Nella sua edizione on line il giornale danese Ekstra Bladet rivela che il governo della regione somala semiautonoma del Puntland si è impegnato ad aiutare quello danese nel recupero dei sette danesi caduti ostaggi dei pirati somali. Una notizia che è giunta poco dopo che si è avuta la conferma che gli ostaggi danesi, una famiglia intera e i due membri dell`equipaggio del loro yacht ‘NY NG’, sono trattenuti in una zona di montagna della Somalia nord-orientale e precisamente nel villaggio di Hul-Anod situato nell’area intorno alla montagna di Kaarkaar. La notizia, ormai certa, ha dissipato ogni dubbio emerso nei giorni scorsi sul luogo dove fossero tenuti i sette danesi. Addirittura era circolata la voce che erano stati divisi in due gruppi e trasferiti al largo su una nave più grande uniti ad altri ostaggi. Nei giorni scorsi si era reso disponibile a mediare anche il sindaco della città Bander Beyla nel Puntland, Adam Ali che si era detto anche disposto ad inviare il suo vice al villaggio di Hul-Anod per mediare un accordo con la gang del mare che tratteneva in ostaggio i sette danesi. Il sindaco aveva spiegato che avrebbe concesso l`amnistia ai pirati somali se in cambio avessero liberato gli ostaggi senza alcuna contropartita in denaro. Diversamente le autorità locali somale erano pronte ad usare anche la forza. La famiglia Johansen di Copenaghen, ma originari di Kalundborg, padre, madre e tre figli minorenni, stavano compiendo il giro del mondo in barca a vela che sarebbe dovuto terminare alla fine della prossima estate. La loro nave è stata catturata dai pirati somali lo scorso 24 febbraio nell’Oceano Indiano. Sempre secondo quanto scrive il giornale danese, le autorità di Copenaghen si sono fin dall’inizio rifiutate di negoziare con i pirati. Gli unici contatti, i sequestratori, li stanno avendo con i familiari degli ostaggi in Danimarca. Purtroppo questi possono contribuire ben poco al pagamento del riscatto. Gli stessi Johansen non hanno soldi e ne possono contare sull’assicurazione stipulata per il viaggio, in quanto non copre questo tipo di atto criminale. I Johansen, per poter coronare il loro sogno, si sono addirittura indebitati ed hanno anche ipotecato la loro casa ottenendo dalla banca un prestito di 1.575.000 dollari. Da quando erano partiti, nell’agosto 2009, rivela dalle sue pagine web Ekstra Bladet, per compiere il giro del mondo, la famiglia danese ha sempre tenuto un diario su di un blog. Leggendolo si intuisce che si aspettavano un attacco dei pirati sulla loro rotta dalle Maldive verso l`Africa. . Il 19 febbraio scorso Johansen padre scriveva: “abbiamo preparato il nostro piano per il naufragio, stabilito un piano anti-pirati per sapere che fare se siamo attaccati e inviamo ogni giorno la nostra posizione alle forze armate”. In questo momento appare difficile per tutti trovare una soluzione valida per il recupero degli ostaggi. Da scartare a priori un blitz militare specie dopo quanto è accaduto allo Yacht americano i cui passeggeri, catturati dai pirati somali, sono morti uccisi nel corso di un tentativo di liberarli da aprte delle unità speciali USA. L’unica via valida da seguire è per ora quella di trattare per il riscatto e poi cercare di raccogliere la somma pattuita con i sequestratori. Sulle pagine web del giornale danese si legge infatti, che il governo danese non può, almeno ufficialmente pagare il riscatto per ottenere il rilascio dei sette connazionali. Il pagamento deve essere fatto dai familiari anche ricorrendo ad una raccolta di denaro. Quello che preme a tutti è soprattutto il riuscire a riportarli a casa sani e salvi.
Ferdinando Pelliccia

