
Lo stile di abbordaggio è lo stesso dell’11 aprile del 2009, quando a cadere nelle mani dei moderni bucanieri, fu il rimorchiatore d’altura, Buccaneer, con un nome beffardo quanto la sorte che li attendeva fuori dalle rotte previste per assicurarsi la protezione dello schieramento navale militare in quei mari infestati dai pirati.
Il sequestro, in quel caso, durò ben 118 giorni dall’11 aprile al 9 agosto: circa 4 mesi.
La Savina Caylyn superpetroliera dell’armatore italiano D’Amato, si avvia, quasi certamente, a superare quel record negativo (record ovviamente italiano). Il silenzio calato sulla vicenda è a dir poco anormale. Un silenzio totale, che avvolge non solo i media, ma anche i parenti dei sequestrati, 5 italiani (oltre a 17 indiani). Solo laconiche risposte dalla Farnesina. Lo stile è sempre lo stesso, le frasi sempre quelle. Stiamo lavorando per voi… Come se si stesse per ampliare la corsia di sorpasso di una qualunque autostrada italiana.
Il dolore e la rabbia, con il passare dei giorni, aumenta. Il sospetto è che, come per la vicenda del Buccaneer, il nostro Ministero degli Esteri, stia brancolando nel buio. Nessuna possibilità di contatto con le autorità somale, che nel paese ormai controllano solamente una piccolissima parte della capitale Mogadiscio. La Somalia è un paese allo sbando: miliziani legati ad al Qaeda e vari capi tribali locali, la fanno da padroni.
Della vicenda del Buccaneer, ci occupammo in prima persona e appena dopo il sequestro, per tener alta l’attenzione sul caso. Adesso crediamo sia arrivato il momento di rompere questa cortina di silenzio, questo doversi allineare alle direttive di Frattini e del collega La Russa: sono i parenti dei marittimi italiani ostaggi dei pirati somali a chiederlo, stanchi di sentirsi ripetere frasi di rito e di circostanza, che lasciano trapelare l’ennesima incapacità del nostro esecutivo, nel centrare da subito l’obiettivo. A testimonianza del clima di incertezza e tensione che si respira è di alcuni giorni fa la telefonata di uno dei sequestrati al figlio. Attraverso il colloquio telefonico si è manifestata tutta la preoccupazione per la situazione da parte degli ostaggi. Dal loro racconto si rivivono momenti già sentiti raccontare e che sono accaduti al tempo del sequestro del Buccaneer.
[b]“I pirati si stanno scaldando, non essendoci stato alcun contatto da parte del governo e per il tergiversare sulla richiesta del quantum per il rilascio di imbarcazione e uomini, da parte dell’armatore”. “Ieri notte hanno cominciato a sparare. Si sono avvicendate le squadre di pirati che ci controllano e questi nuovi sembrano parecchio insofferenti… Hanno il grilletto facile. Inoltre le scorte di carburante stanno scarseggiando: tra pochi giorni, se non arrivano rifornimenti, saremo costretti a fermare le macchine”. [/b]
Stesso copione, scene e racconti già vissuti, ma che evidentemente non sono sufficienti a indirizzare rapidamente verso l’unica soluzione possibile e contemplata: il pagamento del riscatto. Si sappiamo che ufficialmente non si può parlare di pagare… Ma non esistono soluzioni alternative, tanto meno improbabili blitz, che già risultano difficili a poche ore dal sequestro, figuriamoci a distanza di mesi. La soluzione è il biglietto verde in gran quantità… Poi si potrà inscenare il solito teatrino delle smentite e delle affermazioni categoriche, ma è inutile attendere oltre per poi fare esattamente quanto richiesto dai moderni bucanieri somali. Come se tutto ciò non bastasse, un’altra imbarcazione battente bandiera italiana, è stata assaltata e catturata dai predoni del mare. A cadere nelle mani dei pirati, la motonave `Rosalia D`Amato` con a bordo tra i membri dell`equipaggio 6 italiani e 16 filippini. L’attacco dei pirati è avvenuto la notte tra il 20 e il 21 aprile scorsi, mentre la nave italiana si trovava nel mare Arabico a circa 400 miglia dalle coste dell`Oman. Singolare coincidenza: le due imbarcazioni sono di proprietà dei D’Amato… Infatti l’imbarcazione è di proprietà della Perseveranza Navigazione di Angelo D’Amato nipote del proprietario della Savina Caylyn, la Fratelli D’Amato.
I mesi scorrono e il clima, nel vero senso della parola, inizierà ad arroventarsi. Cibo e acqua inizieranno a scarseggiare e i nervi a fior di pelle non portano a conclusioni piacevoli.
Truman Siciliano

