Oggi si conclude a Durban, South Africa, la Conferenza sui cambiamenti climatici Onu iniziata lo scorso 28 Novembre. Qui i rappresentati di 190 Paesi sono stati al lavoro tutta la notte, per cercare di delineare un accordo mondiale da poter sottoporre alla votazione finale dei ministri, questa mattina. Per il momento è stato raggiunto l’accordo sul Fondo Verde, nato a Copenaghen e istituito a Cancun, in cui sono previsti 100 miliardi di dollari entro il 2020 destinato ai paesi in via di sviluppo per sostenerli nell’attuare politiche verdi. L’accordo definisce anche la personalità giuridica del “green climate fund”, la gestione e la composizione del board. Inoltre esso avrà sede presso uno dei Paesi membri dell’Onu, ma per il momento, nonostante la Germania si sia offerta di ospitarlo, sarà ospitato presso una delle seguenti sedi: il segretariato della convenzione per i cambiamenti (Unfccc) oppure presso il Gef, il fondo mondiale ambientale della World Bank oppure presso gli uffici nelle Nazioni Unite a Ginevra. Sul tavolo delle decisioni vi sono ancora tre opzioni: la prima prevede che il trattato diventi legalmente vincolante da adottare l’anno prossimo o entro il 2015. Così sarà istituito un nuovo working group che affiancherà il gruppo che si occupa del lungo periodo per gli aspetti relativi la prolungamento del protocollo di Kyoto fino all’avvenuta entrata in vigore del trattato globale legalmente vincolante. L’opzione due, è intermedia e prevede l’adozione di un protocollo successivo a Kyoto per farlo diventare vincolante nei prossimi due anni, o dai cinque ai sette o dopo il 2020. La terza opzione prevede che l’attuale gruppo di lavoro di lungo periodo continui sul lavoro di road map di Bali, mentre un nuovo gruppo cominci a lavorare sul trattato globale legalmente vincolante da attuare dopo il 2020 e di continuare a proseguire con le decisione prese volta per volta nelle conferenze annuali per il clima. L’Italia sta svolgendo delle trattative importanti nel tentativo di istituire dei partenariati in particolare con Cina e Brasile, che insieme ad India e Usa sono i Paesi più emittenti. Il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, nel suo discorso ufficiale, ha infatti sottolineato l’importanza di una ”cooperazione rafforzata per la riduzione delle emissioni e per accelerare in tutto il mondo la transizione verso un’economia verde”. E, in questo, il protocollo di Kyoto deve rappresentare una transizione. Qui a Durban – ha concluso Clini – ”non ci sono scuse per non approvare una tabella di marcia chiara e solida”.
Giuseppina Barone

