodo privandoli di quel pesce vitale per loro, si è già una volta evoluta in un’attività criminale locale che sta fruttando milioni di dollari. Una seconda trasformazione potrebbe portarla a diventare un organizzazioni terroristica. Il Sindacato dei Marittimi evidenzia anche una possibilità anzi due. Perchè il pirata attacca le navi e sequestra l`equipaggio? Per fare denaro. Se si mettono scorte armate a bordo, il terrorismo potrebbe prendere 2 strade: pagare ai pirati per attaccare e danneggiare le navi, causando ad esse danni anche seri. Questo comporterebbe spese enormi per le compagnie di navigazione, e metterebbe a serio rischio gli equipaggi; potrebbero cercare di creare vittime, cioè spingere i pirati dietro pagamento a scontri a fuoco, dove l`uccisione del pirata poi verrebbe strumentalizzata per renderlo vittima agli occhi della popolazione locale, soprattutto pensando che alcuni pirati sono solo minorenni. In questo contesto assume una veste importante la valutazione dell`armatore Luigi D`Amato. Inoltre un’eventuale sparatoria a bordo dei mercantili, visto che alcuni trasportano merci altamente pericolose, farebbe aumentare il rischio di esplosioni e incendi, e chi naviga sa bene cosa vuol dire un incendio a bordo durante la navigazione. Per ora è chiaro che chi invoca la presenza di guardie armate a bordo punta solo a tutelare i propri interessi. Però, il problema si deve prendere invece, in esame nella sua globalità. Il primo passo da compiere in al senso è quindi che i governi si incontrino e definiscano una legge unica relativa al fenomeno pirateria, costituiscano un tribunale internazionale dove processare e condannare per terrorismo e non atto di pirateria questi moderni pirati, poichè ormai non si limitano più a derubare navi, ma minacciare il mercato globale. Ribadisce il sindacato sul suo sito web sottolineando quanto l’idea di mettere scorte armate a bordo, faccia solo il gioco di chi sta dietro i pirati. L’SDM si augura nel contempo che nella Confitarma non vinca sempre una sola parte di armatori, ma che anche loro ascoltino tutti, e decidano per logica, ma prima di tutto ricordando che a bordo ci sono uomini che hanno famiglie e che sono li per lavorare. Rifletta il dinasta Stefano Messina. Il rischio che qualche marittimo italiano possa tornare a casa avvolto nel tricolore è alto e questo porterebbe tutti a fare i conti con le proprie coscienze sia che essi siano dei politici o politicanti, sia che essi siano imprenditori.
La pirateria non la si sconfiggerà mai, si può scoraggiarla, limitarla ma occorre agire.
Dal sito http://www.sindacatomarittimi.eu/