Fermo restando che la vigilanza è raccomandata a tutti i naviganti in tutta l’area interessata dal fenomeno della pirateria marittima. In questi giorni è stato diffuso un allerta per le navi che transitano nel Golfo di Aden e in particolare lungo la costa dell’Oman e anche nel sud del Mar Rosso. A lanciarlo le forze navali yemenite che avvertono di stare attenti ai pirati somali. Si tratta di un vero e proprio stato di emergenza scattato dopo che si è registrata, nelle ultime settimane, una maggiore attività dei predoni del mare in quelle acque. In effetti a causa della stagione dei monsoni con venti che spirano fortissime e le condizioni del mare proibitive, specie per i piccoli barchini, i banditi del mare si sono, in gran parte, ritirati dal mare aperto. A tutti è consigliato di attivarsi con la vigilanza quando si transita in entrambe le aree a prescindere dalle condizioni atmosferiche. Nei primi sei mesi del 2011 gli assalti dei predoni del mare in mare aperto si sono infatti ridotti del 20 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. L’ultimo assalto andato a buon fine risale allo scorso 30 aprile con la cattura della MV GEMINI con un equipaggio di 25 marittimi di diversa nazionalità. Questo calo dell’attività piratesca potrebbe portare a pensare che è dovuto al contrasto navale messo in atto dalla comunità internazionale con le diverse missioni navali anti pirateria. Di fatto esso è invece, dovuto in primis ad una sorta di riorganizzazione messa in atto dalle diverse gang del mare. I pirati somali hanno cambiato modo di agire e di conseguenza ora badano più alla qualità che alla quantità. Rispetto al passato le loro azioni sono meglio pianificate. Puntano al maggior realizzo. Quello in corso è di fatto una sorta di salto di qualità dell’attività piratesca. Quasi a voler ‘convalidare’ l’allerta lanciata. Lo scorso mercoledì è stato denunciato in pieno Golfo di Aden un presunto assalto pirata alla petroliera ‘BRILLANTE VIRTUOSO’. A bordo della nave si trovavano 26 membri di equipaggio, di cui 23 di nazionalità filippina, rimasti tutti incolumi anche se sulla nave si è sviluppato un principio di incendio che li ha costretti ad abbandonare la petroliera a bordo di una scialuppa. Per fortuna poi, l’incendio è stato domato e la nave è stata trainata, sana e salva, al vicino porto yemenita di Aden da due rimorchiatori partiti dallo stesso porto. In risposta al segnale di soccorso lanciato dalla petroliera è accorsa anche una nave da guerra della Marina Militare statunitense, la ‘USS PHILIPPINE SEA’ che fa parte della task force navale multinazionale anti pirateria, Combined 150, CTF 150, a guida USA, che ha preso a bordo i suoi marittimi. L’episodio non ha per ora trovato riscontri che confermino che si sia trattato effettivamente di un fatto collegato alla pirateria marittima. Però, se fosse confermato sarebbe la prima volta che, nel corso di un attacco pirata, una nave subisse danni ingenti e addirittura si sviluppasse un incendio a bordo. L’imbarcazione trasportava un milione di barili di olio combustibile e se fosse affondata avrebbe causato un disastro ambientale di dimensioni epocali. Nel tentativo di arginare il fenomeno della pirateria marittima proprio nel Golfo di Aden dal 22 agosto del 2008, il gruppo navale del CTF 150 che pattuglia con navi da guerra il Mar Arabico e il mare lungo la costa del Corno D’Africa, ha istituito un corridoio nautico – marittimo di fatto militarizzato. Si tratta di una zona di protezione e di sicurezza, MSPA, di 8 miglia di larghezza e 550 miglia di lunghezza istituita per fornire un passaggio sicuro ai mercantili nel Golfo. Mentre a tutte le altre navi che viaggiano nel mare dei pirati è, consigliato di tenersi ad almeno 600 miglia nautiche dalla costa somala. Se quello alla ‘BRILLANTE VIRTUOSO’ si è trattato effettivamente di un assalto pirata è anche un pericoloso segnale in quanto si è verificato a meno di 20 miglia marine dal porto di Aden. Fino ad oggi nessuno dei marittimi delle navi assaltati ha mai risposto alla violenza con la violenza. Questo anche perché l’attuale normativa, regolata dall’Organizzazione marittima internazionale delle Nazioni Unite, IMO, fa loro divieto di portare armi da fuoco a bordo anche per autodifesa. Una recente indagine dell’IMO ha indicato in maniera stimata che il traffico marittimo, che oggi rappresenta l`80 per cento del commercio mondiale, a causa del fenomeno della pirateria marittima sta perdendo, ogni anno, miliardi di dollari. Un fatto questo che sta portando ad una riduzione dei profitti spingendo le compagnie a farsi una concorrenza spietata tra di loro. Inoltre, dall’indagine emerge anche che negli ultimi anni si sta registrando un aumento del ricorso alle bandiere di comodo, oltre ad una corresponsione di stipendi sempre più miserabili ai marittimi. A causa dei problemi generati dalla pirateria marittima nel documento si legge che sempre di più le compagnie ricorrono per difendere le loro navi e equipaggi a specialisti della sicurezza anche in virtù del fatto che tutti gli accorgimenti finora adottati ormai non funzionano più, tipo ‘sparare’ forti getti di acqua contro i pirati somali. Questo dato di fatto sta spingendo lo stesso IMO a rivedere il proprio divieto sulle armi leggere a bordo navi mercantili. Finora il motivo su cui era basato il divieto era stato che tradizionalmente marinai, alcool e armi da fuoco sono ritenuti una combinazione esplosiva. Ora si pensa a cercare un compromesso come tenere armi leggere a bordo però chiuse a chiave e scariche. Utilizzabili solo dopo l’intervento di uno degli ufficiali di bordo. Nel frattempo, è notizia di questi giorni che alcune delle gang del mare che operano al largo della Somalia, nelle acque occidentali dell’India e verso lo stretto di Hormuz, approfittando del caos che regna nello Yemen, stiano usando l’isola yemenita di Socotra, o l’abbiano fatto per un certo periodo, come base logistica per il rifornimento delle navi madri. I pirati somali infatti, sono costretti a rimanere in mare per sempre più lunghi periodi e sempre di più utilizzano i mercantili catturati come navi madre ed è ovvio che queste navi hanno bisogno di enormi quantità di combustibile. Per cui la ‘sete’ di rifornimenti si fa più attanagliante per i predoni del mare. La notizia non ha ancora trovato riscontri certi anche se un funzionario yemenita ha riferito che nel mese di giugno almeno 20 presunti pirati sono stati catturati nel nord dell’isola. Se confermata, questa notizia, indicherebbe un’altra evoluzione del fenomeno e un pericolo maggiore alla navigazione commerciale in quanto l’isola di Socotra è situata in una posizione strategica al centro del Golfo di Aden.
Ferdinando Pelliccia